Alla ricerca dell’orgasmo… prostatico

Lattine, bottigliette, candele e le immancabili carote. Se ne sentono di tutti i colori quando si parla di raggiungere l’orgasmo prostatico. Ma il piacere tanto cercato è più vicino di quanto si pensi

Nel novembre scorso un sacerdote inglese si è rivolto ad un pronto soccorso per la rimozione forzata di una patata.
“Sosteneva che la patata era in terra, e che lui ci era caduto sopra, nudo. Stava sistemando le tende”, spiegherà, maliziosamente incredula, un’infermiera al “Telegraph”. Una mira davvero invidiabile.
Il caso non è né unico, né raro e a partire dall’Ottocento sono testimoniati, grazie a Francesco Reali, un medico che scriveva sul “Bullettino delle scienze mediche di Bologna”, numerosi capitomboli sospetti.

Ruzzola da una sedia, nel 1851, un trentaseienne di Nizza centrando in pieno un “lungo e grosso pestello da mortaio da cucina” di una trentina di centimetri mentre un contadinello si auto-somministra una oscura “terapia” per la stitichezza a base di un legno, ed un un coltivatore si incastra in “una grossa scatola di tabacco” vagamente cilindrica…Ahia!
Purtroppo alcuni dei casi descritti avranno un decorso mortale.
Un trentaseienne morirà di una clava artigianale di ben 55 centimetri e sarà tragico l’esito, di un singolare duello tra un uomo e la sua pistola. Era carica e, come si dice in questo casi, gli sparò alle spalle.

Quegli uomini erano intenti nella più classica delle cacce alla prostata, “ghiandoletta” che produce ed emette il liquido seminale, ma che si presta anche, se massaggiata con la delicatezza o la rudezza necessaria, ad usi gradevolmente alternativi.
Oggi sono molto diffuse storielle che favoleggiano di carote, tappi, candele, lattine, bottiglie disperse nell’umana specie. Sembrano però leggende metropolitane. Un testimone, un infermiere toscano, ci conferma che sono tutte vere.
“Ci si è presentato in pronto soccorso un paracadutista piombato, mentre a suo dire faceva la doccia, sul barattolo ovoidale di un bagnoschiuma. E’ indimenticabile il caso di un uomo la cui endoscopia ha mostrato un arnese mostruoso: si trattava di un pezzo di tubo verde di plastica di quelli per innaffiare, ovatta in cima a simulare un corposo e tondeggiante prepuzio ricoperto da nastro adesivo. Cioè, ci aveva pure lavorato…”.

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Il fenomeno è più comune di quanto si possa immaginare e su internet numerosi appassionati mostrano fotografie o video che testimoniano che tutto ciò che ha, anche solo lontanamente, una forma penetrativa è stato certamente osato.
Stupiscono, nell’elenco degli oggetti che il lettore può facilmente immaginare, l’uso di lampadine, zucche ornamentali e ombrelli che rendono però il gioco molto pericoloso.
“Mi arrivano in ospedale con lesioni all’intestino – dichiara l’infermiere -. Possibile che nei giochi erotici usino il barattolo della lacca dalla parte del tappo? Ragazzi… si stappa! E poi sono dolori e alcuni necessitano persino di una operazione”.
Sono più sicuri i dildo.

“I dildo flessibili con una base larga sono gli oggetti migliori. Quelli con cui non si rischiamo dann – ci spiega l’esperto di divagazioni sessuali Pigi Mazzoli -. I vibratori classici possono sfuggire all’interno perché possono inclinarsi e puntare sul coccige. Ma la carota, che è sottile e rigida, è il perfetto strumento per la stimolazione della prostata. Se si perde non bisogna spaventarsi. Con i deperibili dispersi basta aspettare, col calore si ammorbidiscono ed escono naturalmente”. Ma se le carote ci fossero indigeste?

Senza ricorrere ad oggetti contundenti, sono a disposizione nei sexy shop gli stimolatori prostatici, sinuosi oggettini (non più lunghi di 5 centimetri, la prostata infatti è molto lontana dalla gola) dalla vaga forma futuristica, tutti anse e palline studiati “scientificamente” per coronare con successo, in tutta sicurezza, anche la più impegnativa delle ricerche dell’orgasmo prostatico.
Insomma il piacere cercato per secoli non era dal fruttivendolo o in un negozio di casalinghi, e nemmeno, considerate le feste in corso, proprio in cima all’albero… ma mi fermo qui, meglio evitare lo spirito di patata.

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di Stefano Bolognini