Il gemello del mio uccello

All’inseguimento di forme sempre più raffinate di piacere, la mente umana non finisce mai di stupire.

Tempo fa mi ero ripromesso di tornare su un articolo che mi aveva decisamente affascinato. Un articolo in vendita, intendo. In vendita su Cleptomania, il sito commerciale di Gay.it. Proprio perché si trattava di una pubblicità sfacciata, visto che ne avevo appena segnalato un altro, e considerato che qualcuno ci vorrebbe boicottare per motivi simili, ho preferito aspettare.

Adesso che fa più caldo e i nostri critici più severi saranno in vacanza con la mamma, mi sento più pronto a rischiare e a confessarvi un vero e proprio colpo di fulmine: per il Clone-A-Willy Kit Dildo, ossia un articolo con tutto l’occorrente per realizzare un gemello in lattice del proprio uccello, con tanto di vibratore.

Non avendolo a portata di mano e dovendomi arrangiare con quanto riportato sul sito, presumo consista nell’infilare in una specie di grosso tubo prima la polvere per il calco e poi – giù! – il proprio arnese. Possibilmente in erezione, altrimenti si rischia di avere una copia del proprio pene da moscio o al massimo barzottino, che non farebbe proprio bella figura nemmeno su una libreria, figuriamoci per altri scopi. Già, perché qui si tratta anche di capire cosa farne dopo, visto che il kit di istruzioni spiegherà anche come realizzarlo ma non quale utilità possa avere. Per cui ho tentato di formulare delle ipotesi.

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Potremmo prerstarlo a fidanzati lontani, amanti troppo focosi, e altri ammiratori dell’originale, che potranno in tal caso approfittare del doppione fin tanto che la distanza non sia colmata o la libidine non sia tornata a livelli accettabili.

Oppure farne dono, come una specie di souvenir, ai nostalgici, tipo ex fidanzati storici o comunque partner che hanno praticato a lungo sesso con noi, al punto che lo riconoscerebbero tra un milione.

La carta della nostalgia può funzionare anche con gli autori dell’operazione, visto che almeno la gomma, con il tempo, non perderà smalto ma resterà fiera e baldanzosa, a ricordarci, se non dovessimo farcela più, quanto eravamo virili quando eravamo giovani.

Non va poi sottovalutato l’aspetto goliardico, che ci permetterebbe, oltre alle suddette librerie, di posizionarlo su ogni superficie piana delle case di qualche amico, oppure di spedirlo per posta a vicini molesti, o ancora di infilarlo dentro i jeans, magari dal lato opposto al master, in modo da mostrare un’invidiabile pacco bifallico.

Infine, c’è forse lo scopo più raffinato di tutti, pur nella sua perversione, quello che ci permetterebbe di realizzare un sogno altrimenti impossibile: essere penetrati da noi stessi. Già, perché si dà il caso – presumo che i lettori non lo ignorino – che per quanta buona volontà ci si possa mettere, il nostro uccello non riuscirebbe a entrare lì dietro. Possiamo infilarlo davvero dappertutto, ma lì no.

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Non che certe fantasie erotiche siano un’ossessione quotidiana, probabilmente molti di voi non ci hanno nemmeno mai pensato. Eppure, per quelli che un’ideuzza l’hanno avuta, chissà che non sia giunta l’ora X, quella delle decisioni fatali. Per provare quello che provano gli altri quando ci diamo tanto da fare con loro, per capire come mai quando spingiamo in fondo in quella direzione in genere sentono dolore. Per chiudere infine gli occhi, dopo una pesante giornata di lavoro, e restare immersi nei pensieri.

In compagnia solo di noi stessi.

 

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.

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di Flavio Mazzini