PrEP farmaco anti HIV in Italia? Lettera aperta al Ministro della Salute Lorenzin

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L'Europa ha dato il via libera al farmaco. Come si comporterà l'Italia a riguardo? La nostra lettera aperta.

Beatrice Lorenzin gay.it
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Egregio Ministro Lorenzin,
Noi di Gay.it da mesi seguiamo il dibattito scientifico relativo al Prep, il farmaco che recentemente l’EMA (la commissione medica della UE) ha approvato come farmaco di prevenzione per l’HIV.

C’è stato un dibattito in alcuni paesi europei tra i sostenitori del fatto che i gruppi ad alto rischio Hiv abbiano il diritto a ricevere il farmaco dal servizio sanitario nazionale e coloro che invece, visto il costo del farmaco, preferiscono lasciare al loro destino i gruppi ad alto rischio di contagio, per dedicare risorse ad altri gruppi di malati “moralmente accettabili”.

Ora che la Commissione Europea ha ammesso il Truvada come “profilassi da pre-esposizione per l’HIV” (PrEP), vorremmo porle alcune domande che noi riteniamo importanti:

– ci risulta che finora in Italia il Truvada venga dato dal servizio sanitario solo alle coppie eterosessuali sierodiscordanti (uno positivo, uno no) che vogliono avere un figlio. Le chiediamo se questo corrisponda a verità e, in caso affermativo, quali sono le valutazioni che hanno escluso i gruppi ad alto rischio di infezione dal ricevere il farmaco.

– per quanto riguarda il futuro, ci chiediamo se il Ministero della Salute ha intenzione di cambiare i gruppi di riferimento autorizzati a ricevere il farmaco e con quali motivazioni.

– le chiediamo inoltre se lei concordi sul fatto che le convinzioni ideologiche o religiose personali siano un ostacolo quando si tratta di raggiungere obiettivi di salute pubblica.

– come media LGBT riteniamo che per arrivare a una generazione AIDS-free (uno degli obiettivi che Hillary Clinton si è posta nella sua campagna per la presidenza USA >), sia necessario fare i conti con la realtà e non con le convinzioni morali. Questo significa riconoscere il fatto che esiste una percentuale di italiani (etero, gay, lesbo) che, nonostante tutte le informazioni fornite e le campagne di prevenzione, rifiuteranno sempre l’uso del preservativo. Siamo i primi a esserne consapevoli e a non approvare tali comportamenti, ma questo non ci autorizza moralmente a fingere che non esistano. Le chiediamo se, per realizzare l’obiettivo di un calo generale dei tassi di infezione, sia meno costoso in termini finanziari e di più generale costo sociale, fornire il PrEP a questi gruppi di persone, piuttosto che curarli una volta infetti.

Concludiamo questa lettera aperta augurando a lei e al governo buon lavoro, nella speranza di iniziare un dialogo aperto su un tema che riguarda la salute pubblica di milioni di cittadini italiani.

Giorgio Lazzarini (Gay.it)

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