Dopo il coming out, il mondo del porno vuole Ricky Martin

Un milione di dollari. Questa la cifra offerta dalla Ragin Stallion al cantante portoricano per partecipare ad una scena hard con un famoso porn performer. E Ricky ha risposto che…

Ormai anche i sassi dovrebbero sapere che Ricky Martin ha dichiarato la propria omosessualità, dando ai gay di tutto il mondo nuovi motivi per fantasticare su di lui. Evidentemente l’occasione fa l’uomo ladro, e dalle parti della casa di produzione hard Raging Stallion hanno pensato che – dopo il coming out – fantasticare non bastava più…Così hanno ufficialmente proposto al reginetto del pop latino di partecipare ad una scena hard assieme al gay porn performer Austin Wilde, per la modica cifra di un milione di dollari! Probabilmente il cachet più alto mai proposto per una scena hard (gay e non) nella storia dell’umanità. Tuttavia è alquanto improbabile che Ricky Martin possa accettare una simile proposta, visto che i milioni di dollari di certo non gli mancano e che comunque ha ribadito più volte di avere ben altri obbiettivi nella vita (soprattutto ora che è papà)…

Siccome alla Raging Stallion di certo non sono sprovveduti è altamente probabile che abbiano fatto per bene i loro conti, e che in realtà puntassero solo a farsi un po’ di pubblicità in più. Sia come sia, questo episodio è rappresentativo dei tempi e di come l’industria del porno gay, perlomeno negli USA, si sia affermata al punto da potersi permettere di avanzare questo tipo di proposte. Tuttavia, mentre i fans di Ricky Martin dovranno accontentarsi del suo sosia Ricky M. (che ha girato una decina di video per alcuni siti come nextdoormale.com, e che – a differenza di Ricky Martin – è un gay for pay che ha lavorato anche a diverse produzioni etero), gli amanti dei reality show potranno presto gustarsi il secondo video hard gay dell’ex concorrente del Big Brother americano Steven Daigle. Dopo il buon risultato di "Steven Daigle XXX" il cowboy texano sta per dare il nome a una nuova produzione di Chi Chi LaRue: "Steven Saigle Stalked", a cui seguirà un terzo video dal titolo "Steven Daigle Exposed". A quanto pare Steven Daigle passerà alla storia come il primo concorrente di un reality a cui è stata dedicata un’intera trilogia di video hard gay.

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Comunque le buone notizie non mancano nemmeno per gli amanti del Made in Italy, visto che Dario Beck – la nuova promessa italiana in forza alla TitanMedia – sta per tornare sul web e nei sexy shop di tutto il mondo con il suo secondo video (Reflex), mentre Francesco D’Macho ha tenuto alto il buon nome della nazione contribuendo alla vittoria del video “Porn Stars In Love” (categoria "video hard più romantico") nei TLA Gay Awards (per gli amici Gaybies), che si sono tenuti la scorsa settimana e che – tramite votazione via web – hanno assegnato il titolo di miglior hard del 2009 al "caso" Men Of Israel di Michael Lucas (che ha rotto, in tutti i sensi, il tabù dell’hard gay nello stato di Israele). Per la cronaca: ai Gaybies è stato assegnato anche un premio per l’oggettistica più apprezzata, che è andato al fleshjack modello ice mouth (prodotto da fleshjack.com), seguito a ruota dal dildo vibrante di Johnny Hazzard, un porn performer che continua a rimanere sulla cresta dell’onda nonostante non sia esattamente una novità nel panorama dell’hard.

D’altra parte il pubblico dell’hard gay, che comunque tende a rinnovarsi completamente ogni sei/sette anni, ultimamente ha dimostrato di saper apprezzare i performers anche per il loro fascino e la loro personalità. Esemplare in questo senso è stato il caso di Tom Judson (nome d’arte Gus Mattox), vincitore del titolo di miglior performer dell’anno nei Gay VN Awards del 2006, alla "tenera" età di quarantasei anni (entrando nella storia come il performer più "anziano" ad essersi aggiudicato questo titolo). Forse anche perché, oltre ad essere un porn performer, Tom Judson è stato per anni un attore di Brodway, tant’è che a tutt’ora porta in tournèe i suoi spettacoli (il suo ultimo lavoro si chiama Canned Ham, e lo vede anche in veste di musicista). Tutto questo sembrerebbe dimostrare una volta di più che il mondo dell’hard professionale si sta separando ulteriormente da quello amatoriale, che – soprattutto sul web – ha adottato una logica da catena di montaggio che lascia ben poco spazio alla ricerca della qualità e alla valorizzazione di quei performers che, al di là delle loro prestazioni, sono anche in grado di comunicare qualcosa al loro pubblico.

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di Valeriano Elfodiluce