Intervista: due escort maschi di Milano e Napoli si raccontano

Prostituzione maschile: le richieste assurde, i soldi in nero, il vuoto legislativo, i guadagni, le droghe. Confessioni di due escort a confronto.

Francesco Mangiacapra e Pietro non si conoscono. Sono colleghi. Sono due escort. La cosa che li rende così diversi non è tanto l’estetica, quanto come abbiano deciso di affrontare la loro professione; uno ci mette la faccia, mentre l’altro no. Francesco, noto a tutti per il servizio con Nina Palmieri a Le Iene, vive a Napoli ed esercita nella sua città, mentre Pietro, che non ci mette la faccia (ma solo il corpo), nasce a Sora e si trasferisce a Milano per lavorare lontano da occhi indiscreti. Uno gira il mondo, hotel e parla di veri e propri tour, mentre l’altro si accontenta della sua redditizia realtà. Ma cosa li spinge a vendere il proprio corpo? E a che prezzo? Chi sono i loro clienti, ma soprattutto cosa faranno quando finirà la domanda? Tra un quesito e l’altro, i ragazzi si aprono come nessuno si aspetterebbe e ci si accorge, sin da subito, di quanto l’intelligenza, più che il corpo, sia alla base di chi sceglie di intraprendere un mestiere crudo, ma onesto, come questo.

Perché avete scelto di intraprendere questa carriera?

Francesco: Ho preferito vendere a buon prezzo il corpo, piuttosto che svendere il mio intelletto.

Pietro: Per soldi. Ero stanco di piegare magliette e di sopravvivere con, si e no, mille euro al mese.

Un altro mestiere non vi permetterebbe uno stipendio normale?

Francesco: Considerare il guadagno materiale, come riscatto umano e sociale, è un po’ come dire che lo schiavo vuole liberarsi non perché voglia essere libero, ma perché in fondo vuole lui stesso essere padrone. Ecco il giusto peso sociale del guadagno.

Pietro: Certamente: si può anche ambire ad andare a fare il commesso o lo store manager in una maison più prestigiosa, ma quei soldi che mi accrediterebbero il 27 del mese, quando mi va male, io, li guadagno in una giornata.

Il vostro lavoro durerà per sempre?

Francesco: L’attività di un escort è certamente meno longeva di altre, ma più fruttuosa. Senza dubbio, mi lascerà una sicurezza economica su cui poter contare anche in futuro.

Pietro: Spero di no, anche se spero di farlo per ancora un bel po’.

Spero?

Pietro: Beh, l’offerta, prima o poi, finirà, non crede?

E quando finirà, cosa farete?

Francesco: Il mio futuro non è più incerto di quello di qualunque mio coetaneo, laureato, che lavora in un call center con un contratto a tempo determinato. La prossima primavera sarà edito da Iacobelli Editore il mio libro dal titolo: “Il Numero Uno. Confessioni di un marchettaro“.

Pietro: Spero di aver messo da parte un bel gruzzoletto che mi permetta di vivere tranquillamente.

Come avete iniziato questa strada?

Francesco: Per caso. Un giorno, una persona con la quale, normalmente, non sarei mai andato, mi propose del denaro. Accettai, non perché volessi prostituirmi, né perché avessi impellente bisogno di denaro, piuttosto per nutrire la mia autostima. Non sarebbe stata l’idea di prostituirmi a privarmi della dignità, lo era piuttosto l’assenza di emancipazione, per cui avevo tutto da guadagnare e nulla da perdere.

Pietro: Un giorno, su Grindr, mi contattò un tipo che mi propose del denaro. Inizialmente non sapevo se stesse scherzando. Mi offriva cinquanta euro per farmi un pompino. Mi precipitai. Il giorno dopo lo ricontattai io e, da allora, iniziò la mia nuova vita.

Francesco, perché ha deciso di metterci la faccia, rispetto alla maggior parte degli escort?

Francesco: Se il coming out è un valore, se l’amore per la verità è un valore, dichiarare la propria attività professionale, non può che essere un valore, nonostante la riprovazione sociale che ne consegue. Io ho sempre vietato al prossimo di rendersi padrone della mia vita e se provassi timore per il giudizio altrui, allora sarei di fronte al mio padrone o a chi tenta di esserlo.

E non ha paura che tutta questa esposizione, un domani, possa essere controproducente?

