Il tempo va, e con loro le “prede”

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Il tempo passa e con esso la giovinezza. Lo so, è una verità sconvolgente. Io stesso me ne sono accorto con rammarico quando ho iniziato a guardare con...

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Halloween. Il mio travestimento non va oltre una maschera di pizzo argentato, un paio di chili di monili dello stesso colore e un total black look. No, non sono vestito da nulla, come ho risposto a una dozzina di zombie, vampiri e streghetti sexy che me lo chiedono guardandomi con un punto interrogativo sulla testa grosso come un pianoforte a coda mentre mi aggiro nei pressi del bar della sala house.

Tra la folla scorgo un paio di occhi che mi fissano da dietro una maschera dorata, che è la sola cosa che questa persona indossa insieme a un paio di jeans (non

sono sicuro neppure abbia le scarpe perché è troppo buio per esserne certo). Io lo guardo, lui mi guarda. Lui mi guarda, io lo guardo. Io mi avvicino, lui mi dice: "ciao, come va?". Non è di Roma, è qui per il ponte (un altro previdente), fa l’ingegnere e siamo quasi coetanei. Lui è attraente, la conversazione è piacevole e siamo entrambi degli anni ’70. Questo ci porta dopo poco a fare il gioco del "ti ricordi": ti ricordi Samantha Fox? Ti ricordi Goldrake? Ti ricordi le videocassette?

Io tiro fuori il plaid e lo metto sulle gambe e scherzo impersonando il ruolo dell’uomo che veleggia rassegnato verso la terza età ma non credo abbia colto l’ironia della cosa perché a quel punto accade l’inatteso: "macché! Siamo ancora ragazzi! Ti sembra il fisico di un vecchietto?", mi fa contraendo la fascia addominale, tante volte a qualcuno non fosse stato evidente il suo corpo molto ben allenato. Nonostante la musica a tutto volume colgo il rumore dello scricchiolio che sento quando incontro uomini afflitti dalla sindrome di "Wendy – forever young". A volte capita: visti da fuori sembrano un affare, le finiture sono ben curate, le tubature sistemate ma poi senti quello scricchiolio che rivela quanto la loro sicurezza sia fondata purtroppo su basamenti d’argilla.

Non so a questo punto se stroncare la sua autoesaltazione rispondendogli che la pratica della palestra dà buoni effetti anche all’osteoporosi senile o se assecondare le sue insicurezze e compiacerlo dicendogli che sembra il ritratto di Dorian Gray. Qualche minuto dopo mi allontano con la scusa del bagno per non fare più ritorno, salvo poi ritrovarlo un paio di ore dopo nella stessa posa, probabilmente con gli stessi argomenti ma con il tipo del turno successivo. Ormai mi sento come l’uomo gatto di Sarabanda. Fatemi conoscere un uomo e io vi indovino che tipo è con 2 note appena. Poi certo, mai sottovalutare le pulsioni masochistiche che mi funestano nell’intimo ed è allora che mi faccio abbindolare, ma in linea di massima c’azzecco sempre.

Devo dire che a vederlo ci avevo fatto un pensierino: un bel tipo, simpatico, spigliato ma sapete quando basta una frase sbagliata e tutto crolla? Forse sono troppo tranciante ma francamente trovo un po’ patologico definirsi a 40 anni ancora un "ragazzo" e quasi diabolico lavorare sul corpo non per mantenere un aspetto gradevole quanto  per inseguire lo stereotipo fisico di un virgulto di 25 anni.

Faccio questa rivelazione: il tempo passa e con esso la giovinezza. Lo so, è una verità sconvolgente, io stesso me ne sono accorto con rammarico quando ho

iniziato a guardare con orrore i primi peli bianchi della barba che scioccamente estirpavo con le pinzette. Una mattina, mentre assolvevo alla solita, diciamocelo, patetica operazione mi sono detto: "ma che diamine sto facendo?". E ce ne ho messo di tempo per sostituire la definizione di "ragazzo" con quella di "uomo". La maturità (eufemistica) del resto non sopraggiunge in un giorno solo ma è un processo lento e progressivo, e sebbene abbiamo il tempo di abituarci, difficilmente lo accettiamo con quella dose di matura consapevolezza che la dignità ci imporrebbe di avere.

Per quanto uno punti i piedi e si aggrappi con le unghie alle pareti, l’età è una forza che ci spinge fatalmente in avanti, e la sola cosa che possiamo fare è assecondare il flusso o condannarci all’infelicità. Io stesso avrei voluto avere vent’anni per almeno altri vent’anni, ma le regole non le facciamo noi e per quanto possiamo darci una "rinfrescata" distesi sul lettino di un chirurgo le cose poco cambiano.

Ben inteso: io difficilmente ammetterò di "amare ogni mia ruga perché dà la prova della mia maturità" (bastassero poi solo i segni per dimostrare di averne raggiunta una) ma evito allo stesso tempo l’errore di credere che gioventù e fascino siano sinonimi. Insomma, per dirla a modo mio, io con il bell’ingegnere ci sarei andato più che volentieri, ma ve lo immaginate che stress svegliarmi la mattina accanto a uno come lui, e invece di dargli il "buongiorno" essere costretto a rassicurarlo giurandogli con tutto il convincimento di cui sono capace che "sì, amore, anche stamattina sembri più giovane di ieri!".

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