IL BATTESIMO DEL SESSO

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La prima volta, chi non se la ricorda? La scoperta del piacere a volte può non essere neanche piacevole e l'età essere drammaticamente bassa. La mail di un...

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Visto che in occasione del Pride ci attireremo come sempre gli strali dei benpensanti per qualche provocazione di troppo, visto che i gay stessi non si riconoscono tutti in quella che chiamano “carnevalata”, visto che essere gay vuol dire soprattutto scoprire e vivere una “diversità” che consiste nel provare attrazione per persone del proprio sesso, ne approfitto per ripescare una lettera su un argomento cui non si sa mai bene che risposte dare, tanto è in fondo carente di domande.
Ognuno di noi ha ricevuto un differente “battesimo”: qualcuno tardivo, qualcuno anche troppo precoce; chi ha subito traumi, chi è rimasto deluso, chi lo ha accompagnato a una forte infatuazione, chi lo ha scoperto furtivamente nel chiuso della propria cameretta o di un’aula scolastica. Una delle lettere proviene da un ragazzo che, raccontando la sua esperienza, dice di essersi pienamente accettato ma di non avere più rapporti sessuali da anni, in attesa forse di un coinvolgimento anche amoroso:
“All’età di circa 4 o 5 anni ho avuto il mio primo rapporto ravvicinato col mio stesso sesso: erano due ragazzi di 14/15 (due fratelli, figli di alcuni amici di famiglia dei miei genitori). Non so per quanto tempo si sia protratto questo ambiguo rapporto che consisteva in toccatine, mi facevano spogliare e si spogliavano anche loro, facendomi toccare i loro peni; i miei ricordi sono abbastanza fumosi, come credo sia logico, però forse già da allora provavo piacere. Poi mia madre si accorse di questo strano rapporto: rimproverò i due ragazzi e tutto finì lì”.
Mi inquieta scoprire il battesimo sessuale degli altri. Io vissi il mio con grande ritardo, nella mia adolescenza mancarono o, meglio, non trascesero mai, quel certo tipo di giochi e di confidenze con gli amichetti. Inoltre quello che mi raccontano cerco di prenderlo sempre col beneficio d’inventario, specie storie così, al confine tra la violenza sessuale e la scoperta del piacere: un bambino di 4-5 anni non è proprio un adolescente mentre ragazzini di 14-15 lo sono, eccome. Eppure, stando al racconto, non ci furono particolari turbe (perfino la madre si limitò a un rimprovero…) ma la sua sessualità cominciò a rivelarsi sempre più chiara:
“Dopo qualche anno (nel periodo della preadolescenza) ho iniziato a scambiarmi effusioni di affetto (baci sulla bocca, palpatine) con due miei cugini di primo grado coetanei, fino a quando è iniziata l’adolescenza che ha portato a rapporti sessuali “completi” con entrambi, naturalmente non contemporaneamente. Io ho quasi sempre fatto il ruolo del “passivo”. Con uno dei miei cugini finalmente e per fortuna è finita questa strana relazione meno di dieci anni fa. Con l’altro invece abbiamo deciso (dopo che gli ho dichiarato apertamente che sono gay) di non avere più rapporti sessuali. Tale periodo dura da almeno un anno per fortuna. Però ad essere sincero sia io che lui ricerchiamo compagnia reciproca, parliamo molto insieme e non posso nascondere che provo attrazione fisica nei suoi riguardi, cosa che gli ho detto più volte, anche se c’è da chiarire che nei suoi confronti non provo amore, innamoramento o infatuazione. Mio cugino dal canto suo dice che non è gay. Cosa posso fare per allontanarmi da lui e per finire questa relazione pericolosa?”
Vera o falsa che sia, la lettera mette in luce aspetti fondamentali
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Vera o falsa che sia, la lettera mette in luce aspetti fondamentali: le prime sensazioni significative accompagnate ad approcci con amici di famiglia o cugini (sempre all’insaputa dei genitori); la barriera del pudore che crolla perché il prurito è più forte; la complicità reciproca e la scoperta vissuta quasi ad occhi chiusi, senza preoccuparsi delle conseguenze.
Poi subentra una fase di maturazione che si accompagna a paure e bisogno di definirsi: sono o non sono gay? Il ragazzo della mail ammette la propria omosessualità mentre il cugino la nega, chissà se per convinzione o per incapacità di accettarsi.
In quegli anni la sessualità è molto meno definita che in seguito, per quanto una forte capacità di vivere quello che si prova senza nascondersi sia utile per il futuro. Liberandosi dei tabù e senza tirare in ballo l’amore, si finisce semplicemente per giocare, per aggiungere all’educazione ricevuta in famiglia (che in genere su questo punto è quasi sempre carente) un elemento in più. E non di poco conto…
Col tempo i rapporti cambiano e, quando non riescono a trasformarsi, rischiano di diventare ingombranti tracce di un passato non del tutto metabolizzato, specialmente quando l’attrazione non si accompagna ad un forte sentimento ma nemmeno svanisce del tutto: gli abbondanti “per fortuna” e “finalmente” della lettera sono inframmezzati da parole come “però” e “anche se”, che rivelano la grande confusione, un volerla far finita dovuto più alla ragione che agli istinti.
Una risposta per tutte le occasioni non c’è: sarà il tempo a fornirla. E saranno le esperienze successive a doversi confrontare con quelle prime scoperte, più immature forse ma spesso molto più libere ed eccitanti.
Flavio Mazzini, trentenne, giornalista, ha deciso di prostituirsi con uomini per raccontare le proprie esperienze nel libro “Quanti padri di famiglia” (Castelvecchi, 2005). Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.
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di Flavio Mazzini

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