Francesco: Non si tratta di una esposizione finalizzata all’autocompiacimento. E’ marketing. La mia attività mi ha dato modo di capire quanto spesso le persone reprimano non soltanto le proprie pulsioni, ma addirittura le proprie esigenze, i propri diritti, il tutto per inseguire un modello di famiglia e di società che in molti casi è solamente apparenza. Ecco perché mi reputo un vero militante.

Pietro, invece lei ha scelto l’anonimato. Perché mai?

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Pietro: C’è il mio corpo in tutto il suo splendore. Non le basta? Scherzi a parte, credo che vadano tutelate tutte le persone che ruotano intorno alla mia vita.

Quanto costano le vetrine su internet e soprattutto: quanto fruttano?

Francesco: Costano quanto un abbonamento alla metro o quanto un panino e un caffè per un impiegato. Con l’unica differenza che fruttano un po’ di più.

Pietro: Dipende dal sito e dalla posizione che si sceglie. Io non ci sono sempre. Talvolta c’è anche un ottimo giro di passaparola. Non c’è mai una seconda volta per un’ottima prima impressione, mi ripeteva incessantemente una mia ex responsabile.

Perché, sugli annunci, la maggior parte degli escort scrive 100% maschile, anche quando è più che palese che di maschile c’è solo il nome registrato all’anagrafe?

Francesco: Per lo stesso motivo per cui i panettoni farciti che escono dalle confezioni non somigliano mai a quelli delle foto. Si chiama marketing.

Pietro: Dovrebbe chiederlo a loro.

Si fidelizzano i clienti?

Francesco: Il rapporto sessuale è solo l’ultimo passo, l’ultimo momento di un lavoro fatto di annunci, relazioni, di lavoro, di presenza, di essenza: basti pensare al milione e mezzo di visualizzazioni che hanno totalizzato i miei video, che certamente non realizzo per gloria. Sapersi vendere è più importante di ciò che vendiamo.

Pietro: Altroché! Lavoro con alcune persone da anni.

Avete mai parlato del vostro lavoro in casa?

Francesco: I miei genitori sono sempre stati interessati unicamente alla mia felicità e al mio benessere, anche se qualche volta, alcune mie scelte, potevano rappresentare un dispiacere. Forse qualche altro genitore preferirebbe avere a casa un figlio disoccupato e depresso per non aver potuto mettere a frutto il proprio potenziale, piuttosto che avere lo smacco di apprendere che si prostituisce e che tutti lo sanno.

Pietro: Sanno e non sanno.

Prego?

Pietro: Personalmente non abbiamo mai affrontato l’argomento, ma vedono, quando capita, il tenore di vita che faccio e non avranno grossi dubbi visto che sanno perfettamente che  per lo Stato sono disoccupato.

Il cuore di un escort, politicamente parlando, da che parte batte?

Francesco: Il mio cuore non si nasconde nel fodero del politicamente corretto: non sono pervaso di quel fascismo concettuale secondo cui zingari, immigrati clandestini, musulmani integralisti e qualunque minoranza debba essere protetta e ritenuta intoccabile anche se commette azioni illegittime, illegali o immorali, e non tollero quei gay che, solo perché fanno parte di una minoranza, tacciano di intolleranza chiunque proferisca parola contro una qualunque altra minoranzaE poi sono i primi a discriminare chi è effeminato, chi non veste griffato, chi non è acculturato, chi è grasso, chi non guida, chi frequenta determinati contesti o chi, come me, dichiara apertamente di prostituirsi.

Pietro: Batte, non per la politica, ma per alcuni politici.

Allude a qualcosa?

Pietro: Chissà; come diceva Picasso “l’arte è la menzogna che ci permette di conoscere una  grande verità!”

La sua è arte?

Pietro: In un certo senso, sì.

Qual è la piazza italiana che offre maggior lavoro per il mondo della prostituzione maschile?

Francesco: Non saprei. Ho scelto di lavorare a Napoli, dove vivo. Non mi sposto perché sono pigro: Napoli non  è propriamente una città di passaggio come Roma o Milano, chi si prostituisce qui lo fa, nella maggior parte dei casi, per fame, per accattonaggio e senza obiettivi e prospettive.  Per questo io faccio la differenza e, di questa differenza, ho fatto la mia fortuna.

Pietro: Senza dubbio Milano e Torino. Anche se le confesso che quando vado in tour al sud, non ho un secondo libero.

