Quando scade la data di fidanzamento?

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A 20 anni mi ero prefissato i trenta come l'età a cui sistemarmi con un fidanzato. E così la ricerca si fa sempre più spasmodica per rifuggire la...

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Un giorno sentii mia madre parlare con un’amica e riferendosi neppure io so a chi pronunciò la frase: "beh se un uomo dopo i trenta è ancora celibe deve avere qualcosa che non va". Io avrò avuto forse 8 anni ma quella sentenza così definitiva mi si impresse a fuoco nella mente e da quel momento iniziò a ticchettare un cronometro che aveva fissato a quell’età il termine ultimo per sistemarmi evitando così quell’aura da sfigato che aveva vaticinato mia madre.

Quella povera donna ovviamente all’epoca dava per scontato che il figlio di lì a qualche anno gli avrebbe garantito una nuora da odiare e delle nozze da supervisionare. Ma come è ben noto, le cose presero un verso un po’ differente rispetto alle sue previsioni. Ora sono qui. I trenta li ho passati da un po’ e mi ritrovo nel bel mezzo di quel "qualcosa che non va" che poco quadrava alla mia genitrice. Ma arrivare a metà strada dei trent’anni senza essere sistemato, tanto più nel nostro ambiente, non è certo una condizione così rara anche se il mal comune non indora la pillola e tanto meno consola vedere i profili Facebook dei miei ex compagni di classe o colleghi universitari (etero) avere nella casella del proprio stato sentimentale un "single" che pesa come una lapide mortuaria.

Insomma, alla soglia dei quarant’anni c’è ancora motivo di sperare o tanto vale mettersi l’anima in pace e la mano sul portafogli investendo in prezzolate attenzioni di virgulti immigrati dal caldo tropico del capricorno? Il fatto vero è che essere omosessuale in una grande città come Roma o Milano è piuttosto complicato e a quest’età è più facile venir scarnificato vivo da una colonia di formiche mannare che trovare marito. In una metropoli infatti le occasioni di incontro sono inversamente proporzionate alla garanzia che questi diventino una relazione che superi l’alba successiva.

Qui la concorrenza è spietata e i ventenni si moltiplicano come se gli allarmi del Censis che da 30 anni lamenta una crisi demografica non fossero mai stati diramati. Tra l’altro a meno che non abbiano un gusto per l’attempato che io azzardo a definire "perversione", è piuttosto normale che cerchino coetanei piuttosto che dei candidati ideali per il remake di Cocoon. Allo stesso tempo i miei coevi sembrano essere stati risucchiati in un vortice spazio temporale. Di gente con il prefisso "7" davanti alla cifra finale della loro data di nascita se ne trovano sempre di meno. Forse seguendo l’esempio di Porsenna si sono ritirati a vita privata sublimando la carenza di un compagno con la cura di un giardino o forse sono emigrati all’Estero in cerca di maggior fortuna.

Fatto sta che io in giro ne trovo sempre meno. A venti anni mi ero prefissato i trenta come l’età della discrezione. Mi sarei sistemato con un bravo ragazzo e avrei abbandonato le scene smettendo di dimenarmi come una menade sulle piste da ballo. A 30 ho rimandato il passo d’addio ai 35. A 35 ho smesso di darmi una scadenza.

Al di là infatti dell’indubbio piacere di andare per locali perché lì "i drink sono fantastici e la musica è quella che piace a me", ammettiamolo, quello che ci muove è l’illusione di trovare la propria anima gemella, anche se questa si riflette nel mosaico di specchi di una palla stroboscopica invece che nella tazza di un tè servito in un circolo letterario.

Lo so che la prospettiva può sembrare poco romantica ma del resto se si escludono discoteche, bar, saune, chat e outlet in Valdarno è piuttosto difficile trovare altrove un uomo a cui piacciono altri uomini. Una mia collega dice che sbaglio i giri, che dovrei provare altrove, che i locali non funzionano. Ma come far capire a una ragazza bella, bionda e con due tette che a stento la fanno respirare comprimendole la carotide che per i gay ci sono meno occasioni d’incontro fuori da "quei giri" e che è piuttosto raro accada in un incontro casuale mentre entrambi cercano la stessa marca di caffè lungo gli scaffali di un supermercato? 

E così la ricerca si fa sempre più spasmodica e anche se il ticchettìo biologico non è assordante come quello di una donna che a 40 anni guarda terrorizzata la data di scadenza dei suoi ovuli, per un gay la prospettiva di passare la vecchiaia da solo, avvolto in una vestaglia di raso color glicine, ascoltando le canzoni di Marcella Bella, Loredana Bertè e tutta quell’infilata di nostalg-singer che fanno tanto finocchia di fine secolo al cui paragone il protagonista di Morte a Venezia sembra un comico de La sai l’ultima?, lo porta a cercare spasmodicamente un fidanzato.

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