Semplicemente, voglia di farlo

di

Tra mille motivazioni e alibi (con qualche bugia che ci raccontiamo da soli), c’è pure chi confessa candidamente la vera molla che lo spinge a far sesso.

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
1805 0

Qualche tempo fa ebbi un rapporto sessuale con un ragazzo. Non fu noioso ma nemmeno memorabile, se è vero che a stento ricordo quello che facemmo e perfino la sua faccia. Ma non posso cancellare dalla mente le parole che pronunciò mentre si rivestiva: “Faccio sesso perché ho voglia di farlo”. Tautologico, forse. Però quella motivazione: “ho voglia di farlo”, in apparenza quasi banale, mi sembrò spaventosamente sincera, scevra com’era da alibi sentimentali, idee sul peccato o sulla realizzazione della persona. La voglia è probabilmente la vera guida delle esperienze erotiche, un faro che ci indica il cammino. Certo, dobbiamo usare cautela nel seguirla, facendo attenzione ai pericoli, alle malattie, alle delusioni, e pure a non divenire viziati, prepotenti o ingannatori. Ma è una luce così chiara e cristallina che non va ignorata, semplicemente saputa gestire.

Se entro in chat per rimorchiare, senza negare di avere già un fidanzato, mi vengono appioppati spesso consigli non richiesti o critiche accese: “Non ti vergogni? Se il tuo fidanzato lo sapesse…” “Ma lo sa…”. “Bene, bella cosa!”. E così via. Quando invece sono con lui e abbiamo voglia di incontrare altre coppie (o single), c’è sempre qualcuno che cerca di separarci, perché preferisce uno dei due e non vuole l’altro. Se l’obiettivo è il mio giovane compagno, viene messa in atto una grottesca strategia di accerchiamento della preda presunta inesperta: proposte trasgressive da film porno e continui invii del membro in erezione (sempre la stessa foto ma a raffica, per ribadire il concetto…), in alternanza con paroline smielate e immagini zuccherose sfacciatamente false, in caso funzionasse meglio una figura romantica e paterna.

Eppure, per quanto schifo mi facciano questi tentativi, per quanto mi irriti chi tenta consapevolmente di separare una coppia (specialmente una coppia disponibile a nuove esperienze, purché vissute insieme), per quanto trovi laidi e rivoltanti certi metodi di seduzione (specie nei confronti dei più giovani), pure non mi irritano quanto i giudizi gratuiti. Perché, sotto sotto, chi scombina le coppie sta solo cercando di soddisfare la sua voglia e, almeno finché non scade nella violenza, è sufficiente un rifiuto. Ogni coppia deve trovare le proprie regole per tenere insieme qualcosa che si trasforma di continuo ed è soggetto a crisi, dubbi, tentazioni e tanti piccoli infortuni quotidiani. Ugualmente, ogni single deve riuscire a gestire i propri appetiti sessuali, senza precipitare da una storia effimera all’altra solo per soddisfare i propri ormoni senza sensi di colpa. Tanto ci sarà sempre qualcuno pronto a giudicare.

Perché chi non ha una storia abbia tanto tempo da perdere in consigli non richiesti su dove gli altri sbagliano, è per me un mistero. Forse è un modo per sublimare la paura di scoprire fantasie extraconiugali in sé o nel compagno. Il risultato sono una serie di luoghi comuni buoni solo a svilire la libertà altrui: “Cosa ti resta?”, “Come fai ad andare con uno che nemmeno conosci”, “Tutto questo a cosa ti porterà?”… E guai a rispondere che il sesso è di per sé una fonte di piacere più che accettabile, che non ha bisogno di ulteriori giustificazioni e che fa bene all’umore, il proprio e di quelli con cui lo facciamo (Califano diceva che lo scopo principale del sesso era il piacere della donna)!

Va da sé che il piacere di farlo come, dove, quando e con chi ci va, può consistere anche nel non farlo, se non ci va. Anche in questo caso le critiche sono sterili. Un lettore mi scriveva: “Sapessi quante volte invidio quelli strafighi che, andando ad un locale, hanno solo da chiedersi "chissa’ chi mi faro’ stasera" anziche’ "chissa’ se questa sera mi faro’ qualcuno", ma a me veniva in mente che, per quanto ‘fighi’ si possa essere, la certezza di centrare il bersaglio non c’è (un po’ come i maschi etero che a fine serata in discoteca finiscono per provarci e andare in bianco anche con quelle non belle, che però detestano essere considerate un ‘saldo’). Il diritto a negarsi non è appannaggio esclusivo dei belli, perché ognuno di noi ha un suo pubblico, numeroso o meno. E se anche non ce lo avesse, avrebbe ugualmente diritto di scegliere liberamente. Di farlo perché ne ha voglia o di non farlo se non ne ha.

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

Guarda una storia
d'amore Viennese.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...