Tour?

Pietro: Quando il lavoro a Milano è più tranquillo, affitto una casa in Sicilia o in Puglia e lo scrivo sui vari  siti. Il telefono non smette mai di squillare, mi creda.

A quanto ammonta il prezzo di una vostra prestazione?

Francesco: Non esiste nessun prezzo di una prestazione. Esiste solo il prezzo più alto che ciascuno possa permettersi. Ed è a quello punto.

Pietro: Dipende dal posto, dalla richiesta e da che tipo di cliente ho davanti

E qual è la richiesta più gettonata da parte dei clienti?

Francesco: Una richiesta frequente è quella di farsi sottomettere. Ma, in generale, sebbene non lo si creda, la maggior parte delle richieste sono più esigue di quanto si immagini. Spesso chi paga lo fa proprio per inesperienza.

Pietro: Ultimamente gli uomini sono tutti fissati con i piedi. Che palle.

E quella più strana che avete ricevuto?

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Francesco: Quelle più strane paradossalmente non sono legate al sesso: persone che pagano per farsi insultare, percuotere, torturare. Una volta una persona si presentò con un pannolino. Un altro ci teneva a conservare il preservativo con il mio sperma. Tutto sommato, ritengo che nessuna fantasia o parafilia debba essere considerata risibile o riprovevole, se messa in atto tra persone adulte e consenzienti.

Pietro: Ho dovuto dormire abbracciato, una notte intera, con un uomo. Voleva sentirsi protetto e coccolato. Non ho chiuso occhio.

Chi è il vostro cliente tipo?

Francesco: La rosa della clientela è talmente ampia e diversificata per estrazione sociale, età, stato civile, professione, orientamento sessuale, provenienza geografica che di fatto non esiste nessun prototipo di cliente.

Pietro: Quarantenne? Forse anche cinquantenne. Uomini d’affari. Sono partito da personaggi orribili per arrivare a dei clienti più selezionati.

Perchè un cliente dovrebbe scegliere voi, piuttosto che un altro escort?

Francesco: Non mi sono mai posto questa domanda. Fortunatamente le richieste non mi mancano, dunque la competizione non è una mia priorità.

Pietro: Basta vedere le foto. Ci sono giocattoli e giocattoli.

Come si gestiscono tutti i soldi incassati?

Francesco: Evitando di comprare droga, alcool, profumi, balocchi e di fare regali inutili.

Pietro: Questo è il problema più grande di chi fa del suo corpo, il suo mestiere. E’ difficile e molto pericoloso.

Spesso si è parlato delle slot machine per riciclare soldi in nero. Ne sapete qualcosa?

Francesco: Non gioco neppure ad “acchiappare” i Pokemon per conservarmi la batteria e usare Grindr, si figuri che ne posso sapere delle slot (ride, ndr).

Pietro: Non ci sono mai andato. Posso solamente dirle che non è una cosa nuova. Le chiamano le lavatrici per denaro sporco.

A quanto può ammontare il vostro stipendio mensile?

Francesco: Farmi fare i conti in tasca non sarebbe un contributo utile a far comprendere ai lettori il valore del lavoro di chi si prostituisce; erroneamente si pensa che il denaro che guadagno, sia denaro facile. Preferisco definirlo più propriamente denaro veloce, ma certamente non facile.

Pietro: Dipende dal mese. Ad ogni modo non si scende mai sotto una certa cifra.

Da quando percepite tutto questo denaro siete diventati più oculati o spendaccioni?

Francesco: Sono sempre stato oculato.

Pietro: Oculato, quasi tirchio. La paura che i soldi possano finire è sempre dietro l’angolo. Agli inizi, invece, spendevo alla grande. Ho più borse io che una Valeria Marini qualsiasi.

Sareste contenti se lo Stato riconoscesse la prostituzione come una professione a tutti gli effetti?

Francesco: La prostituzione andrebbe regolamentata e tassata. Pagherei volentieri le tasse se avessi la possibilità legale di fare imprenditoria, di pubblicizzarmi, di aprire un’agenzia, di promuovere la mia attività liberamente e senza rischi. Se esistesse una legge, con il mio know how potrei aprire un’agenzia leader nel settore già domani mattina.

Pietro: La verità? No. Forse sarebbe tutto più normale agli occhi di chi guarda, ma sicuramente sarebbe meno redditizio. Ho dei colleghi che non definirei amici, ma conoscenti, che si sono aperti la partita iva, per sentirsi più tranquilli.

