MI RIMETTO SUL MERCATO!

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Perché a volte mi viene il dubbio di non essere abbastanza infame per fare lo scrittore e di essere più bravo (e più utile) come prostituto...

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Luttazzi e Grillo mancano in Rai da anni, eppure non se ne parla come invece del gran ritorno del Maurizio Costanzo Show, dopo pochi mesi. Sarà anche per merito della prima uscita pubblica dopo lo scandalo di Lele Mora e Fabrizio Corona. Decido di seguire il programma, ricco di tanti amici e beneficiati di vario genere, e resto folgorato. Dal culo di Mora.
Devo ammettere che Corona è decisamente più sexy, nonostante il sottopancia lo voglia “imprenditore fotografico”. Ricordo che toccò anche a me un sottopancia bizzarro quando presentai il mio primo libro a Mediaset. Parlai del sesso fatto con preti e uomini sposati, di rapporti canonici e perversioni di vario genere ma, anziché “scrittore” o anche “scrittore cialtrone”, ebbi il sottopancia “ex escort“. Si vede che Corona, oltre che più bello è stato anche più bravo a vendersi. Eppure i miei pensieri più che a lui vanno ancora al culo di Mora.
Non tanto perché si è dichiarato pubblicamente omosessuale e, nei servizi sulla sua mega villa era sempre circondato da bononi di ogni sorta che, tra un tuffo in piscina e un bagno di sole, dovevano massaggiare a turno i piedi al re dei Vip. Sono certo che avrà avuto la fortuna di divertirsi con ragazzoni che io mi sognerei, alcuni dei quali magari divenuti nel frattempo celebri. Eppure il suo culo mi richiama principalmente la poltrona sulla quale è seduto, davanti a milioni di spettatori e mi chiedo cosa dovrei fare perché al posto del suo ci sia il mio di culo.
D’altronde, prima di lui anche Moggi, la Marchi e la Franzoni sono stati invitati in Tv per raccontare la loro verità, generalmente in assenza di accusatori. Mi chiedo allora come fare per esserci anche io. Non ho ancora truffato o minacciato nessuno, non ho segregato arbitri o falsato campionati, tanto meno ucciso figli. Eppure garantisco a Costanzo e alla Rai che saprei cavarmela anche io, basterebbe darmi fiducia.
Sì, dopo il primo, ho scritto un libro meno porcello…
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Sì, dopo il primo, ho scritto un libro meno porcello, che mostra che i gay vengono da famiglie “tradizionali” e non vogliono distruggerle, che non siamo pericolosi per la società e che siamo diversi solo dall’idea che molti ancora hanno di noi. Però spero che nessuno si faccia contagiare dal buonismo apparente, perché sono tanto cattivo anche io, privo di scrupoli, un “ex escort” con un tocco di cialtroneria che funzionerebbe in Tv. Credetemi.
Perché temo di non averlo fatto capire ancora, visto che quando la Rai ha trasmesso “Il padre delle spose”, nessun giornalista ha preferito chiedere un’opinione sull’argomento a me piuttosto che a chi criticava la fiction, dichiarando di non averla vista. Non mi hanno nemmeno chiesto in che bagno faccio la pipì, ora che non ci sono più clienti pronti a pagarmi per fargliela addosso.
E quando i radicali hanno “dissacrato” la Camera con le statuine gay, il giorno dopo, alla presentazione del mio libro nella quasi totale assenza di stampa – con l’eccezione di Radio Radicale – ho chiesto a Daniele Capezzone se gli unici modi di attirare l’attenzione per chi non è abbastanza cattivo restino le provocazioni spicce: i gessi del Presepe, i cessi per transgender o gli eccessi del Pride, per cui pure tanto ci biasimano.
Infine, a tre mesi dalla pubblicazione, finalmente un tizio in chat deve aver capito che sono un individuo senza scrupoli e mi ha proposto di aiutarmi a diffondere il libro se andrò a letto con lui. Mi sono fatto due conti e ho concluso che, avendo fatto io il prostituto e non essendo lui brutto, probabilmente accetterò.
In fondo in questi dodici mesi di collaborazione con gay.it ho ricevuto da giovani (e meno giovani) parecchie richieste di consigli su come cominciare a prostituirsi. Adesso è ora di invertire la tendenza e di rimettermi sul mercato. Per ora solo con chi potrebbe aiutare questo mio ultimo nato, facendolo conoscere anche al di fuori dell’ambiente gay.
Se poi, in futuro, non sarò riuscito a compiere nel frattempo alcun grave delitto (oltre quelli contro la lingua italiana) che possa mettermi in buona luce presso i nostri amici del piccolo schermo, quando al posto del culo di Mora ci saranno quelli dei coniugi di Erba o del mio nipotino, che per adesso si limita a far esplodere i gatti, mi arrenderò all’evidenza che non posso fare della scrittura il mio mestiere.
Spero che non sia così: sono sicuro che riuscirò a compiere qualche grossa carognata anch’io. Ma se proprio andasse male e non riuscissi nemmeno a eliminare la mia vicina di casa che sembra non chiedermi altro da quando abito qui, beh… vorrà dire che, nonostante l’età non più verde, sfrutterò la mia esperienza e mi convincerò a tornare a tempo pieno a ciò che meglio mi riesce: il prostituto. In fondo, ognuno ha un suo ruolo nella società.
Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista “dall’interno”, e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.
Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.

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di Flavio Mazzini

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