Scegliere l’astinenza

C’è chi preferisce al sesso fatto “tanto per” un periodo di casta riflessione. C’è l’astinenza forzata, quella scelta liberamente, ma, alla fine, ognuno deve capire bene ciò di cui ha bisogno.

Ricevo e riporto la seguente mail:

Il sesso ha mille sfumature, l’erotismo innumerevoli varianti. Permea la visione del mondo di ciascuno di noi e per ciascuno assume una connotazione unica e irripetibile. Ma in un Paese come il nostro è ancora così difficile incontrare (tranne che per chi vive in grandi aree metropolitane ed è gay ed egosintonico), un partner (solo sessuale o anche affettivo) che faccia a caso  nostro, una persona del "medesimo orientamento omosessuale"?

Io, pur abitando a Torino, trovo che la ricerca sia difficilissima (forse perchè non rientro in certi canoni estetici) e gli incontri nelle saune o nei luoghi di battuage mi lasciano con un retrogusto amaro in bocca. Così mi accorgo (ma penso di non essere il solo) che in fondo il sesso non è così importante se vengono a mancare altri requisiti minimi (attrazione reciproca, una certa affinità, ecc.). Alcune persone della necessità fanno virtù: si astengono. Non perchè lo considerino moralmente migliore, ma per mancanza di carne appetibile. Di contro, si va formando un esercito di allupati che, per emulazione o altro, perdono gradualmente il  proprio universo eroticamente fervido, fremente e luminoso per colpa di esperienze coatte che alla lunga stomacano e deprimono.

Non vorrei si prendesse il mio discorso come lo sfogo del represso o sfigato di turno. Non mi pare davvero che nel nostro fortunato mondo occidentale ci sia tutta questa offerta di punti di aggregazione o di socializzazione per noi gay, a parte qualche locale modaiolo, alcuni circoli semideserti e i soliti luoghi di battuage. Dimmi tu però, senza prendermi come il topino di campagna che si rivolge al topino di città, se il paradiso sessuale che si evince da molti articoli gay esiste realmente o non sia uno specchietto per le allodole: un mezzo per vendere o farsi notare di più, un marchio di fabbrica per sentirsi parte di un gruppo di cui non si indovinano i confini tanto facilmente.

I gay sapranno parlare a tutti gli omosessuali onestamente anche in fatto di sesso oltre che di diritti – e penso che il sesso sia un diritto (ma non un dovere;-))? Sapranno infrangere l’ultimo tabù, cioè quello dell’astinenza necessaria, usata come arma di difesa a doppio taglio ma anche come segno di dignità personale?

L’astinente consapevole Giovanni 😉

Ognuno, nel corso della propria vita, di volta in volta tenta di trovare la sua giusta misura. Il sesso stesso non è poi granché ma, se vogliamo, è tra quanto di meglio ci sia stato offerto in dono dalla natura. La tua lettera è molto densa, Giovanni. A tratti mi ci sono perso e ho dovuto rileggerla più volte. Forse perché non sono abituato a ricevere domande così complesse su questioni difficili da inquadrare immediatamente. Forse perché tu, scrivendola, ti sei lasciato trasportare dalle emozioni. Forse perché io sono limitato.

Però penso (spero) di aver capito i punti principali e ritengo – che tu ci creda o meno – di poterli condividere. È ovvio che i nostri desideri costituiscono un riferimento prezioso ma anche uno sfogo necessario. Ognuno, nel corso della propria vita, di volta in volta tenta di trovare la sua giusta misura. Il sesso stesso non è poi granché ma, se vogliamo, è tra quanto di meglio ci sia stato offerto in dono dalla natura. Quindi, perché perdere tempo ad etichettarlo o lasciarsi vincere dalla frustrazione: facciamolo quando possiamo con chi ci piace, quando ci piace, quando capita. Asteniamoci quando non siamo convinti, abbastanza eccitati, abbastanza tranquilli, abbastanza sicuri che quella persona o quel che faremo in quella situazione dopo non ci lascerà più sereni ma, al contrario, ci marchierà le carni con un fastidioso senso di disgusto.

Quanto ai topi di città e alle fantasmagoriche avventure di Candido nel luccicante mondo dei gay, beh, noi gay non apparteniamo a un unico ambiente, non siamo una casta, stiamo stretti già in un locale, in un’associazione o in una chat. Si creano inimicizie, competizioni sciocche e controproducenti. D’altro canto, molti non fanno parte nemmeno di queste piccole realtà. Quindi, ecco che da un lato c’è chi vive il tutto magnificamente, cavalcando a più non posso l’onda favorevole – e non serve criticare questa scelta – dall’altro c’è chi vivacchia serenamente, in fondo c’è chi si nasconde e chi si sente rifiutato. Chissà non sia accaduto anche a molti omofobi, di essere rifiutati e di aver rivolto in rabbia la frustrazione…

Quest’ultima categoria sta peggio di tutti e forse dovrebbe porre un argine alla propria sofferenza. Alle altre invece non consiglio né l’astinenza né il sesso sfrenato né il "giusto" compromesso. Di giusto c’è solo quello che ci fa star meglio. Un meglio che non si trova in farmacia né dai pusher, ma che deve tener conto che il sesso si fa sempre (almeno) in due, con tutte le variabili imperscrutabili che l’elemento umano arreca a qualsiasi rapporto.

Io ho battuto già diverse strade. Nessuna mi ha portato alla felicità, ma l’astinenza, quando era forzata, la ricordo come la peggiore delle soluzioni. Quando si tratta invece di scelta consapevole e vissuta con serenità, la rispetto. Per quanto non so se io ne sarei capace. Un abbraccio. Tieni duro, non ti scoraggiare e ascolta sempre quello che senti dentro di te prima di quello che puoi sentire fuori.

Flavio

 

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.