E si professano come?

Pietro: Massaggiatori.

Pensate mai all’amore?

Francesco: Certamente. Ma le persone preferiscono avere un partner che le tradisce di nascosto, piuttosto che accettare l’idea che la monogamia sia soltanto un castrante baluardo sociale ormai desueto e che la vera fedeltà consta soltanto nella trasparenza e nella sincerità reciproca. Probabilmente un giorno incontrerò la persona giusta e ci riconosceremo, oppure forse sarò preso dal lavoro e non sarò in grado di riconoscerla: non ho mai chiuso la porta in faccia a nessuno.

Pietro: E chi non pensa mai all’amore?

Vi siete mai innamorato di un cliente?

Francesco: Mai potrei interessarmi a qualcuno che paga per scopare.

Pietro: Ero segretamente attratto da un cliente olandese, ma mai mischiare il cuore con il lavoro.

Qualche cliente ha mai provato a spingersi oltre?

Francesco: Ai miei clienti è ben chiaro quale sia l’oggetto della compravendita, quindi è raro che ci siano fraintendimenti. Se qualcuno si innamora in un giorno, come tutti i gay, impiega poi meno di un giorno per disinnamorarsi!

Pietro: No, chi paga, spesso, se non sempre, è il primo che giudica, male, il mio lavoro.

Dove ricevete i clienti?

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Francesco: Ovunque. Il mio ufficio è il mio corpo, e il mio cervello è la mia scrivania.

Pietro: Nel mio appartamento. In hotel o a casa loro, se già li conosco.

Il cliente, in base, a cosa lo si sceglie: portafoglio o alla foto?

Francesco: Il cliente si seleziona da solo, in base al budget.

Pietro: Ci sono periodi che posso permettermi di fare più selezione, mentre altri in cui prendo davvero tutto, ma alzo il prezzo.

C’è stata almeno una volta in cui avete detto, una volta aperta la porta: “Questa volta non ce la faccio?”

Francesco: Con sangue freddo ho trovato il modo di defilarmi, non senza farmi pagare ugualmente per il disturbo.

Pietro: E’ capitato, ma ho stretto i denti.

Qualcuno le ha mai chiesto bareback?

Francesco: Chi va a puttane è il primo ad avere paura, quindi è raro che lo chiedano. Ho sempre fatto sesso protetto e ho sempre evitato pratiche a rischio. Per fortuna, non ho mai preso nessuna malattia sessualmente trasmissibile, a differenza di tante persone che non fanno il mio lavoro!

Pietro: Spessissimo. In passato ho fatto anche io i miei errori, ma grazie a Dio sono salvo e ho fatto tesoro di alcune esperienze sbagliatissime.

Vi è stata mai proposta della droga durante le prestazioni?

Francesco: Dove circola molto denaro, inevitabilmente la droga non manca mai. Personalmente ho scelto di fare l’accompagnatore, non il pusher, per cui non procuro droga a nessuno. Mi capita di vedermela offerta sovente, ma ho sempre rifiutato.

Pietro: Spesso, ma ho sempre rifiutato.

Avete mai provato paura assieme ad un cliente?

Francesco: Nella prostituzione di un certo livello c’è molto rispetto verso chi si prostituisce. Questo è l’unico lavoro dove non è il cliente ad avere sempre ragione.

Pietro: Più che paura, direi rabbia. Una volta uno non voleva pagarmi e ha cercato, dopo una discussione sul mancato pagamento, di farmi del male. Molto male.

Riuscite a lasciarvi andare a pieno con un cliente?

Francesco: Anche se mi capita un bel ragazzo, non riesco mai a godere della situazione e del momento. Solo per il fatto che si tratta di un cliente e non una persona che incontro per piacere personale.  È un po’ come quando organizzi una festa a casa: non te la godi mai. Non puoi bere, chiacchierare, divertirti, ma devi stare attento affinché tutto vada bene, che i bicchieri degli altri siano sempre colmi e i piatti mai vuoti. Soprattutto, che nessuno faccia cadere il calice di vino rosso sul divano in pelle bianca che ti sei appena comprato!

Pietro: Una volta sì, oggi, invece, non vedo l’ora che finiscano.

In circolazione: ci sono più colleghi o più clienti?

