Il rischio di arrivare primi… a letto

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Inesperienza, sovreccitazione, fretta: tanti i motivi dell'eiaculazione precoce. Ma altrettante le soluzioni a un problema decisamente fastidioso.

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Un’ora a andare, un’ora a tornare. Iato a parte, quando il mio fidanzato decide di accettare l’invito di un ragazzo non proprio vicinissimo, mette in conto tutto: la possibilità che non sia carino come in foto, che possa mancare il feeling tra loro, la durata del viaggio, ecc. Tutto considera, fuorché l’ipotesi che, in caso di attrazione reciproca, sia comunque il viaggio ad occupare quasi tutto il tempo. Un’ora a andare, un’ora a tornare. In mezzo praticamente nulla.

Questo perché l’altro è davvero carino, sexy, disponibile, perfino ben dotato, ma piuttosto "veloce". Può succedere, direte. Infatti decidono di rivedersi, ma a parti invertite: se deve durare poco, che almeno a farsi due ore di macchina sia l’altro. Anzi gli altri. Perché stavolta vanno in due.

So che buona parte di voi a questo punto criticherà la leggerezza con cui ne parlo, ma oggi non ho intenzione di dilungarmi su vantaggi e svantaggi delle coppie aperte o di elemosinare credibilità su un amore sessualmente non esclusivo. L’oggetto del mio discorso è soltanto l’eiaculazione precoce, inconveniente che non riguarda solo quel piacevole sconosciuto (sconosciuto, a me s’intende), che comunque anche al secondo appuntamento non resiste un attimo di più e, in attesa che gli altri finiscano, inganna il tempo leggendo riviste in un angolo.

Situazioni analoghe sono capitate a molte persone che conosco. Di recente un mio coinquilino, dopo un appuntamento concluso anzitempo, sbuffava incontenibile per casa, giurando: "Questa è l’ultima volta". Io pure ho incontrato partner rapidissimi, magari per il contesto poco sicuro in cui lo si faceva o per una protratta astinenza o perché io non piacevo abbastanza o perché avevano solo voglia di una sveltina.

D’altronde, io stesso ricordo che nei miei primi rapporti sessuali, più che a lasciarmi andare al piacere, mi dedicavo a rinviare un orgasmo che bussava minaccioso dopo pochi secondi. Occorre un dominio su se stessi, che ci permetta di godere e insieme di controllarci. A parole è facile, lo so, ma si tratta di un atto di altruismo, perché non c’è cosa più fastidiosa di un partner che ti abbandona dopo due minuti. A parte ovviamente uno che non arriva mai e ti costringe a slogarti il polso mentre pensi a quello che manca in casa.

Sul nostro forum tempo fa un ragazzo (i giovani sono spesso i più colpiti dalla sindrome, forse perché provenienti da troppi rapporti con se stessi, nei quali non si fanno questioni di tempo) lamentava un simile problema. Divertente, ma non campato in aria, il pentalogo di possibili soluzioni proposte da un altro lettore:

"1) Sega qualche ora prima – 2) Rapporti passivi – 3) Trasformare la penetrazione solo nell’atto finale di un lunga sessione di lingua, dita, dildo. ecc. – 4) Psicoterapia – 5) Andare con ragazzi di cui non sei innamorato o verso i quali non ti senti in soggezione".

Se nel forum la maggior parte dei consigli vertevano sulla masturbazione un paio d’ore prima del rapporto o al limite su "creme che attenuano la sensibilità e quindi i riflessi nervosi", per qualcuno invece non esiste speranza: non rimane che "mettersi il cuore in pace, accettarsi e magari dedicarsi ai soli ruoli di passivo".

Secondo me però non è il caso di essere così drastici. Dipende tutto dalla volontà e dalla considerazione che si ha del partner e un sano esercizio può risolvere molto. Io non farò testo ma garantisco che ho imparato a resistere a lungo, mantenendo peraltro intatta la possibilità di sbrigarmi ogni volta che lo desidero, per realizzare una piacevole simultaneità con il partner.

Se proprio non ci si riesce, è inoltre possibile aggirare l’ostacolo, cercando gli amanti del genere, come ammette sul forum un altro lettore che, dopo aver ribadito a quel ragazzo l’importanza della masturbazione e della lista della spesa (per distrarsi dall’eccessivo piacere), lo invitava ad un incontro. Evidentemente c’è a chi non dispiace un’ora a andare, un’ora a tornare…

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.Per scrivere a Flavio Mazzini clicca qui

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