L’AIDS E I CATTIVI MAESTRI

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Tutto quello che avreste voluto sapere sul Domopack ma non avete mai osato chiedere.

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Chiamato a presentare il mio libro in una piccola associazione romana, messo in palinsesto (gli incontri sono organizzati come varietà delle tv private) tra il tè e la proiezione di un telefilm, vengo invitato a sedermi in cerchio con una quindicina di giovani e non. Mentre i miei anfitrioni si appostano in un angolo a parlottare, cerco di attirare l’attenzione dei superstiti sul tema cui ho dedicato mesi della mia vita, strappati al sesso, come un olandese strappa la terra al mare o un fascista alla palude.
Dopo otto minuti vengo interrotto da uno che comincia a parlare dell’Aids. A lungo. Terrorizzando i presenti. Ricordando che si può contrarre in mille modi. Facendo un corposo e raffazzonato quanto indesiderato riepilogo della storia del virus. Regalando dati statistici ufficiali e altri più allarmanti fatti in casa. Al termine dell’infinita prolusione, il telefilm. Flavio Mazzini si alza, raccoglie le sue cose, cerca l’uscita, la trova, esce.
Fin qui il pezzo ha il senso della scaramuccia personale, lo ammetto. Ma non dimentico che qui devo parlare di Hiv e, per quanto i miei pezzi siano un po’ come le puntate dei Simpson, motiverò questa premessa rancorosa.
Non dopo aver avvertito i lettori che il ricavato delle iscrizioni a Me2 del primo dicembre sarà devoluto all’Anlaids (per cui, se volete abbonarvi, fatelo in questo giorno – noi ci perdiamo ma ci guadagnano qualcosa tutti).
La mia opinione, della quale sono l’unico responsabile e che io solo dovrò difendere dagli attacchi, è che la realtà va guardata bene in faccia, perché si può migliorare solo così, un gradino alla volta, senza porsi obiettivi sovietici impossibili da realizzare. I massimalismi, i proibizionismi, gli idealismi ciechi portano solo sciagure. Anche per quanto concerne la salute della persona.
Perciò, se mi batto per distinguere pederastia da pedofilia, se credo che le droghe non si combattano con i divieti e che i semafori servano all’uomo e non il contrario, mi sembra coerente invitare giovani (e meno giovani) a ricordarsi che il sesso è bello farlo con attenzione. Senza però mortificarsi più di quanto non facciano i nostri amici di Oltretevere.
L’eccesso di allarmismo non porta a nulla, quindi ritengo inadatto, inutile, gratuitamente sadico…
Cotinua in seconda pagina^d
L’eccesso di allarmismo non porta a nulla, quindi ritengo inadatto, inutile, gratuitamente sadico (e voglio sperare, ma non ne ho la certezza, almeno non ipocrita) il tono Savonaroliano usato quel pomeriggio dal tizio, che presumo sia un Vicequalchecosa di quella organizzazione. Non a caso pare abbia cazziato i giovani organizzatori della serata perché, se un autore vuole “sponsorizzare” il suo libro, bisogna prima inoltrare la domanda alle alte sfere.
Già altri simpatici attivisti gay hanno boicottato il mio libro (si sa anche troppo bene che noi gay amiamo farci la guerra in famiglia) per cui non mi soffermerò qui sul senso di potere che in Italia deriva a certi figuri dall’avere un titolo, fosse pure quello di coordinatore dei fan della Pausini. Preferisco sottolineare ben altre perversioni di questo distorto senso del potere, ossia l’incapacità di aiutare veramente chi ha bisogno, fosse anche solo di sostegno e di indicazioni chiare.
Proteggersi è fondamentale, non lo è invece uccidersi di paranoie. Personalmente, sono sicuro di correre talvolta qualche piccolo rischio ma sono altrettanto sicuro che, visto che l’istinto tende a prevalere, mettere tutti i rischi sullo stesso piano porti solo a due conseguenze: paralizzare le persone e sottovalutare i pericoli più gravi. Perfino gli esperti di Gay.it (e mi onoro di scrivere sul loro stesso sito…), pur senza incoraggiare gli istinti più selvaggi, ne tengono conto e stabiliscono delle priorità, consigliando di non farsi travolgere dal panico, perché non è un buon maestro.
Specialmente quando chi crea il panico lo fa sorridendo. Perché il Vicecapo sorrideva (e sì…) e al tempo stesso si improvvisava scienziato e mischiava storia, statistiche, anatemi e risolini compiaciuti per giungere a conclusioni paradossali. Anche le donne, spiegava, devono usare una protezione per il sesso orale che si trova in farmacia ma, nel caso se ne fosse sprovvisti, possono ricorrere al Domopack.
Il Domopack come mezzo di prevenzione è roba degli anni Sessanta. Lo consigliava per i maschi il cialtronesco best seller “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere”, come alternativa al preservativo e in ballottaggio con gli involti di plastica dei bicchieri e i palloncini colorati delle feste “opportunamente sgonfiati”. Mentre alle donne etero suggeriva di tenere sul comodino una bottiglietta di Coca cola e, dopo un rapporto completo non protetto, agitarla con forza per poi stapparla in direzione della vagina. Preferibilmente a temperatura ambiente.
Nello stesso libro si diceva che i gay (nessuno escluso) sognavano di cambiare sesso e si infilavano frequentemente nel culo bicchieri da whisky e tutto quello che trovavano nel frigorifero oppure, se erano attivi, infilavano l’uccello nel collo delle bottiglie o nella polpa di un melone. Mentre le lesbiche si limitavano a fare le prostitute. Con uomini, peraltro.
Nel 1969 non c’era l’Aids, chissà altrimenti di quanti utili consigli avremmo beneficiato. Purtroppo ancora oggi, nonostante anni di efficace (proprio perché scientifica e mirata) prevenzione, esiste chi parla di sesso avendo in mente solo i propri interessi. Chi condanna ancora il preservativo perché è talmente sicuro che a Dio non piaccia, da mettere a repentaglio milioni di vite senza farsi assalire nemmeno per un istante dal dubbio (tanto ci pensano i soliti baciapile a fare da claque).
Ma anche chi dovrebbe guidare i più giovani, con decisione e insieme serenità, e invece preferisce divertirsi a terrorizzarli, invitandoli a vivere male il sesso e a spendere tutta la paghetta in farmacia. O, nel caso fosse chiusa, all’alimentari sotto casa.
Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista “dall’interno”, e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.
Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.

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