Francesco: In circolazione c’è tanta gente che, per salvarsi la faccia, non ammette di prostituirsi per mestiere e poi, alla fine, per opportunismo vende corpo, intimità e attenzioni in cambio di speranze, favori, raccomandazioni e occasioni.

Pietro: Colleghi. Si faccia un giro in certi negozi della Milano bene. Memorizzi i loro volti e li ritroverà tutti sui vari siti.

Avete mai perso qualcuno per colpa della vostra professione?

Francesco: Nei rapporti sociali il marchio delle mie scelte mi preclude occasioni di relazione e di incontro. Il mio guadagno è anche frutto delle mie rinunce sociali, della condanna che le persone mi impongono.

Pietro: Diverse amiche.

Che lavoro avreste fatto se il meretricio non fosse stata la vostra prima professione?

Francesco: Sono abilitato alla professione di avvocato, ma non esercito. 

Pietro: Non voglio neanche pensarci.

Curate molto il vostro corpo?

Francesco: Per nulla. Sono pigro e me ne rammarico. Però sono bello dentro.

Pietro: A livelli maniacali. Non mangio schifezze e vivo in palestra.

Siete mai ricorsi alla chirurgia estetica?

Francesco: Non faccio le sopracciglia e non uso mai cosmetici. Al massimo, solo Photoshop.

Pietro: Cose blande, tranne delle punture sui glutei, una volta l’anno.

Avete animali?

Francesco: Ho un bel montone e una giacca di renna. Non mi interessano quelli vivi: sporcano, arrecano spese e responsabilità. E io inseguo la libertà, non la schiavitù.  All’affetto inconsapevole delle bestie che vivono di istinti, preferisco la stima consapevole delle persone pensanti.

Pietro: Ho tre siamesi. Bellissimi. Mi amano per quello che sono e non per quello che faccio, anche se molti clienti non amano vederli in giro per casa. Problemi loro.

 

27 commenti su “Intervista: due escort maschi di Milano e Napoli si raccontano

  1. Un’altra occasione per evitare di rompersi un’unghia sulla tastiera persa. Ma dove cazzo l’hai vista l’intelligenza di ‘ste due marchette? Si perchè è cosi che si chiamano… MARCHETTE. Non si tratta di una professione. E’ solo una scappatoia vigliacca per fare i soldi piu’ velocemente ma anche e soprattutto piu’ facilmente… perchè di maschi pronti a pagare ne trovi a badilate… Vendere il culo è semplicemente un’autocelebrazione dei meschini, deboli e incapaci.

    Fare la marchetta non è un lavoro… nè è furbo chi lo fa.

    1. Offrire prestazioni sessuali dietro pagamento è un mestiere, e in quanto tale è giusto sia trattato. Che poi tu intenda usare un linguaggio più o meno colorito e quindi dire marchetta invece che prostituto o lavoratore del sesso, francamente non cambia le cose.

      1. Ok… offrire una prestazione per ottenere un compenso è un mestiere. Quindi dovrei forse intendere questo “articolo” come una promozione alla professione di operatore del sesso? Perchè non intervistano gli omessuali che fanno altri mestieri? Che so… gli impiegati, i commessi, i ricercatori, gli operai… i disoccupati…

        1. A mio parere è da intendere come un articolo in cui c’è un’intervista a due lavoratori del sesso. Se poi magari mancano interviste a lavoratori di altro tipo allora il problema semmai è tale mancanza, non questa intervista.

          1. Non è solo un’intervista a due lavoratori del sesso… è una presa per il culo per chi fatica a trovare un lavoro. Per chi guadagna pochi euro e si spezza la schiena.

  2. In Italia, politici e prostitute (ce n’era un’altra con la p, ma ho deciso di essere gentile) dicono che i laureati sono poveri depressi che finiscono a lavorare nei call-center.

    Un ottima scusa per mettersi a vendere sé stessi al miglior offerente; un modo come un altro per zittire le ultime voci di rimorso, se ancora ce ne sono.
    La verità è che siete un pezzo di carne con qualche banconota attorno.

        1. No. Vende una prestazione. Proprio come un massaggiatore vende il massaggio che fa e non le proprie mani. Proprio come un cantante vende canzoni che fa e non le proprie corde vocali. E così via.

