Il performer in divisa, la boy band gay e il dildo di Avatar

Cosa si agita nel mondo del porno? E come cambia la percezione della prostituzione maschile di paese in paese? E che futuro hanno le boy band gay? Piccoli aneddoti di vita hard quotidiana

Forse avrete notato anche voi che in Italia gli scandali a base di prostituzione maschile, oltre ad emergere molto raramente, tendono a sfumare nell’anonimato e a non mettere in primo piano i prostituti coinvolti. Probabilmente questo accade per tre motivi: il primo è che nei nostri media la prostituzione omosessuale è ancora considerata un tabù (a differenza di quella etero e trans), il secondo è che nella maggior parte dei casi questo tipo di prostituti non sono professionisti nel senso moderno del termine (e non hanno alcun interesse a farsi pubblicità), il terzo è che in Italia tanti omosessuali informati dei fatti non sono ufficialmente "gay" e tendono a non parlare di queste cose al di fuori del proprio ambiente per paura di essere scoperti. Negli USA è un po’ il contrario, come ha dimostrato il recente caso di un gay che ha pizzicato (e fotografato) un noto psichiatra omofobo all’aeroporto di Miami, in compagnia del un giovane escort con cui aveva passato una vacanza di dieci giorni.

Lo psicologo, tale George Alan Rekers, è un signore di 62 anni, professore emerito all’Università del Sud Carolina ed esponente di spicco di gruppi religiosi e associazioni che si propongono di guarire l’omosessualità. L’escort è un certo Lucien (anche se The Advocate ha scoperto che il suo vero nome è Giovanni Roman), un ventenne portoricano che fa l’escort di professione e che è iscritto a varie agenzie di escort: ovviamente quando la notizia ha raggiunto i media, il Dr. Rekers si è affrettato a dire che il ragazzo era solo il suo facchino e che era con lui perché voleva convertirlo, portandolo ad un gruppo di preghiera… Peccato solo che Lucien abbia smentito tutto, dicendo che non aveva idea di essere in compagnia di un attivista anti gay. Evidentemente, se nelle metropoli americane un giovane escort si può permettere una simile esposizione mediatica senza rischiare troppo, altrove le cose possono andare diversamente.

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È quello che è accaduto a Kris Evans (vero nome Csaba Szigeti), uno dei performers più promettenti lanciati dalla Bel Ami lo scorso anno: il ventitreenne ungherese aveva insospettito i suoi compaesani di Nagyatad (12.000 abitanti), iniziando a sfoggiare un tenore di vita decisamente al di sopra delle sue possibilità e l’invidia ha fatto il resto. Non appena è stato scoperto, la notizia ha animato numerosi giornali locali ed è stato allontanato dalla caserma del paese, dove prestava regolarmente servizio come ufficiale di polizia. Effettivamente, nonostante la globalizzazione dei costumi, la realtà lgbt non è affatto omogenea, e se in un paese come l’Italia i cantanti gay dichiarati sono ancora un miraggio, all’estero non solo debuttano regolarmente cantanti e band apertamente gay, ma nascono anche delle boy band gay sponsorizzate direttamente da case di produzione hard.

È il caso della londinese Eurocreme (leader nelle produzioni europee a base di ragazzi under 25), che vuole creare una boy band gay in grado di fare breccia anche nelle classifiche ufficiali. La gay boy band in questione sta debuttando proprio in questi giorni con il suo primo singolo “One World”, e si chiama Boys Banned (in italiano “i ragazzi censurati”). I componenti del gruppo sono Pob, Adam, Ryan e David: il loro brano effettivamente potrebbe competere con qualsiasi altra hit pop, e infatti alla Eurocreme hanno deciso di lanciarli in grande stile, mettendo a punto un sito di ricco di contenuti esclusivi e preparando fin d’ora un ampio merchandising. La prima esibizione pubblica dei Boys Banned è prevista il prossimo giugno al Gay Pride di Berlino, dopodiché dovrebbero lanciare i nuovi brani a cui stanno lavorando proprio in questi giorni.

In attesa di verificare come andrà questo progetto, prendiamo atto che le case di produzione hard stanno diversificando sempre di più le loro attività, per tamponare gli effetti della crisi globale e della contrazione del mercato dovuta ad internet. Probabilmente non è un caso se la Titanmedia ha appena deciso di mettere in vendita lo storico ranch dove ha ambientato buona parte delle proprie produzioni: una villa di lusso immersa in ottanta acri di foresta ad un’ora da San Francisco, alla modica cifra di 1.595.000 dollari. Probabilmente ora cercherà una collocazione più economica, in attesa di tempi migliori.

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C’è da dire che, crisi o no, l’industria americana del sesso e dei suoi derivati continua a spremersi le meningi per mantenere vivo l’interesse del pubblico. Una buona notizia, ad esempio, è in arrivo per gli amanti del film che ha battuto tutti i record di incasso: Avatar di James Cameron. Infatti il famoso scultore di dildo Oxball ha ultimato un prototipo di un dildo ispirato alla razza aliena dei Na’vi (ovviamente azzurro ed extra large), che dovrebbe essere messo presto in commercio facendo la gioia dei feticisti del sesso estremo. D’altra parte il mondo è bello perché e vario.

di Valeriano Elfodiluce