Sesso-dipendenti

È vero o no che, una volta vinte le inibizioni, per il sesso mettiamo da parte tutto, anche l’amore? Davvero la ricerca del piacere può diventare una droga?

Avvertenze: il seguente articolo parla di sesso. Leggerlo non è nocivo né illegale, non opera cambiamenti di genere o di orientamento. Tuttavia non risolve questioni di livello mondiale, non allunga la vita né chiarisce le idee a chi le ha confuse. Chiunque sia finito qui per caso e ritenga che su questo sito si dipingano gli omosessuali come dediti esclusivamente al sesso, maniaci appartenenti ad epoche trascorse, può direzionare il mouse sulla freccetta verde in alto a sinistra e risparmiare tempo.

La questione del giorno è : "Il sesso sopraffa ogni cosa", come diceva un mio coinquilino che lamentava di aver perso gradualmente interesse per tutto il resto (libri, film, musica, sport, amici, lavoro…), finendo a cercare assiduamente sempre e solo quello. Che si trattasse per lui di una valvola di sfogo ad una vita insoddisfacente oppure di una droga letale insinuatasi con la subdola astuzia del piacere e del calore umano, non è dato saperlo. Amore senza sesso, sesso senza amore, coppia aperta o chiusa, meglio soli che male accompagnati, meglio moralisti o amorali, sono questioni che lascio ai forum.

A proposito, aperta parentesi: avete notato come anche lì, solo di fronte a garruli omofobi dagli argomenti ancora più stinfi dei nostri, noi gay riusciamo a mantenerci uniti? Si vede che tutto sommato certi nemici, piccoli e grandi, ci fanno comodo, ci regalano un’identità. In breve, anche questo Papa a corto di abbracci ci fa comodo. Inconsapevolmente.

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Chiusa parentesi, torniamo al sesso e al forum, dove un dibattito vivace è scaturito da una (vera?) confessione di un tizio "felicemente fidanzato" con l’uomo dei suoi sogni ma con l’incubo di "un maledetto vizietto che non riesco a controllare. Non appena ho cinque minuti liberi, mi fiondo in qualsiasi battuage per cercare incontri occasionali. Appena ho finito me ne pento all’istante. Ma il fatto è che ho la voglia sfrenata quasi tutti i giorni e ci ricasco nuovamente. Tipo sessodipendente… Cosa devo fare?".

Seguono risposte tintinnanti di tanti amici virtuali: "Si tratta di un circolo vizioso per cui non ti basta mai quello che hai e vuoi sempre di più". "Se ti capita di pensare quando sei col tuo ragazzo ‘chissà chi c’è al battuage…grrr!’ allora è il caso di cambiare aria e tornare single". "Si vede che non ami il tuo compagno e preferisci fare la zoccola, tutto qui!!! perchè le scopate puoi fartele anche con lui". "mio dio….ma hai riletto quello che hai scritto? lascia libero quel poveretto! ti riempie di attenzioni e tu ricambi riempiendolo di corna!". "ascolta molto più con il cuore il tuo compagno, capirai da solo che ciò che cerchi è sbagliato e con il tempo non lo farai più perchè stare assieme è molto più importante che il sesso fine a se stesso". "La solita puttana che cerca giustificazioni al suo comportamento, perché vive degli enormi sensi di colpa!!!"

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In tanta incredibile capacità di immedesimazione (col fidanzato cornuto, non col cornificatore), c’è anche chi reagisce con distacco: "Certo che tra gay non c’è mai un minimo di solidarietà. Uno chiede aiuto confessando le proprie debolezze e subito gli danno contro col loro moralismo del cazzo, come se tutti fossero delle verginelle immacolate. Ognuno si guardi le proprie magagne prima di giudicare!!!". E ancora: "Concordo: invece di fare tutti i santi (perchè si sa che nell’ambiente gay non è cosi) potreste almeno dare un consiglio obiettivo…".

Conclude lo stesso autore del post: "Voglio dire a tutti quelli che mi hanno mal risposto che io ero peggio di loro ‘un ben pensante’. Ero quello dell’amore eterno e del principe azzurro. Condannavo chi dava la seconda possibilità. Non tolleravo assolutamente rapporti occasionali. E adesso eccomi qua, con la paura di beccare qualche malattia e di essere lasciato dal mio compagno. Mi auguro che le menti di chi mi ha detto quelle cose siano forti e non si lasciano tentare per la prima volta, perchè poi è come se ti addentri in uno scivolo pieno d’olio…non puoi fermarti e non puoi aggrapparti da nessuna parte, scendi sempre più veloce, ti piace, ti diverti ma consapevole che toccherai il fondo". Un finale melodrammatico che, oltre a farmi dubitare ancora di più che sia vero, sembra più un Memento mori che un invito a non giudicare gli altri perché potrebbe capitare anche a noi.

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Ma è un dato di fatto che in genere, crescendo, ci si lasci andare e si dia meno importanza al sesso. O, al contrario, se ne dia di più, sfrondando quello che lo ricopre, paure, illusioni, valori non propri. È più importante dunque il ‘come’ farlo del ‘quando’ e ‘con chi’? Il sesso può imprigionarci di più facendolo o temendolo? Una volta vinte le inibizioni, può diventare una droga che ci avvolge e ci impedisce di pensare ad altro, anche all’amore? Insomma, il cazzo (o chi per lui) davvero sopraffa ogni cosa?

 

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.

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di Flavio Mazzini