Il porno e l’AIDS

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Il mondo del porno non è esente dai rischi di contagio. Ma le precauzioni sono forti e le case produttrici dedite al bareback vengono stigmatizzate dai colleghi.

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Quando per la prima volta gli omosessuali si trovarono confrontarsi con la nuova e terribile malattia che mieteva vittime ad un ritmo incessante,l’HIV, l’industria del porno si fece carico delle responsabilità morali che aveva verso i suoi attori e verso i suoi consumatori.

La pornogrfia pedagogicaDa sempre il valore pedagogico ed educativo della pornografia è stato alto. Infatti, non solo attraverso i suoi prodotti ha sempre proposto un modello sessuale libero dal peccato, dai rimorsi e dai sensi di colpa, rimediando almeno in parte ai danni che le maggiori religioni hanno causato alla sfera sessuale dei loro credenti, ma ha anche insegnato in maniera pragmatica e senza mezzi termini il sesso a chi non lo conosceva.

La pornografia gay è andata anche oltre, offrendo modelli differenti dagli stereotipi che la “cultura del Vizietto” ci ha per lungo tempo propinato, dimostrando che per far sesso tra uomini non c’è bisogno che nessuno dei due amanti si trasformi in un una “mezza femmina” ma che il sesso tra uomini virili e fieri è possibile e divertente. Costituendo un modello sessuale e comportamentale positivo la Porn Industry ha aiutato la comunità gay ad affermarsi e ad auto-identificarsi. Non a caso negli Stati Uniti le più importanti case di produzione di film porno sono presenti in maniera massiccia nei Gay Pride più popolari, finanziando in maniera significativa tali eventi.

AIDS e industria del pornoQuando l’HIV ha cominciato a causare le prime morti le case di produzione hanno dato come non altri una risposta rapida e al tempo stesso efficace: nel giro di pochi anni quasi tutte hanno abbandonato il sesso bareback (senza preservativo) per dedicarsi esclusivamente alle pratiche sicure. Si è ruscito, in questo modo, a salvaguardare la salute dei loro attori e a diffondere un atteggiamento sessuale più maturo e consapevole.

Eppure le grandi case americane non chiedono ai loro modelli il loro stato di salute, per il semplice motivo che sarebbe discriminante e inutile. Inutile per due ragioni: primo, nessuno può avere la certezza assoluta di essere negativo a causa del ben noto “periodo finestra”; secondo, perché il sesso praticato sui set, quello col preservativo, è quasi privo di rischi. Pensiamo al fatto che il seme debba essere mostrato in camera: questo rende nullo lo scambio di fluidi.

Il ritorno del barebackÈ vero anche che alcuni pornografi, per fronteggiare la più grande crisi di settore che l’industria del sesso gay abbia mai visto (cause prime: pirateria e internet), si sono riconvertiti al bareback. Ma questo fortunatamente è ancora un fenomeno circoscritto e biasimato da tutta la comunità del porno, diciamo d’elite. La messa sul mercato di una scena bareback genera una vera e propria scomunica da parte dei colleghi che impedisce alla compagnia produttrice della scena di partecipare ai maggiori premi, eventi e vetrine del porno internazionali, facendogli perdere grandi occasioni di vendite, pubblicità e di incontro con possibili nuovi distributori.

Del sesso non si deve avere paura ma una diligente e equilibrata prevenzione è indispensabile. Mi auguro che tutti voi seguiate l’esempio dei porno attori e facciate sempre sesso con il preservativo.

 

Per contattare l’autore dell’articolo scrivere a Carlo@CarloMasi.com.

Per ulteriori informazioni consultare www.CarloMasi.com, www.AdamChamp.com, www.COLTstudiogroup.com.

di Carlo Masi

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