          1. Chi si prostituisce lo fa per far utilizzare il proprio corpo da altri, che questo coinvolga un effettivo atto sessuale è irrilevante.
            L’uso che fai dell’auto che acquisti non interessa al venditore, anche se lui penserà che la usi per spostarti. E non interessa a nessun altro a meno che tu non infranga con essa regole scritte.
            L’uso che fai del corpo di chi si prostituisce non interessa al proprietario materiale del corpo, anche se probabilmente pensiero comune vuole che lo usi per scoparci. E non gli interessa a meno che non intendi infrangere regole non scritte ma esistenti e imposte dal proprietario stesso.
            Una dimostrazione di questo è il pagamento. Non paghi in base al numero di volte che vieni, ma a tempo. Puoi scoparlo (o farti scopare), dipende, implicitamente li penso sempre passivi, 4 volte in un ora, ma comunque pagherai meno di chi lo scopa 1 volta in quattro ore. Ora, questo vuol dire che sta vendendo delle prestazioni o sta vendendo sé stesso indipendentemente dall’uso?
            Un altro esempio? Paghiamo io e te uno di questi due, un’ora a testa, per quattro ore a intermittenza. Tu lo paghi per scopare, io per rimanere in piedi in centro al salotto. Cos’è? La prima ora è una marchetta, la seconda ora no, la terza ora torna ad esserlo e la quarta smette?
            La logica e la pratica dicono che stanno vendendo sè stessi. Al massimo, se proprio vogliamo edulcorare la cosa, possiamo dire che “affittano sè stessi a certe condizioni non dette”.

          2. A me sembra che tu stia facendo discorsi del tutto fuori dalla realtà, in cui tra l’altro mischi pere con mele… difatti prima parli di vendita e poi di affitto, concetti assai diversi. Scrivi ‘far utilizzare il corpo da altri’. A me risulta che il lavoratore del sesso spesso e volentieri concordi una prestazione o quantomeno il genere di prestazione che deve dare nonché appunto il tempo e in base a tutto questo viene pagato. Un po’ come un analista; anche lui lo paghi per una prestazione e contando le ore. Scrivi ‘L’uso che fai del corpo di chi si prostituisce non interessa al proprietario materiale del corpo’. Non mi risulta. Difatti ci sono escort che accettano determinate cose e escort che quelle stesse cose non le accettano, vedasi il sesso non protetto, vedasi varie prestazioni spinte. Vai avanti dicendo ‘E non gli interessa a meno che non intendi infrangere regole non scritte ma esistenti e imposte dal proprietario stesso’. Quindi riconosci tu stesso che le cose vengono prima concordate. Scrivi: ‘Puoi scoparlo … 4 volte in un ora, ma comunque pagherai meno di chi lo scopa 1 volta in quattro ore’. Non per forza. Dipende da quello che offre l’escort. Infine: ‘Tu lo paghi per scopare, io per rimanere in piedi in centro al salotto’. Se lo paghi per stare in salotto non lo paghi per una prestazione sessuale ma per altro. E in ogni caso la cosa la si concorda prima quindi il tuo discorso non regge proprio. Riflettici meglio su, dai…

          3. È irrilevante che si parli di affitto o vendita, visto che non siamo d’accordo sull’oggetto a cui si rifà il contratto. Che affittino o che vendano, sempre del loro corpo si tratta. E forse non ti sei accorto che nel tuo intero discorso il termine “prestazione” è interscambiabile con “uso del corpo”.
            Tralasciamo la similitudine con l’analista, la cui attività non si limita al solo tempo fisico che passa con il paziente ma si protrae e le cui finalità dirette non sono certo facilmente riducibili.
            Per il resto, mi pare che tutto quello che hai detto avvalli quanto penso. Io non ho mai negato che prima c’è un accordo, anzi; la vendita del proprio corpo direi che deve essere ben pensata.
            Dici che se prima c’è un accordo sul cosa e sul quanto, automaticamente ci sarebbe interesse del corpo (e poniamo solo per un attimo che sia vero, questo non escluderebbe la vendita del corpo), ma non è vero. L’uso che fai del corpo non interessa al diretto interessato se rimani nei limiti di quanto stabilito e laddove questo limite dovesse essere oltrepassato, vuol dire che ne stai facendo un uso che non era concordato e magari non rientra nel prezzo. L’adeguamento tariffario farebbe nuovamente cadere l’interesse. Si può fare la similitudine sempre con il mio amico venditore d’auto; se paghi per un utilitaria, a lui non importa se vai via con un utilitaria. Se paghi per un utilitaria e vai via con una fuoriserie, un po’ si incavolerà.
            “4 volte in un ora, ma comunque pagherai meno di chi lo scopa 1 volta in quattro ore’. Non per forza. Dipende da quello che offre l’escort.” Non fare il furbo, caro. A parità di persone e di uso, il prezzo è in funzione solo del tempo. Devi cambiare uso, per cambiare prezzo senza toccare il tempo.
            E chi lo dice che stare fermo a guardarlo, per me non è un atto sessuale? Magari a me basta unicamente la visione. Quindi? Se raggiungo lo stesso risultato di chi invece deve entrare in contatto, per lui non vale? Lui rimane un escort, mi ha venduto il suo corpo e se ne frega di quel che faccio. Per interessarlo devo infrangere il contratto di vendita e aumentare i cash o lui prende il suo bel corpicino e non me lo fa più usare.

