Quei gay che amano donne: perversione o esplorazione?

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Ci sono gay che lo sono stati fin da adolescenti, senza mai imbattersi in una relazione etero. Ma altri hanno sinceramente amato una donna. Tentativo di "curarsi" o...

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Io sono un gay D.O.C.

Non ho mai avuto rapporti con donne, non le ho mai desiderate né le ho usate a fine terapeutico per tentare una disperata quanto inutile "guarigione" dall’omosessualità.

È pur vero che all’età di 16 anni non avevo ancora capito che differenze anatomiche ci fossero tra maschietti e femminucce (tabù è un termine fin troppo spregiudicato per definire come il sesso fosse argomento di conversazione in famiglia) anche perché c’è da dire che la mia sessualità si è svegliata piuttosto tardi rispetto ai miei coetanei. Inoltre non ero certo il fico del gruppo quindi le ragazze, in mancanza di altri maschi nelle vicinanze, piuttosto che provarci con me avrebbero preferito impacchettarsela per spedirla come aiuto umanitario nelle zone depresse dell’Africa centrale insieme a latte in polvere e vestiti usati.

Arrivato a 18 anni gli ormoni iniziarono finalmente a fare il loro dovere stimolando la mia curiosità, che mi portò a scoprire che le donne avevano la vagina mentre i maschi il pene e di quest’ultimo ne diventai subito un estimatore. Quindi, senza perdere altro tempo attraversai immediatamente la sponda senza aver fatto neppure una passeggiata esplorativa tra i rigogliosi prati muliebri.

È per questo che con una punta d’orgoglio mi definisco un gay puro (non ovviamente nell’accezione morale del termine).

Così come per me, mi ero dunque convinto che tutti i gay avessero consapevolezza di quello che erano fin dal primo vagito e che per questo, tolta un’esigua minoranza costretta da imposizioni sociali, nessuno di noi avesse mai avuto rapporti sessuali o relazioni con delle ragazze.

Ma mi sbagliavo.

Ho amici che a differenza mia si sono resi conto della loro tendenza ben oltre la pubertà, ben oltre la maturità e alcuni quasi a un passo dalla pensione.

Ero convinto all’inizio che fosse semplicemente un atteggiamento di negazione nei confronti di una verità che proprio non ti mette in uno stato di gioia ed esultazione tale per cui appendo festoni per casa con su scritto "evviva sono gay!!", ma su questo mi sono dovuto ricredere.

Molti dei miei amici non solo hanno avuto esperienze sessuali con donne, ma ne sono anche stati convincentemente innamorati.

La mia visione integralista dell’omosessualità mi aveva portato a credere che la mia esperienza dovesse essere la stessa per tutti e che fuori da questa c’era spazio solo per l’ipocrisia e la frustrazione (ah, la presunzione adolescenziale) e mi ci è voluto un po’ per rendermi conto non solo che io non fossi "misura" dell’universo ma che la sessualità e il sentimento, per quanto complicato da spiegare, non sempre si incastrano tra di loro come parti di un motore.

Si può dunque aver amato una ragazza alla follia senza per questo mettere in discussione la propria omosessualità? Dopo qualche decennio di esperienze ascoltate direi di sì, rispolverando la sempre valida teoria della sfumatura di grigio.

Non essendomi pero (ancora?) mai trovato a vivere un’evenienza del genere mi resta tutt’ora piuttosto difficile capire fino in fondo come un lato così predominante della nostra essenza possa spuntare fuori all’improvviso, inaspettatamente, eppure non ho motivo di credere che non possa accadere. E non parlo neppure della mitologica categoria dei bisessuali che, a detta delle leggende, vivono in uno stato continuo di indistinguibilità dei generi.

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Mi riferisco a quella percentuale variabile di eterosessualità che è in ognuno di noi e che anche i nostri dirimpettai etero, se non afflitti da un machismo di facciata, potrebbero ammettere serenamente.

Insomma mi chiedo se non sia possibile in certe condizioni che non prevedano necessariamente la scolatura di 12 bicchieri di gin tonic né l’abiura della propria identità sessuale, di poter vivere un’infatuazione per qualcuno del sesso opposto come un’esplorazione che completi la conoscenza della nostra emotività.

Certo il cinema è il territorio dove i sogni (e la fantascienza) prendono forma ma ripenso a film come "Diverso da chi?" (in foto, ndr) o all’orribile "The next best thing" e oggi, superato il mio periodo di militanza dura e pura, provo a immaginare se sarebbe potuta capitare anche a me un’esperienza del genere se non avessi serrato ostinatamente la porta della mia sessualità per evitare che si aprisse su stanze nelle quali non volevo assolutamente entrare.

A volte siamo tanto presi dall’essere così "gay" che rischiamo di lasciarsi sfuggire l’occasione di entrare più profondamente in contatto con la nostra sfera sentimentale tenendoci aperte anche altre possibilità senza che questo metta in discussione la nostra identità o la fiera denominazione di origine gay controllata.

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