‘NO SEX’: LA PAROLA I LETTORI

Intervento conclusivo sui giovani che dicono di non volere solo sesso. Tante le mail giunte all’autore dell’articolo. Tra insulti e applausi, una fotografia dell’erotismo tra uomini.

«A proposito dell articolo ‘NO SEX, PLEASE‘, che dire: sante parole! Era ora che qualcuno parlasse e codificasse questo inquietante fenomeno, che lascia noi maturelli sgomenti». Come promesso, chiudo il dibattito lasciando la parola ai lettori, tra cui il signore di cui sopra che riflette: «Una volta il percorso era: a 16 anni mi accorgo di qualcosa, a 18 sperimento sesso a più non posso, a 25…mamma sono gay…, a 35 si era pronti per la storia d’amore. Adesso è cosi: a 16 anni so gia tutto su di me, a 18 sono pronto per la storia della mia vita, a 25 mamma non sono gay ma sono io e basta, a 35 farò sesso a più non posso con qualunque cosa».

Lungi da me però la tentazione di dar spazio solo alle “ragioni” dei 30-40enni; ecco dunque chi non ci sta e parla di «Rapporti meccanici dei trentenni contro rapporti romantici E VERI dei 20enni». Curioso che, nonostante il disaccordo di fondo, i giovani condividano la distinzione generazionale, anche se alcuni over trenta si dissociano dai propri coetanei: «Vedere questi lupi affamati che spesso tornano a casa con le ossa rotte mi rende anche un po’ triste». L’autore della mail si dice un No Sex, privando di sua iniziativa la definizione delle valenze denigratorie. Ne esalta l’aspetto romantico e lancia un appello «ai no sex boy: non lasciatevi trascinare da lupi travestiti da agnelli e siate sempre come volete essere, che a non perdere la propria dignità si riceve una gratificazione maggiore di tutto il resto».

Se lui crede che io mi senta «colpevole per non essere riuscito ad essere un no sex boy», meno tenero è un ragazzo che mi accusa: «Da trentenne senza illusioni, ex-marchettaro che non le aveva manco a 18, ti infastidisce vedere questi ragazzini che anziché dare il culo all’ingrosso hanno l’impudenza di volere cercare qualcosa di più…», ma poi aggiunge: «anche se essendo umani come tutti ogni tanto “cadono in tentazione”..».. A buon intenditor…

Un altro mi considera «persona sommamente subdola e cinica, che pur di raggiungere i suoi obbiettivi non esita ad ingannare ed illudere (e cosa ancor più grave incoraggia a farlo) persone con sentimenti, per esaurire l’effetto di 3-4 pasticche di viagra ingurgitate per tenere su ciò che ormai sta giù». Poi, dall’insulto passa alla confidenza: «la nostra non è una tattica per giocare a cappuccetto rosso, ma il bisogno di chi si sente solo di trovare qualcuno che con cui potersi aprire del tutto, con cui stare ore in silenzio senza per questo sentirsi in imbarazzo».

Non proprio la stessa opinione di un 38enne che si sente già “superato” in una delle sue ormai rare recenti escursioni in discoteca: «Ero come “Alice nel Paese degli stupefatti”. Non solo ho avuto la sensazione che non ce ne fosse uno che non fosse sotto effetto di qualche sostanza, ma come dici tu, avevano tutti un’aria da “extra-terrestri”. Un’aria del tipo: mi faccio ore in palestra, mi sfumo il cervellino tra droghe e alcool, ho lo sguardo smarrito che cerca protezione però non te lo do!».

Proprio sul darlo o meno esistono molti dissidenti tra le fila dei giovani, che troppo a lungo si sono sentiti «in colpa di fronte a quelli che in chat ti insultano se solo osi dire che cerchi una sana e robusta scopata. Che stupido sono! Ci sono cascato in pieno!». Un 25enne è «stufo dei ragazzi(ni) che mi dicono che è finita col tipo conosciuto per chat, frequentato per pochi giorni (ma come, non era il grande amore??) e che magari vive a decine di km di distanza… Se sei sincero, per non ferire nessuno, e ammetti che cerchi piacere vieni disprezzato, a questo punto lo vogliono loro di essere trattati così…».

Qualcuno ne fa una questione geografica: «Per qualche ragione a me ignota, mi accoppio disordinatamente molto di più nei tre mesi (circa) che sto a Palermo che non nei 9 che sto a Pisa. Mi sembra che le 20enni siciliane sappiano come spassarsela molto più facilmente e con leggerezza delle coetanee nordiche». Opinione non condivisa a Bari, dove «nonostante Nicky e il Pride, anzi proprio per quello – lo sport/moda imperante sembra essere “I want to be Britney Spears“. 20-25enni al massimo che per chat ti dicono solo “no, vengo solo per un caffè” e poi vengono, oh…. oh…. oh… se vengono!»

In molti mi ringraziano per aver aperto loro gli occhi, un 27enne addirittura per aver scritto quel che lui va dicendo da tempo in chat, finendo più volte bannato. Qualcuno, al contrario, mi accusa di non dare il buon esempio, di ignorare il sacrificio di quanti si sono fatti «ammazzare per far capire alla gente che noi amiamo come gli altri, che non siamo solo una perversione» e che se oggi io ho «la possibilità di parlare liberamente e dire tutte le cazzate che hai scritto è anche grazie a loro. C’è gente invece che muore per l’hiv preso nelle dark room, che muore perché troppo triste e delusa per darsi una speranza. TI PREGO NON FACCIAMO ARRIVARE LA GENTE A QUESTO PUNTO».

Meno apocalittico il ragazzo che mi chiede: «Ti è mai saltata in mente l’idea che magari dietro questa concezione materialista dei “no sex, please” possano nascondersi anche persone che credono nei valori che cercano?» Assolutamente sì. Credo che non tutti i ragazzi che si dicono romantici e che cercano l’amore siano poi dei cinici spietati, sensibili solo con se stessi e con le proprie zone intime. Non si può generalizzare da una parte ma nemmeno dall’altra. Oppure torniamo alla verità unica e inconfutabile che tanto critichiamo?

Per cui, tra complimenti venati di malinconia e insulti risentiti, mi piace concludere con questa mail: «esistono anche dei poveri sfigati di provincia come me che seppur siano dei bei ragazzi vivono incatenati nei vecchi pregiudizi bigotti. Seppure rispetto ad anni fa c’è una tolleranza maggiore non credere che le sofferenze siano state cancellate. Almeno per me gli ostacoli sono tanti e fra i primi il tanto desiderato sesso».

Non che voglia appropriarmene ma mi sembra un appello anche questo, del tipo “Chi può lo faccia”. Mi sbaglierò anche stavolta?

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Flavio Mazzini, trentenne, giornalista, ha deciso di prostituirsi con uomini per raccontare le proprie esperienze nel libro “Quanti padri di famiglia” (Castelvecchi, 2005). Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso. Per scrivere a Flavio Mazzini, clicca qui.

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di Flavio Mazzini