IL PIACERE DI ESSERE PERFORATI

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Mi sono sempre limitato a giocare con le parti sane dei corpi, ignorando qualunque gingillo appeso. Il metallo non mi tira, la carne strappata ancora meno, io e...

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Mi piace esordire, trattando un argomento a fosche tinte come questo, con una lettera di complimenti giuntami poco tempo fa a proposito del pezzo sui “senior”. Una lettera che un autore serio custodirebbe con discrezione e non si sognerebbe mai di fare la brutta figura di mostrare. Per cui io la mostro:
“Bravo, a stimolare commenti e risposte sull’argomento. Maturità e (orrore!) vecchiaia sono argomenti tabù di per sé, figurati se accostati al sesso. Poco interesse per il tuo articolo sul ‘sesso maturo’? Non te la prendere, evitare o aggirare gli argomenti ‘scomodi’ rende meno difficile la vita a (quasi) tutti, e questo ti assolve professionalmente: sii sereno, approfitta dell’arrivo della primavera e buttati su argomenti di stagione tipo “Il risveglio dei sensi”, “Calzoncino, slip o nudo integrale?”, “Il vero tradimento è quello fisico o quello dei sentimenti?” e il successo é assicurato… Qualcosa di più impegnativo? “Piccole perversioni private”: i maniaci di mutande e calzini sporchi sono in vertiginosa espansione, i commenti non mancheranno”.
E’ vero che gay vuol dire anche giocoso, fatuo forse, e non sempre con risvolti profondissimi. Molti non si riconoscono in una simile leggerezza ma noi siamo un mondo articolato. La nostra stessa gaiezza è storicamente stratificata su tanti livelli. Un po’ come Troia.
Quando ho accettato di curare questa rubrica mi sono ben guardato dall’invischiarmi in argomenti dei quali poco mi importa. Non mi alletta aprire dibattiti sul vero tradimento, come consiglia maliziosamente il lettore, e tantomeno su materie di pertinenza delle lavanderie.
Posso però dire due cose su un altro tema “leggero” (ma fino a che punto?) ignorato dall’amico polemico, ossia il piercing, pensando comunque che in vecchiaia mi torneranno in mente con tenerezza questi anni bucherellati di cui adesso poco mi cale.
Infatti, anche se in genere sono giovani quelli che si prestano a certe pratiche e (ho notato) giovanissimi quelli che fanno trafiggere la lingua, mi sono sempre limitato a giocare con le parti sane dei loro corpi, ignorando qualunque gingillo appeso. Il metallo non mi tira, la carne strappata ancora meno, quindi io e gli anellini ci siamo sempre ignorati.
Eppure mi chiedevo quali piaceri sessuali questa pratica ardita potesse sviluppare. Giracchiando sul web
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Eppure mi chiedevo quali piaceri sessuali questa pratica ardita potesse sviluppare. Giracchiando sul web in cerca di informazioni più precise e di altre testimonianze ho letto così che farsi spingere “un aguzzo pezzo di metallo attraverso il corpo può essere una sensazione più forte di qualsiasi altra provata prima”. In particolare i capezzoli, mia zona erogena prediletta, vengono trasformati: superata la fase del dolore, con possibili rigetti, si accede a una nuova dimensione del piacere, in una sorta di collegamento diretto col pene.
Sviluppatosi a partire da antiche filosofie e pratiche tribali e passato attraverso stravolgimenti della cultura punk, il piercing può approdare fino alla modificazione permanente del corpo tra l’artistico e il sadomaso, come nel caso del branding, che consiste nel marchiare a fuoco la pelle, o dello scaring, che invece si caratterizza per tagli e cicatrici mai bene rimarginate e spesso arricchite con oggetti metallici.
La stessa letteratura più recente non ha trascurato l’argomento: dal Giappone “Serpenti e piercing” (pubblicato in Italia da Fazi) gioca sul tema con abbondante fantasia: su tutte, prevale la variante split tongue, finalizzata a dividere la punta della lingua fino a renderla biforcuta.
Da sempre curioso, specialmente per i dettagli più sporcaccioni, ho però anche cercato di distrarmi dalle più crude efferatezze, pensando a quanto è bella in fondo la vita e a quanta fortuna ho avuto ad assistere al Sanremo dell’Ottantasei.
Quando poi mi sono trovato in un negozio specializzato, dove un amico cercava di mostrarmi i cataloghi dei loro lavori, ho tentato di dissimulare tutto il mio disinteresse. Almeno fino a quando non mi si è palesata davanti una collottola infilzata, che temo fosse umana. Allora ho gettato la spugna e ho scoperto quanti piacevoli mercatini si nascondano dalle parti della Nomentana.
Ma tutto questo farsi trapassare andrà avanti ancora a lungo? Questo mi chiedevo da tempo e questo chiederei ai lettori, trafitti e non. Se non fosse che un carissimo fanciullo mi ha raccontato nel frattempo un aneddoto, davanti al quale non ho potuto che chinare la testa. Una barzelletta, lo ammetto, se non fosse che è tutto vero.
Percorrevamo in motorino via dei Fori Imperiali, praticamente una buca ogni metro e una bestemmia ogni cinque. Preciso che il mio motorino è stato progettato futuristicamente senza ammortizzatori, che il nostro sindaco pare non ami che l’asfalto della giungla di John Huston e anche che, nel dubbio, le buche io le prendo tutte.
Mentre mi scusavo col passeggero, citando i tanti infelici (mamma compresa) che lo avevano preceduto nella tortura, questi mi risponde che non a tutti l’ex via dell’Impero dispiace. Una sua amica, ad esempio, la adora, e proprio quando la percorre sulle due ruote.
“Ma forse lei ha un motorino migliore di questo”, ribatto. “No”, mi risponde, “è che lei ha un piercing sulla clitoride”. Ah, beh.
Flavio Mazzini, trentenne, giornalista, ha deciso di prostituirsi con uomini per raccontare le proprie esperienze nel libro “Quanti padri di famiglia” (Castelvecchi, 2005). Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.
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di Flavio Mazzini

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