FARSI TROVARE ALL’APPUNTAMENTO

Se vogliamo finire a letto con qualcuno occorre prima istruirlo a puntino sul luogo dell’incontro. Le cattive informazioni rischiano di far saltare l’appuntamento tanto desiderato.

"Ho sbagliato tante volte ormai che lo so già…": quando Ornella cantava L’appuntamento, si riferiva a una donna con scarso fiuto per gli uomini. In quello che vi racconterò l’errore è comunque legato a un incontro ma, assai più prosaicamente, al luogo specifico in cui questo si dovrebbe effettuare.

Ignoro si tratti di una maledizione personale, fatto sta che almeno una volta su cinque mi sono visto costretto a variare in corsa il punto esatto, a dovermi precipitare incontro all’altro, a richiamarlo di continuo al cellulare o a ricevere telefonate in cui mi si chiedeva cosa fare: insomma, non ero riuscito a imprimere nella mente del mio potenziale partner di letto quelle poche, ma fondamentali, informazioni sul luogo dell’appuntamento.

Immagino la si possa ritenere questione irrilevante. Se però l’attrazione reciproca, la simpatia a pelle e perfino le buone maniere o un certo gusto nell’abbigliamento possono risultare decisivi per un seguito fatto di ginnastica e passione, altrettanto fondamentale per ogni incontro – che nasca da una fredda chattata o da un colpo di fulmine dal vivo – sarà il fatto stesso di riuscire a incontrarsi. In poche parole, non serve trovare l’uomo ideale, se poi questo si perde per strada.

Il mio voglioso ma impaziente amico scese quindi dal mezzo cinque fermate dopo esservi salito, a tre chilometri circa dal luogo dell’appuntamento.Lo affermo, forte di un’ampia casistica di complicati rendezvous: come quello con uno che mi chiese di vederci in Largo Preneste davanti al negozio di telefonia. Dove ovviamente non si fece trovare. Invece di mandar giù la buca e andarmene, non so perché, decisi di avvicinarmi ad un tipo sospetto che traccheggiava esattamente dall’altro lato della piazza (chi è pratico del Prenestino potrà comprendere). Ovviamente era lui. Disse che aveva pensato di mettersi lì perché sarebbe stato più semplice notarlo, per me che venivo da fuori. Ovviamente non aveva ritenuto necessario comunicarmi i suoi pensieri. Ovviamente io non gli avevo detto che venivo da fuori. Ovviamente non venivo da fuori.

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Lo stesso spirito di iniziativa doveva averlo avuto il ragazzo cui raccomandai di prendere un certo bus e di scendere "subito dopo il tunnel", visto che non attese di trovarsi al buio per pigiare il campanello della fermata, ma subito dopo la partenza chiese informazioni all’autista. Che, evidentemente, non andò a pensare alla galleria in prossimità dell’opposto capolinea ma alla più vicina: quella in una traversa sulla destra di lì a pochi metri. Il mio voglioso ma impaziente amico scese quindi dal mezzo cinque fermate dopo esservi salito, a tre chilometri circa dal luogo dell’appuntamento.

Lo stesso tunnel sarebbe stato più volte motivo di dissapori, fino all’amichetto americano che insultai per telefono, mandando a monte un incontro che sarebbe dovuto durare due giorni e due notti. Non so se avesse già in mente di passarle con altri quando decise di scendere dal mezzo immediatamente prima della galleria, di telefonarmi e di chiedermi – ovviamente senza dirmi dove si trovava – da che parte avrebbe potuto trovare un taxi.

Insomma, alla Vanoni che aspettava fiduciosa andò poi storta, ma anche a noi può andar male, sempre per futili motivi. La statistica non ha ancora studiato quanti appuntamenti vanno a vuoto per incapacità di orientamento ma vi prego di credermi quando sostengo che tra le migliori qualità di un uomo vi è quella di saper ascoltare attentamente le indicazioni ricevute e di metterle in pratica senza prendere iniziative autonome, giungendo nel luogo esatto in perfetto orario, senza aver sbagliato strada e senza l’ausilio del cellulare. Quando uno ci riesce, potrà essere anche brutto, ma almeno un colpetto se l’è meritato.

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di Flavio Mazzini