Dal denaro all’amore?

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Da un rapporto prostituto-cliente può scaturire col tempo amicizia, affetto, forse qualcosa in più. Anche se non è facile dargli un nome esatto.

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A causa di un problema tecnico non sono stato in grado di ricevere le vostre mail nell’ultimo mese, per cui, oltre a chiedere di contattarmi nuovamente, ci tengo a scusarmi con chi mi ha scritto e non ha ricevuto risposta. Il problema comunque è stato risolto appena in tempo perché io potessi ricevere la seguente testimonianza, a commento del mio pezzo sulla prostituzione:

Per esperienza diretta posso dire che mi è capitato di vivere storie iniziate per denaro e poi trasformatesi in rapporti veri, magari non relazioni ma rapporti dove è subentrato un affetto e un sentimento vero e solido quasi come tra padre e figlio. Anche attualmente mi sta succedendo con un ragazzo che inizialmente mi vedeva solo come un pollo da spennare e ora quando sta con me si comporta come in una relazione e a me si rivolge e con me si consiglia come si farebbe con un padre. Pur continuando ad avere la sua vita etero. Viviamo in città diverse ma ci sentiamo 3-4 volte al giorno ci vediamo due o tre weekend al mese dormiamo insieme ci scambiamo effusioni carezze e soprattutto parole e pensieri come una coppia normale anche se invece uno dei due ha una sua vita completamente diversa. Ma non sono l’unico, conosco altri con esperienze simili. Che ne pensi?.

Penso che ogni realtà, ogni sentimento, ogni relazione umana abbiano diritto, ancor prima del rispetto, alla considerazione della loro esistenza. Noi gay qualche decennio fa venivamo trattati come ufo dalle cosiddette persone perbene e adesso dobbiamo evitare di comportarci allo stesso modo con chi vive realtà meno comuni. Finché si tratta di situazioni in cui lo scambio è reciproco – indipendentemente da chi dà cosa a chi – e non c’è sopraffazione o violenza ma qualcosa di positivo per entrambi, allora ogni critica, ogni giudizio affrettato, ogni forma di moralismo ipocrita dovrebbe crollare.

Nel precedente articolo avevo citato un passaggio della mia commedia in cui dico che il cliente "magari è una brava persona e ha più bisogno di compagnia che di altro". In seguito uno dei due prostituti protagonisti dice all’altro: "Tu eri il mio amico, il mio complice, un fratello". Perché i rapporti che possono instaurarsi in situazioni limite (come quelle di chi fa questo lavoro) non sono mai definibili a priori. Se personalmente non ho mai avuto bisogno di un cliente che fungesse da padre è solo perché avevo la fortuna di averne già uno, di avere una famiglia e tanti amici, al contrario di molti escort che vivono lontani dal proprio Paese.

Mi è stato chiesto inoltre se, quando mi prostituivo, mi sia mai innamorato di un cliente. Nonostante non mi sia capitato, riconosco di aver avuto a volte rapporti intensi, difficili da definire, ma certamente non di indifferenza. Lo stesso ho notato succedeva ad altri: ragazzi che in momenti di difficoltà trovavano sostegno proprio in alcune persone dalle quali avevano ricevevuto soldi in cambio di sesso. E viceversa. Perché anche i clienti a volte possono avere bisogno di qualcuno cui magari non sanno dare un nome preciso ma che sa essere presente al momento giusto.

La stessa distinzione etero-gay non mi pare un ostacolo insormontabile: la gratitudine, il calore umano, la necessità di avere qualcuno vicino, non dipendono dall’orientamento sessuale. A costo di sembrare un eretico, ritengo che quando si è abituati a condividere l’intimità con più partner e non solo con la persona che si ama o da cui si è attratti fisicamente, allora conta poco il fatto di essere eccitati. L’eccitazione la si può inseguire altrove, senza che coincida per forza con un discorso affettivo. Non diversamente da quelle persone che amano il proprio compagno ma che hanno rapporti al di fuori della coppia.

Insomma, credo che il denaro non sia necessariamente un limite. Da una trattativa economica, di qualunque tipo essa sia, non è escluso possa nascere un’intesa, un amicizia, un amore o qualunque forma di legame difficile da definire. Per ulteriori approfondimenti, per confidenze ma anche per critiche, potete scrivermi (adesso che la mail è tornata a funzionare) e vi sarà risposto. E se avete voglia e abitate a Roma o dintorni, potete venire a teatro a vedere la mia commedia sui prostituti…

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.Per scrivere a Flavio Mazzini clicca qui

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