LA FUITINA GAY

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La fuitina gay, ossia la fuga di un ragazzo con un altro ragazzo (o di una ragazza con un'altra ragazza). Una fuga che è insieme ribellione, sogno d'amore...

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«Vivi da solo?», mi chiedono generalmente in chat quando hanno intenzione di venirmi a trovare per visitare a fondo le mie zone intime.
«In un certo senso», rispondo io.
Non è snobismo, credetemi, semplicemente credo di non poter dire di no, visto che non vivo coi miei genitori o con nessuna persona che possa controllarmi. Ma nemmeno trovo onesto dire di sì, considerato che divido casa con altre sei persone, di genere variabile, tra l’etero dissociato, il gay velato, il gay scoperto, il gay pacchiano e la donna frociarola.
«Ma sanno di te?», è la domanda successiva. «Credo lo sospettino», rispondo. Oppure, se dico che sono gay anche loro, ecco insinuazioni su orge e porcate varie. Alcuni addirittura rinunciano a venirmi a trovare, spaventati da qualcosa che non si può riassumere in una sola parola ma solo nelle cifre intascate dai loro analisti.
Detto questo, va da sé che dividere casa in sette, specialmente in un ambiente creativo e isterico come questo, non è cosa semplice. Ma alle quotidiane battaglie per l’uso dei bagni o di internet, alle mille antipatie e incomprensioni, si aggiungono però non pochi aspetti positivi. Su tutti, quello che succede sempre qualcosa di nuovo e, di conseguenza, che si avrà sempre qualche storia da raccontare. Come la storia del cugino siciliano.
In occasione infatti di uno dei tanti incontri tenuti dal nostro vicino pontefice (curioso quanti gay ci siano in questa “zona sacra”!) in casa nostra è arrivata un’ondata di cattolicesimo attivo, ossia la zia della mia coinquilina con i tre figlioletti. Con discrezione non mi sono intromesso più di quanto non mi fosse consentito dal mio senso dell’umorismo.
La visita è stata brevissima e non mi è rimasto in seguito che il ricordo vago di tre adolescenti, due femmine e un maschio, ma soprattutto di quella madre determinata, bigotta e un tantino sospettosa del nostro arredamento (comunque precedentemente “depurato” da ogni contaminazione blasfema e da qualsiasi esplicita e sconveniente ostentazione della nostra sessualità).
Dopo qualche mese sento la mia coinquilina gridare (come suo costume) al telefono: “Nonna, ma se lui è gay mica ci si può fare niente….
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Dopo qualche mese sento la mia coinquilina gridare (come suo costume) al telefono: «Nonna, ma se lui è gay mica ci si può fare niente. Bisogna accettarlo com’è!». All’altro capo del telefono non c’era però una persona anziana scandalizzata, ma semplicemente preoccupata perché quello che era successo aveva spiazzato tutta la famiglia, mescolando ad una rivelazione sconvolgente un preoccupante seguito.
Era successo che il candido papa boy, sul quale pochi mesi prima non avevo posato gli occhi più di tanto (non ricordo nemmeno perché), e che aveva comunque raggiunto la maggiore età con tutto quello che ne consegue, fino ad allora aveva tenuto nascosta la propria sessualità a tutti, compresa la cuginetta, nonché mia mia coinquilina e una della più celebri frociarole del centrosud.
Sfruttando però i giorni di vacanza dei suoi ed il fatto di avere casa tutta per sé, aveva progettato di ospitare un ragazzo conosciuto in chat, finendo poi per trovarcisi talmente bene da non voler più tornare alla vita di prima quando i genitori fossero tornati. Ed aveva così deciso di fare la classica fuitina (vedi www.demauroparavia.it/46541)
Al sud è un’usanza ormai consolidata degli innamorati con problemi di carattere economico: due ragazzi si amano e decidono di restare uniti nonostante tutto, quindi prendono e scappano insieme, fino a che la cosa non diventa ormai irrevocabile. Un topos del nostro Mezzogiorno più estremo, magari un po’ sbiadito in quest’epoca più tollerante, in cui si viene molto più incontro ai figli. Purché la coppia sia composta da due persone di sesso opposto.
Ecco allora come rendere nuovamente frizzante quest’antica tradizione, simbolo stesso di un amore che è più forte di tutto e di tutti. Ecco allora la fuitina gay, ossia la fuga di un ragazzo con un altro ragazzo (o di una ragazza con un’altra ragazza). Una fuga che è insieme ribellione, sogno d’amore e talvolta anche improvviso coming out. Ma pure giusto contrappasso per alcuni cattolici estremisti, nella speranza che si sveglino un po’.
Flavio Mazzini, trentenne, giornalista, ha deciso di prostituirsi con uomini per raccontare le proprie esperienze nel libro Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005). Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.
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di Flavio Mazzini

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