E tu chi sei? Il palestrato o lo stiloso?

C’è l’orso e la drag queen, c’è il divo e il twink passando per il fashion, il divo logorroico e l’artista strambo. Indagine semiseria sugli stereotipi che gli stessi gay amano cucirsi addosso.

L’associazione degli stereotipi ai gay non è prerogativa solo degli eterosessuali, che, anzi, tendono troppo spesso ad individuarne uno solo se ha dei movimenti effeminati o atteggiamenti macchiettistici. Sono i gay stessi, infatti, che amano inserirsi dentro una o più categorie ben definite. Orso, twink, fashion, maschio e tante altre, sono definizioni con caratteristiche a volte anche molto distanti tra loro. Noi abbiamo fatto un gioco e ne abbiamo individuate almeno otto.

Si parte con i twink, ragazzini giovani che non superano mai i 30 anni: si distinguono per un faccino pulito e la pelle fresca, spesso alla ricerca di simili o, al contrario, di persone molto più mature con cui amano divertirsi sessualmente in luoghi anche non convenzionali. La loro diva di riferimento? Senza dubbio Lady Gaga.

Il clubber, quello che frequenta i locali, è ritenuto dai più un tipo poco affidabile, amante soltanto di quel sabato sera che aspetta con ansia per gli altri sei giorni della settimana. Aspettano la mezzanotte per rinchiudersi nel club più frequentato e puntare la fauna locale in attesa di un gustoso bocconcino da spolpare. Come è ovvio ama, anzi, adora la musica da discoteca e conosce a menadito tutte le coreografie dei video più in voga sui circuiti musicali, tanto da ripeterle senza il minimo errore sulla pista da ballo.

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Lo sportivo è invece quel tipo di uomo fiero di essere talmente insospettabile da sorprendere l’interlocutore di turno al momento del coming out. Amante dell’attività fisica e della palestra, ama sbirciare sotto le docce l’attrezzatura dei compagni sperando di poterla fare propria. Lo stereotipo vuole che nonostante la loro prorompente mascolinità, a lettoprediligano il lato passivo del sesso.

Il fashion victim è il tipo di gay che ama vestirsi seguendo il classico concetto che la moda sia tutto. L’ultima creazione di Dolce&Gabbana fa sicuramente parte del suo guardaroba. La marca è sfacciatamente in mostra, anche sulle mutande che non esita a mostrare a tutti. Non è raro ascoltarlo mentre racconta di conoscere un amico di un amico che ha a che fare con Madonna, la sua diva di riferimento per eccellenza.

Facendo un gran salto si passa agli orsi, alla cui categoria si appartiene per una caratteristica fondamentale: il pelo. Al loro interno si auto dividono in due categorie agli antipodi: i muscle bear (i muscolosi), e i comuni bear (quelli più cicciotelli). Come gli animali di riferimento amano starsene in branco e in rete sono super organizzati. Woof e Growl sono i versi che emettono quando si salutano.

Il comico è il protagonista della scena che non smette mai di parlare e di mostrare il lato di sé più istrionico e vivace. E’ un divo nato e appena apre bocca fa ridere il gruppo e gli sconosciuti che ammalia o stordisce con le sue mille chiacchiere. Le grandi icone dei musical sono le sue artiste preferite, ma sotto le lenzuola spesso si sovvertono le regole e da principe della conversazione, il divo finisce per essere la preda succulenta di uno stallone pronto a sbafarselo in pochi minuti.

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L’artista è quello che incarna in pieno lo stile omosessuale nel senso più classico del termine. Fin dai tempi della scuola è portato per le materie di disegno, musica e qualunque altra attività possa ricondursi alla creatività e alla fantasia. I suoi gusti musicali lo portano ad amare le star che sanno strabiliare anche col look e a letto prediligono i giochi non convenzionali.

Per ultimo, una categoria part-time: la drag queen, l’uomo che esaspera per lavoro o per gioco il proprio lato femminile truccandosi ed indossando monumentali parrucche. La propria diva di riferimento è assolutamente se stesso.

Poi ci sono gli ibridi, coloro cioè che mischiano caratteristiche dell’una o dell’altra categoria. E voi vi riconoscete? Sentite di appartenere ad una di queste? Oppure vi sentite fuori dal coro rispetto agli stereotipi omosessuali?

di Stefano Orsini