Porno attore per un giorno: a che prezzo?

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Sono sempre più i ragazzi gay attirati dal porno che cadono nel tranello di "una volta sola, chi vuoi che lo sappia". Ma nell'era di internet, tutto prima...

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Pochi giorni fa, durante una sessione di pettegolezzo, sono venuto a sapere da un mio amico che un nostro conoscente aveva appena girato un film porno. "20 minuti di ‘lavoro’ per 100 euro!". Non so perché ma nella sua voce sento quasi una punta di ammirazione.

"Beh, se ne facesse pure un vanto!", gli rispondo. "Fossi in lui non sarei poi così fiero di aver retto così poco tempo, e poi per 100 euro!". Ci scherzo sopra però penso che in effetti sputtanarsi così non ne vale davvero la pena anche perché non si tratta di un cameo in un film di Bertolucci e per una manciata di euro tanto valeva distribuire nelle cassette della posta i nuovi cataloghi di Euronics.

Questo del mio conoscente non è certo un episodio unico. Pur non essendo un habituè della villa di Hugh Hefner, conosco almeno altri tre ragazzi che hanno immolato le proprie grazie sull’altare della settima arte VM 18.

Ricordo ancora quando feci notare a uno di loro, tra l’altro laureando e con velleità di manager internazionale nel campo del marketing, che partecipare ad un porno non è certo uno skill richiesto nei colloqui che si sostengono nelle compagnie multinazionali. "Sì, ma i produttori mi hanno garantito che verrà distribuito solo in America", mi rispose con un’ingenuità tale che in confronto avrebbe fatto sembrare Cappuccetto Rosso la premier israeliana Golda Meir. "Hai mai sentito parlare di internet?", gli feci notare. Dalla sua espressione, evidentemente no. Con un po’ di gusto sadico e terroristico (devo ammetterlo) rincarai la dose: "Come puoi pretendere che un giorno un tuo collega invidioso, durante una riunione con l’amministratore delegato, non ti faccia le scarpe sostituendo le slides di power point con immagini di altre slides in pelle dove ci sei tu incaprettato e sodomizzato da due nerboruti in assetto da guerra?"

Fatto sta che a una settimana dall’uscita del capolavoro non solo tutto il mondo civilizzato conosceva ogni orifizio del suo corpo ma persino la nonna ne era venuta a conoscenza.

Il flagello di internet infatti non risparmia niente e nessuno, e se fino a una ventina di anni fa potevi pensare di tirare su un po’ di soldi partecipando a qualche film hard che tanto nessuno lo avrebbe mai saputo (il passamano dei porno su VHS, come sappiamo tutti noi nati prima degli anni ’90, era assai più lento e complicato) ormai non esiste magagna che prima o poi non possa saltare fuori. Dal momento quindi che non sei stato ripreso durante una recita della filodrammatica del dopolavoro ferroviario, se devi comprometterti la reputazione almeno fà di questa una professione.

C’è infatti uno strano fenomeno nel mondo gay che potremmo assimilare a quello del velinismo per le ragazze. E se per alcune di loro non c’è alcun problema, anzi anelano, a farsi scrutare da Antonio Ricci&Co con una telecamera che si muove come una sonda da rettoscopia in cambio di notorietà, serate "alla moda" e borsette di Gucci, anche nell’ambiente omosessuale, sembra che l’attore porno sia diventato un modello da ammirare quando non addirittura da emulare. Per carità, nessuno dice che nel nostro ambiente non ci siano ragazzi che al contrario registrano tutte le puntate di "Passaggio a Nord Ovest" e non tengano un mezzo busto in gesso di Torquato Tasso sul loro tavolo, ma è impressionante vedere (soprattutto in America) quanti ragazzi partecipino a porno produzioni in cambio di pochi dollari e una spruzzata di notorietà.

Sia chiaro, io non ho nulla contro l’industria del porno, e non lo dico con il tono con cui lo affermerebbe nei confronti di un nero un membro del Ku Klux Klan poco prima di appiccargli fuoco a casa. Davvero, io nutro un profondo rispetto per loro (e anche invidia dato che le mie doti naturali impallidiscono davanti alle loro e in questo campo lo studio e l’applicazione poco possono fare per sviluppare un talento altrimenti inesistente). Anzi! Riconosco a questa professione uno specifico ruolo sociale aiutandoci ad allentare la tensione in quei momenti di esuberi ormonali dimostrandoci quanto la doppia penetrazione non sia solo frutto della fantasia, ma penso anche che questo lavoro vada preso seriamente, esattamente come qualunque altro.

In più lo stigma sociale (e dei finocchi ancora di più e peggiore) è un fardello pesante da portare. Per questo resto sempre perplesso davanti alla porno decisione episodica di molti ragazzi di provare "una tantum". E lo sanno bene i veri professionisti del settore, che per quanto tentino poi di riciclarsi, a meno che non lo facciano diventando DJ nei White Party dei circuiti omoglobali o modelli di intimo in lattice, difficilmente trovano altri sbocchi professionali anche perché, cosa che li accomuna alle attrici "regolari", superata una certa età nessuno di loro riceve più buone scritture.

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