Grandi fughe dall’appuntamento

All’appuntamento: soli e faccia a faccia con uno che non ci piace. Come evitare spiacevoli tensioni? Qualcuno ha persino simulato un soffocamento…

Tra i film più emozionanti, che ti regalano scariche di adrenalina o continue dosi di ansia all’altezza del collo – nonostante il tuo motorino sia parcheggiato fuori dal cinema e sia decisamente a prova di ladro – ci sono quelli sulle grandi fughe, a partire dal sempre virile Steve McQueen (altre generazioni!), ai Conte di Montecristo, Alcatraz, Ali della libertà, Papillon, ecc.

Nessuna di queste variazioni sul tema ha però mai pensato di affrontare le situazioni in cui la fuga è da una situazione fastidiosa. La commedia ci ha un po’ giocato, ma alcuni incontri somigliano assai più a un dramma claustrofobico, con prospettive di evoluzioni avventurose. Tipo: rimani intrappolato in una conversazione molesta con un vicino di tavolo che confina solo con te e con te solo può parlare? Vieni risucchiato da un gruppetto di strafichetti strastronzi che ti irrorano di acidità, rovinando, più che la tua maglietta d’epoca, la tua già esigua dose di pazienza?

Ma soprattutto: ti ritrovi ad un appuntamento con uno che non avevi visto prima in foto (oppure era scura o molto datata o molto artistica, ecc…) e ti rendi conto che ormai sarebbe tardi anche per chiudere tutti gli occhi? Che fare? Come fuggire? Come mandare via una persona indesiderata che magari ha attraversato tutta la città per venire a casa tua? Quale impegno/malanno/improvvisa crisi mistica fingere?

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Finché è uno che tiene le mani a posto, passi. Sai che, se non prendi tu l’iniziativa – e sai che stavolta non la prenderai -, non si combinerà niente. Prolunghi la conversazione e, nonostante il tuo profilo dica tutt’altro, ti spacci per uno che non farebbe mai sesso al primo incontro. Ma se di fronte a te si trova invece una persona con le dita lunghette e i motori ben scaldati, come puoi riuscire a staccartele di dosso senza doverci litigare (visto che alcuni non paiono inclini alle piane risoluzioni amichevoli)?

Il suggerimento non ce l’ho (ma ci stiamo lavorando). D’altronde sono quasi due anni che gestisco questa rubrica e mi sorprenderebbe che ancora ve lo poteste aspettare. Ho ricevuto già tante di quelle richieste che sono incapace di assolvere, da non illudere nessuno che possa rivelare come scappare di fronte al nemico.

Anzi, il metodo che spesso adotto io è piuttosto riprovevole: se uno non mi piace e non ci voglio fare sesso ma non so come farglielo capire, piuttosto che farmi troppi problemi e creare una forte tensione, decido che faccio prima a farci sesso. Un po’ perché non si sa mai (magari spunta fuori una sorpresa), un po’ perché così facendo si accorciano (paradossalmente) i tempi.

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Non mi insultate: ho già premesso che si tratta di un metodo cretino. Ma non è che altri – eccezion fatta per chi ha lingua glabra ed è senza scrupoli – lo siano meno. Ad esempio, il sistema geniale adottato da un ragazzo che ho conosciuto proprio in chat. Sì, geniale. Forse il più cretino e il più geniale insieme.

In breve: va a casa di un tizio, capisce che non c’è attrazione, quello comincia ad allungare le mani, lui si ritrae, quello fa il bravo per un po’, poi ricomincia, e così via. Nel frattempo il tizio chiude a chiave la porta e fa capire che è pronto a tutto. Lui si sente prigioniero. Ci si sente perché lo è. Ma non perde la calma. E quando lo sgradevole anfitrione, in una pausa dei suoi acrobatici palpeggiamenti, fa il carino e chiede all’ospite cosa voglia da bere, questi si ricorda della propria fortissima allergia agli agrumi: "Succo d’arancia, grazie".

Dopo un paio di sorsate si blocca di colpo, comincia a simulare un avvelenamento improvviso, dà quasi l’aria di pensare che l’altro sia davvero disposto a tutto pur di scopare, poi l’allergia va da sé. In pochi secondi è paonazzo, visibilmente a corto di fiato, riverso sul pavimento. L’altro a questo punto non capisce più niente. Si dimentica dei suoi ormoni puzzoni, gli chiama un’ambulanza, poi caccia fuori le chiavi e lo libera. Salvo!

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Ripeto: geniale. Ma serve arrivare a tanto, quando basterebbe un "Guarda, non offenderti. Sei un bell’uomo ma non il tipo che cerco. Meglio che non ti faccio perdere altro tempo. In bocca al lupo, comunque"? Sarebbe più semplice, in effetti. Ma anche meno divertente da raccontare.

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.

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di Flavio Mazzini