La dura legge del porno

La produzione e la fruizione di hard in Italia non è ufficialmente legale, ma tollerato. L’a porno tax, poi, rende difficile la sopravvivenza di un settore che punta sempre più sul web.

Il fatto che la pornografia Made in Italy abbia ben poco a che spartire con quella prodotta all’estero è abbastanza evidente, soprattutto quando si parla di pornografia gay. Sicuramente ha inciso il fatto che, dalla seconda metà degli anni ’80, il mondo dell’hard italiano si è concentrato su produzioni amatoriali e semi amatoriali a basso costo, all’insegna della "massima resa minima spesa", inaugurando una tradizione che tutt’ora fa tendenza. Resta il fatto che un grosso freno allo sviluppo qualitativo di questa industria nel nostro paese è dato anche e soprattutto da una legislazione che rimane ancora molto nebulosa: basti pensare agli articoli 528, 529 e 725 del nostro codice penale. Per chi non fosse ferrato in materia eccoli qui di seguito:

« Art. 528: Chiunque, allo scopo di farne commercio o distribuzione ovvero di esporli pubblicamente, fabbrica, introduce nel territorio dello Stato, acquista, detiene, esporta, ovvero mette in circolazione scritti, disegni, immagini od altri atti osceni di qualsiasi specie, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni e con la multa non inferiore a lire duecentomila. Alla stessa pena soggiace chi fa commercio, anche se clandestino, degli oggetti indicati nella disposizione precedente, ovvero li distribuisce o espone pubblicamente. Tale pena si applica inoltre a chi: 1) adopera qualsiasi mezzo di pubblicità atto a favorire la circolazione o il commercio degli oggetti indicati nella prima parte di questo articolo; 2) dà pubblici spettacoli teatrali o cinematografici, ovvero audizioni o recitazioni pubbliche, che abbiano carattere di oscenità. Nel caso preveduto dal n. 2, la pena è aumentata se il fatto è commesso nonostante il divieto dell’Autorità. »

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« Art. 529: Agli effetti della legge penale, si considerano “osceni” gli atti e gli oggetti, che, secondo il comune sentimento, offendono il pudore. Non si considera oscena l’opera d’arte o l’opera di scienza, salvo, che, per motivo diverso da quello di studio, sia offerta in vendita, venduta o comunque procurata a persona minore degli anni diciotto. »

« Art. 725: Chiunque espone alla pubblica vista o, in luogo pubblico o aperto al pubblico, offre in vendita o distribuisce scritti, disegni o qualsiasi altro oggetto figurato, che offende la pubblica decenza, è punito con l’ammenda da lire ventimila a due milioni. »

In Italia, quindi, la pornografia rimane teoricamente illegale, tant’è che fino alla metà degli anni ’80 i sequestri nelle edicole, le retate nei night club etero e nei locali gay erano molto frequenti (e in effetti questo fu uno dei motivi che portarono alla nascita dei locali convenzionati con Arcigay, che risultando circoli privati non erano più soggetti alle limitazioni legate agli "atti osceni in luogo pubblico"). Fortunatamente, alla fine degli anni ’80, la nostra giurisprudenza ha stabilito che questi articoli sono validi solo fino a un certo punto. In parole povere: il reato non sussiste quando la pornografia si rivolge direttamente agli interessati (maggiorenni) che siano ben consapevoli di quello che cercano. Il tutto vale anche per gli spettacoli osceni di tutti i tipi (audizioni comprese). Questo spiega perché i sexy shop non possono esporre materiale in vetrina, perché le pubblicazioni v.m.18 devono avere delle sezioni a parte (possibilmente interdette ai minori) o in caso contrario devono avere copertine soft o al massimo allusive, rimanendo ben impacchettate nel cellophan.

Quindi nel nostro paese la pornografia non è mai stata propriamente legalizzata (anche perché legalizzarla ufficialmente avrebbe scatenato le ire del Vaticano), piuttosto viene "legalmente tollerata" in certi casi, senza contare che chi la produce rischia da sempre di incorrere nei reati di "atto osceno in luogo pubblico" e "favoreggiamento della prostituzione". Nonostante tutto, dal dicembre 2008, chi produce materiale hard in Italia deve vedersela anche con una porno tax che preleva il 25% dei suoi guadagni, e che probabilmente sta affossando definitivamente un settore che nel nostro paese partiva già svantaggiato, in particolare per quel che riguarda l’hard gay (e questo spiega perché Lucas Kazan ha scelto di avere la sede legale negli Stati Uniti, anche se continua a girare e a fare casting anche in Italia, dove mantiene comunque una base logistica). Certo la pornografia non è mai stata così accessibile, visto che internet e le nuove tecnologie – per fortuna – hanno una carattere sovranazionale, tuttavia resta il rammarico di dover constatare che dalle nostre parti ciò che detta legge rimane ancora l’ipocrisia… Tant’è che la porno tax non si applica a chi produce video dove il sesso è solo simulato! A voi giudicare.

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di Valeriano Elfodiluce