          4. Proprio no. Stai scrivendo frasi tanto lunghe quanto assurde, a tal punto da risultare spesso incomprensibili. Frasi in cui mischi imperterrito affitto e vendita e dici ‘a parità di prezzo e di uso…’ o ‘se paghi per un’utilitaria…’. Frasi che di base hanno una visione del sesso come di un atto tramite il quale si cede se stessi, si utilizza o si prende possesso del corpo di un’altra persona. E, di conseguenza, nel caso in cui vi siano di mezzo dei soldi, si prende in affitto o si compra un’altra persona. Il sesso non è questo, mi spiace. Hai una visione un bel po’ distorta delle cose. Il fatto poi che nelle prestazioni si tenga conto del tempo che passa francamente mi sembra normalissimo e, appunto, è un qualcosa che riguarda qualsiasi prestazione lavorativa. Ripeto, riflettici meglio su… ciao

          5. Non capisco dove possano risultare incomprensibili. Lo scambio tra affitto e vendita, te l’ho già spiegato, è secondario e questione di semantica poiché è su cosa si stia trattando che non siamo d’accordo; tu dici che vendono una prestazione, io dico che vendono se stessi.
            E si, il sesso è un atto in cui cedi te stesso così come l’altra persona cede se stessa, quando hai un rapporto con una persona devi poterti considerare un tutt’uno con quella persona: il suo corpo è il tuo corpo, il tuo corpo è il suo corpo.
            Tutto questo cade quando ci si prostituisce; non c’è né complicità, né fiducia reciproca. Non cedi il tuo corpo per unirlo con quello di un’altra persona, ma lo cedi per denaro.
            Se per te fare sesso non significa cedersi completamente, abbiamo due visioni differenti della cosa, pazienza.
            Poi, io non sono totalmente contrario alla prostituzione, così come non sono contrario al gioco d’azzardo. Ma questo non vuol dire che condivida o apprezzi che sceglie uno dei due.
            E voglio farti notare che la mia prima critica non era su cosa hanno deciso di fare, ma su una visione distorta che uno dei due ha espresso sull’essere giovani laureati in Italia, generalizzando con estrema banalità. Io sto giudicando la loro scelta, ma non sto dicendo che bisognerebbe impedire che possano effettivamente scegliere quello che vogliono. Loro hanno scelto, uno dei due lo ha fatto adducendo stupide scusanti. Bon. Tanto mi basta per formularmi un’idea su che persona sia.

          6. Ecco il punto della questione: concepisci il sesso in maniera distorta. Non c’è infatti alcuna cessione. Da che mondo e mondo se io faccio sesso con qualcuno quel qualcuno non diventa mio proprietario, così come io a mia volta non divento suo proprietario; siamo semplicemente persone che hanno un’interazione, più o meno passionale a seconda dei casi. Il mio corpo è e resta il mio corpo, tant’è che decido io cosa farne, così come il suo corpo è e resta il suo corpo. E quando ci sono di mezzo dei soldi, idem. Mettiamo che un ragazzo si offra di farmi un pomp… dietro pagamento; mi dice che per questo pomp… vuole 20 euro, che sa farlo bene e che quindi questi euro con lui sono ben spesi, e che comunque non intende andare oltre la mezz’oretta perciò se si sfora devo pagare un po’ di più. Ovvio, è libero di smettere quando vuole, ad ogni modo se il pomp… resta a metà mi dà indietro i soldi. Non si capisce dove stia la cessione di cui parli. E’ una prestazione, un servizio, che lui fa, dietro pagamento. Come chi si mette a fare i massaggi dietro pagamento. Non c’è alcun affitto e tanto meno una vendita di persone. Tu poi dici che non sei totalmente contrario alla prostituzione; e ci mancherebbe, scusa, non si capisce perché mai ci si dovrebbe scagliare contro la libertà di offrire o ricevere prestazioni sessuali a pagamento.

