Intervista a Rocco Siffredi: “Ho fatto sesso gay. E allora?”

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Il film caso, la sua vita, i momenti down e la voglia di ripartire più forte di prima: fermi tutti, parla Rocco!

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Rocco Siffredi è per la pornografia quello che Madonna, Cher e la Streisand sono per il mondo gay: una leggenda vivente. Sua madre avrebbe voluto facesse il prete e lui, per accontentarla, è diventato un attore porno di serie A, dedicando la sua intera esistenza ad un unico Dio: il sesso! Ma per il Re indiscusso dei film a luci rosse, è arrivato il momento di appendere al chiodo i suoi famosi 26 cm e, dopo aver portato in giro per il mondo alta la bandiera del made in Italy, l’inarrivabile nonché inimitabile Siffredi, approda al cinema con un documentario inedito sulla sua vita più privata. Infatti, dal 31 ottobre al 3 novembre, arriva nei migliori cinema italiani, dopo aver già conquistato l’ultimo Festival di Venezia, “Rocco”. Un film evento di 105 minuti che racconterà la vita di un mito: dall’inizio alla fine.

Dal porno al cinema. Cosa le è successo?

(Ride, ndr) Nulla, mi creda. Mi andava di condividere con i miei fan, ma anche con i più curiosi, la mia storia. La mia vita e il mio lavoro. Raccontarmi così a fondo non è stato facile. E’ stata una vera e propria terapia. E pensare che poco prima di iniziare mi dicevano: “Il porno ti distruggerà. Ti farà male, morirai di AIDS e non avrai mai una famiglia!

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Non ha paura di distruggere il suo mito con questo film?

Assolutamente no! Io non sono legato alla mia immagine e sono, da sempre, un uomo libero. Quando morirò, morirò e non dovrò proteggere nessun mito.

Ora che appenderà la sua fortuna al chiodo, cosa farà?

Continuerò a fare il produttore porno, anche se dicono che senza di me non sarà più la stessa cosa.

Lo pensa anche lei?

Non sono così presuntuoso, ma posso confermare che le nuove leve, quando girano davanti a me, entrano in confusione. Inoltre, continuerò a formare nuovi porno attori e vorrò aiutare coppie e singoli a ritrovare un po’ più di fiducia in loro stessi.

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Si è mai chiesto chi potrà essere il suo erede?

Mia moglie mi ripete incessantemente di smetterla di cercarlo, perché non esiste.

Sono cambiati negli anni i cachet per i porno attori?

Non tanto. Quantomeno non tanto per gli uomini. Iniziai a fare il produttore nel ’92, perché volevo guadagnare anche qualcosa in più, soprattutto in termini di diritti.

Ha due figli. E se uno dei due le dicesse: “Papà, sono gay?”

La verità? Non avrei alcun problema, anzi. Per me la sessualità è libertà. La nuova generazione, sempre secondo il mio pensiero, sta diventando totalmente bisessuale. La chiamerei Allsex. Pensi che anche su di me, ogni tanto, ho quel dubbio..

Piuttosto, in un’intervista a La Zanzara parlò di un’esperienza omosessuale. Conferma o smentisce?

Ci sono stati dei momenti, nella mia vita, che a decidere non ero io, ma il mio corpo. Ho visto recentemente Shame, di Steve McQueen, e quel film rappresenta il mio percorso. Io, rispetto a molti altri attori, non ho mai avuto problemi a girare scene dove magari si stimolava il mio lato b ed ho sempre trovato ridicolo, mi creda, tutto quel “machismo”.

Che ricordo ha di quell’esperienza?

Un’esperienza come tante.

Non le creò problemi con sua moglie?

No! Io e mia moglie vedemmo il documentario ancor prima dell’intervista a La Zanzara, e mia moglie si dimostrò, anche in quell’occasione, una donna molto intelligente. Se il nostro matrimonio ancora funziona è solo ed esclusivamente grazie a lei. Una donna meravigliosa.

Le hanno mai proposto di girare un film porno gay?

Infinite volte.

E perché non ha mai accettato?

Perché comunque sono attratto dalla femminilità. Dalle donne. Gli uomini, per quanto affascinanti, non sono femminili e non riesco a farmeli proprio piacere. Però le posso confermare che io, rispetto a molti altri attori, non ho mai avuto problemi a girare scene dove magari si stimolava il mio lato b.

Come giustificherebbe quest’attrazione compulsiva nei confronti del mondo trans?

E’ tutta colpa della nostra educazione. Negli anni passati in particolar modo ma forse ancora oggi, c’era sempre questa tendenza a voler ghettizzare tutto. Il sesso veniva sempre accompagnato al sentimento, all’amore e mai alla passione. La religione, senza dubbio, avrà influenzato le menti dei benpensanti, ma tutta questa frustrazione ha fatto si che poi ci fosse questa morbosità nei confronti del mondo trans. Non a caso, in Italia, c’è forse la più alta concentrazione di transessuali.

Lei ha anche girato con delle transessuali, o sbaglio?

Non ho mai girato personalmente, ma ho prodotto solo tre film con delle transessuali. 

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