Ce l’avete piccolo? Secondo uno studio sarete passivi

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Uno studio condotto su più di 100 gay e bisex dimostrebbe una stretta correlazione tra le dimensioni del pene e la propensione ad essere passivi o attivi. Ma...

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Il governo degli Stati Uniti è finito nel belmezzo di una polemica per avere finanziato uno studio cheintende analizzare come le dimensioni del pene di un uomo influiscano sulla sua vita sessuale e, in particolare, se ci sia una qualche correlazione con l’essere passivo o attivo dei gay.

Lo studio del National Institute of Health ha prodotto un report pubblicato nel 2009 intitolato "L’associazione tra le dimensioni del pene e la salute sessuale tra gli uomini che fanno sesso con gli uomini".

Tra le scoperte dello studio ci sarebbe quella secondo cui uomini gay e bisessuali con peni di dimensioni "sotto la media" preferiscono assumere una posizione "passiva" perché psicologicamente più insicuri rispetto a chi ha genitali più grandi, mentre invece quelli con peni "superiori alla media" sono generalmente attivi. 

Coloro i quali, invece, hanno un pene di dimensioni "nella media" si definiscono versatili. Scopo ultimo dello studio era quelli di analizzare le reali "conseguenze soggettive di vivere in una società pene-centrica". Non è chiaro quanto sia costato l’intero studio, ma alcuni quotidiani a stelle e strisce sostengono che era parte di una ricerca più complessa costata 899.769 dollari. I dati dello studio nasconod a un sondaggio fatto tra più di 1000 uomini gay e bisessuali di New York.

Ci sono notizie contastanti a proposito del fatto che il finanziamento fosse finalizzato all’analisi dei risultati del sondaggio o anche alla loro raccolta.

"I dati non sono stati raccolti usando i soldi dei contribuenti – ha dichiarato Jeffrey Parsons, professore dell’Hunter College in una email inviata a Fox News -. I fondi dell’NIH non sono stati usati per misurare il pene di nessuno". "Questa nazione è lacerata e noi non possiamo spendere soldi in questo genere di cose – ha commentato Andrea Lafferty, presidente della Coalizione per i Valori Tradizionali, additanto la cosa come un esempio di "spreco istituzionale" aggiungendo che lo studio era "stravagante". All’inizio della vicenda, l’organizzazione aveva fatto sapere che lo studio era costato 9,4 milioni di dollari, ma la notizia è stata immediatamente smentita.

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