  3. L’articolo presenta il lavoro di prostituto in modo molto improprio: lo presenta come vendita del proprio corpo. All’inizio infatti si legge : ‘Ma cosa li spinge a vendere il proprio corpo? E a che prezzo?’. La prostituzione consiste in offrire prestazioni sessuali a pagamento. Prestazioni sessuali, appunto. E’ la prestazione che si offre, ciò per cui si viene pagati. Non il corpo, che è resta del prostituto. Per piacere non cadiamo nei tranelli concettuali dei bigotti e dei proibizionisti.

      1. Quindi, che so, una showgirl non è una lavoratrice perché una volta raggiunta una certa età magari non viene più chiamata…? Ma su… Il fatto che alcuni tipi di clientele preferiscano ricevere determinate prestazioni da persone giovani non significa mica che tali prestazioni non ci siano o non siano vere prestazioni.

        1. Diciamo che certe prestazioni sono molto legate al corpo di chi le eroga… e molto spesso sono la stessa cosa. Il corpo delle marchette coincide con la loro prestazioni cosi come le showgirl sono di fatto le loro tette e i loro culi perchè è quello che vendono.

          Anche un bambolotto gonfiabile offre prestazioni… ma lo paghi a scatola, non a pompini erogati.

          1. Il tuo corpo è il tuo corpo. Quello che offri con il tuo corpo, dai massaggi alle canzoni ai balletti ai pomp…, è una prestazione. Dire che sono la stessa cosa significa dire un nonsenso. Il bambolotto gonfiabile poi non offre prestazioni, dato che non è una persona.

  4. Ritengo improprio parlare di “prestazioni in nero” in quanto l’attività di prostituzione non è considerata tra quelle regolamentate. Fermo restando che la sfruttamento è reato, essa non è illegale, non è propriamente illecita, ma al momento lo Stato preferisce non tassarla e non farla soggetto di regolamentazione che in qualche modo la renderebbe pienamente lecita.
    Per essere chiari: se io chiedessi una fattura il prostituto non potrebbe farla poiché comunque la tipologia di prestazione professionale non è prevista. Né potrebbe essere soggetto ad accertamento induttivo per non aver dichiarato i redditi, anche se su questo alcune sentenze hanno introdotto precedenti. Per quanto riguarda il resto, l’ultima cosa che uno deve dire per dimostrare di avere l’intelletto e dire la frase “meglio vendere il corpo che svendere l’intelletto”. Uno che veramente ha talento e cervello un lavoro lo trova o se lo crea lui.

  5. Capra, da lestofante di prima quale è, cerca di farsi solo pubblicità. Nel servizio delle iene era rivoltante, il prete sarà sicuramente una deprecabile merda, ma la sua denuncia era prestestuosa e ridicola, con l’unico scopo di farlo finire in televisione.
    Mi raccomando diamo più spazio possibile a simili teste di cazzo
    Se aveste omesso il suo nome questo articolo poteva anche avere un senso.

  6. Il continuo insistere sul fatto che loro si prostituiscano per soldi è, come ben sanno quelli che conoscono almeno uno di questi due giovanotti dal vivo, una pietosa bugia, necessaria a giustificare una grave forma di anaffettività. Lo posso dire a ragione veduta, parlando di una esperienza concreta: una persona banale, che ha una capacità e un coinvolgimento nel fare sesso talmente modesti che ti viene solo da pensare a come stanno i loro clienti, che perdipiù pagano pure (almeno, io ci sono andato gratis, e per fortuna). Inoltre, sempre potendo supportare questo con una conoscenza dal vivo, è del tutto impossibile che questa persona parli con questo tono così colto e raffinato, a volte quasi forbido, perché dal vivo ti sembra invece che abbia qualche carenza cognitiva. Non capisco perchè il giornalista si sia messo a fare un lavoro di editing così pesante e non capisco come gay.it possa stare dietro a queste i-d-i-o-z-i-e del tutto non professionali.

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