Passione per la nuca? Sì, nuca

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Non ci sono solo culi e tette (si fa per dire): a chi ci crede monotematici rispondiamo che il corpo di un uomo può rivelare prospettive erotiche inimmaginabili.

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Lettori, amici, concittadini. Intorno al sesso qui si scambiano opinioni, si raccontano vicende personali, si toccano argomenti che spaziano (per mia fortuna) dal "cosa si fa" al "come", "con chi", "dove", "in quale posizione", concentrandosi su questa o quella parte del corpo e su numerose fantasie, realizzate e non. Meglio: realizzabili e non.

Capita allora di sentirsi dire che è giusto/ingiusto, utile/inutile, eccitante/disgustoso, ecc. discutere di una certa cosa e in un determinato modo. Ma ancor più capita che mi si facciano notare alcuni argomenti che non ho trattato. Approfitto allora per spiegare che non l’ho fatto perché aspettavo il momento giusto. Oppure perché non mi era venuto in mente, come nel caso della nuca.

Sì, perché pare che un mio coinquilino abbia una discreta passione per la nuca dei maschi. Invece io, che pure sono sempre stato convinto – passatemi il becero paragone col generoso suino – che di un corpo maschile non butterei via niente (ovviamente di uno che mi piace), alla nuca non credo di aver mai fatto caso. Eppure, non stupisce che possa avere i suoi ammiratori.

Un paio di settimane fa avevamo indicato nel pacco – ancora più che in ciò che nasconde – una zona ad elevato tasso erotico. In passato ne avevamo individuate altre, ma tante ancora potremmo sezionare, confessando come, in un certo pomeriggio "che ormai cede alla sera", "quando la mosca cede alla zanzara", l’occhio si incolli proprio lì.

"Lì" potrebbe essere qualunque cosa: un piede sensualmente poggiato su un leggero infradito oppure nudo su un pavimento, una caviglia che spunta da un jeans sollevato o un polpaccio sotto un pantalone più corto, un ginocchio malandrino o una coscia che uno sportivo massaggia dopo uno scontro con un avversario. Le mani dell’uomo alla biglietteria della stazione o il collo del ragazzo poggiato sul finestrino del bus, quello sguardo di ghiaccio o di brace ardente, labbra tumide sotto un nasino alla francese o sotto uno più deciso, con intorno una folta chioma ma anche con una rasatura virile, per non parlare dei fianchi quando si congiungono al bacino e di quei pelacci che fanno capolino da una camicia sbottonata…

L’elenco di ciò che può essere sensuale in un uomo, anche limitandosi a mere pezzature corporee, potrebbe continuare a lungo. Dettagli belli di per sé ma ancora di più perché inseriti in un bel contesto e che spesso scopriamo imbattendoci in essi per caso. Come quando capita di sedersi su un mezzo pubblico o in una grande aula studio e ci si sorprende… "Alcuni dunque ritengono di definire come embrione l’uovo fecondato nel corso delle otto settimane successive al concepimento, altri soltanto a partire da due settimane dalla fecondazione. Alcuni dunque ritengono di definire come embrione l’uovo fecondato nel corso delle otto settimane successive al concepimento, altri soltanto a partire da due settimane dalla fecondazione. Alcuni dunque ritengono…"

Ci si sorprende di aver trascorso l’ultima mezz’ora a rileggere la stessa frase del libro senza nemmeno averci capito nulla. Perché l’occhio evidentemente si alzava di continuo dalla pagina e puntava diritto – non se ne capisce il motivo, considerato che non siamo mai stati particolarmente attratti dalle orecchie – sul lobo destro del ragazzo seduto davanti a noi. Oppure su quella breve porzione di epidermide lì dove si sfoltiscono i capelli prima che venga inghiottita dal colletto della camicia. Un Limbo in cui, tutto sommato, non dovrebbe essere sgradevole trascorrere l’Eternità.

Chissà se è quella la parte che il mio coinquilino intendeva. In fondo, equivoci lessicali a parte, esiste una possibilità di scelta anche per mani e piedi, che hanno almeno due differenti facce, o per le gambe o per la bocca… ma non fraintendiamo: non è un fatto di macelleria. Ogni singola porzione del corpo non è bella solo di per sé ma anche per quello che rappresenta. Molto più delle intere partite di culi e tette (si fa per dire…) che ci vengono rifilate quotidianamente.

Ognuno ha le proprie passioni, i propri piccoli feticci. Celebrandoli tutte insieme, non mi illudo di aver esaurito l’argomento e attendo nuove proposte. Nel frattempo, visto che un amico mi ha fatto notare che non ho ancora parlato dei cinema porno, prometto che mi ci dedicherò presto. Prima che scompaiano del tutto, vittime del cinico progresso.

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

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