L’erba del vicino è sempre più sexy

di

"Com'era?". "Niente di che…". "Beato te, io l'ho solo succhiato a uno che leccava gli stivali alla mia amica". "Immagino la noia…".

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
1517 0

Il mio ragazzo vive in una provincia del Nord, io a Roma. Quando non ci vediamo siamo liberi di fare sesso con altri, poi ci telefoniamo e ci raccontiamo tutto. In genere questo tipo di confidenze porta dei problemi in breve tempo. Ma visto che anche le corna di nascosto non sono il massimo e che le coppie si sfaldano come savoiardi per i motivi più sciocchi, non mi metterò a stabilire la graduatoria delle coppie gay per qualità e durata.

Mi limiterò al semplice dato di fatto, ossia alla contestazione. Parlo della sua a me: visto che io abito in una grande città, mi basta entrare un quarto d’ora in chat – dice lui – per rimorchiare e combinare. Tutto giusto. Se non si ha pratica delle chat e dei gay. Infatti, quanto più lo strumento rende semplice l’incontro, tanto più gli ostacoli ci divertiamo a crearli da soli. Ma limitiamoci agli incontri che vanno in porto e magari organizzati in tempi brevi.

Si sa che in questi casi serve che uno dei due disponga di un posto sicuro e l’altro di modo, tempo e voglia di muoversi. Per quel che mi riguarda, sono io che in genere invito gli altri, per questioni di età, comodità e riservatezza – garantita quest’ultima dai miei sei coinquilini, avvezzi ad ogni tipo di incontro nell’abitazione. Sotto Natale però è andata diversamente.

Perché, anche se ero rimasto eccezionalmente l’unico abitante della casa (eravamo in due, a essere onesti, ma proprio a voler considerare il buon M. che, quando non cucina, è perennemente su internet in camera sua con la porta chiusa), è pur vero che certi studenti che attendevano la Vigilia per raggiungere le famiglie si sono ritrovati nelle loro case generalmente affollate completamente soli, e quindi liberi di combinare quello che volevano.

Tornando al mio fidanzato, ecco il perché dell’invidia: lui, per incontrare qualcuno, ha dovuto farsi centoquaranta chilometri tra andata e ritorno, io più o meno quattordici per ben due incontri. Io non avevo che da clikkare con l’indice l’avventura della serata, lui si faceva incastrare in una situazione dark, trasgressiva ma ‘etero’. Infatti si è dovuto limitare a qualche palpatina fugace e a un timido rapporto orale a un ragazzo che nel frattempo leccava gli stivali della sua amica. "Beato te", mi ha detto.

Beato me, davvero. Una sera in una casa fredda a strusciarmi con uno ancora più freddo su un letto freddo di una stanza gelida; la sera dopo invischiato con uno che mi impediva di toccarlo in certe parti sopra un letto dal generoso odore di cane (che mi è rimasto incollato alle dita tutta la notte). Non capivo perché con quei due ragazzi carini non fosse scattato nulla e soprattutto perché nessuno – né io né loro –  si fosse deciso a un gesto di clemenza sospendendo la seduta. Beato me, davvero, che invidiavo quello sfiorarsi fugace, gli stivali e perfino i centoquaranta chilometri percorsi in macchina. Al caldo.

Il fatto è che, per quanto qualcuno si sforzi di parlare male delle proprie esperienze per evitare che la curiosità si trasformi in invidia profonda e in un’inconsapevole competizione, per quanto si cerchi obiettivamente di ricondurre tutto a dimensioni più reali e certi racconti si riempiano di: "carino sì, ma glaciale", oppure: "in foto non si sente l’odore del cane", rimane un dato oggettivo: l’erba del vicino ci stuzzica di più.

Non solo desideriamo ciò che non abbiamo o che non possiamo avere ma soprattutto ciò che non possiamo vedere e che quindi ci lascia piena libertà di immaginazione. Nella nostra fantasia tutto diventa più ricco: una foto di un ragazzo carino, con cui qualcuno che conosciamo è stato ma noi no, ci fa comunque gola, anche se ce ne parlano malissimo. Per non parlare delle serate fetish.

 

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.Per scrivere a Flavio Mazzini clicca qui 

di Flavio Mazzini

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...