Sesso-dipendenti/2

Può esistere un ponte solido tra Amore e Libertà? Ce lo chiediamo scorrendo i tanti interventi, a volte polemici ma mai gratuiti, sulla presunta sesso-dipendenza.

La scorsa settimana avevamo lanciato un’esca accattivante sulla famigerata sesso-dipendenza. Non credo ci sia argomento che divida di più i gay, al punto che potremmo parlare di due partiti: chi accetta il sesso come fondamento della propria omosessualità e ne considera la ricerca come parte integrante del proprio percorso di vita, e chi ritiene che sia il vero impedimento ad una nostra reale integrazione. Tra accuse di ipocrisia reciproche, il nodo della questione è irrisolto e a poco vale la proposta moderata di ‘democratizzare’ la sessualità lasciando ad ogni coppia il diritto di regolamentarsi.

Tra i tanti interviene il dottor Fabio Slesio, che lamenta il morboso interesse mediatico per altre dipendenze (cibo, alcol, gioco), fino alla campagna shock di Toscani sull’anoressia, ma sostiene che della sesso-dipendenza (specie gay) in Italia si possa parlare soltanto "a volto coperto", mentre "negli Usa, in GB, e nei paesi scandinavi sin dagli anni Novanta, sociologi e scrittori si sono occupati della questione: cos’è in realtà la dipendenza dal sesso? Quando un uomo non è più un bastardo e può essere definito drogato di sesso? Semplice. Quando il sesso permea e costringe tutti gli aspetti della vita quotidiana, quando (analizzando non la persona dipendente, ma l’oggetto della dipendenza) il sesso è diventato assimilabile ad un prodotto, sul quale sono riposte aspettative come: qualità della performance, durata, appagamento, utilità. Il soggetto dipendente subisce un processo di paralisi, nel quale cristallizza tutta una serie di aspettative nel sesso, alterandone il suo contenuto emotivo, come un bulimico che si rimpinza da mattina a sera e per cui il cibo non è più un piacere tra tanti, ma diventa il piacere assoluto: una sorta di centro emotivo. Ma l’uomo è fatto per avere una pluralità di questi centri…"

Nel forum invece la polemica ruota attorno al concetto di ‘ambiente gay’, quasi si trattasse di una sirena ammaliatrice portatrice di sventure: "Nella vita bisogna scegliere: o le storie serie o le scopate… non si può perseguire una via di mezzo. E’ ora di ribaltare questo ‘mondo gay/bsx’ di merda, è ora di cambiare le cose… e i tempi giusti sono arrivati". "Sia le inibizioni che il libertinaggio sono distorsioni che ingabbiano. Ma nel mondo gay il secondo imprigiona di più. Il mondo gay è visto come il mondo del sesso senza regole". "A 22 anni desideravo solo avere un ragazzo come compagno. Adesso farei sesso tutti i giorni e sempre con una persona diversa. Mi sento come drogato e nn provo interesse per altro". "Sono convinto che il mio fidanzato mi ami molto ma nello stesso tempo non riesce a non cercare sesso facile. Non so come posso aiutarlo a smettere visto che lui crede che io non sappia nulla…e questa chat certo di problemi non me ne ha creati pochi, visto che è proprio qui che cerca le sue ‘prede’…".

E ancora: "C’è un grosso egoismo di fondo, una incapacità ad assumersi impegni verso chi si dice di ‘amare’. Un gay è come un etero, solo più ipocrita, perchè lamenta il bisogno d’amore, di stabilità, ma non sa gestirli, perchè la vanità è più forte della sostanza. In fondo le vostre chat, le vostre esaltazioni di vacanze nei paradisi sessuali, le vostre mutande in vendita, i vostri scopi commerciali velati di falsi propositi di solidarietà sociale, contribuiscono a tutto questo. A quando un servizio che esalti i piaceri della stabilità di una unione, piuttosto che uno stupido resoconto dei calchi del cazzo di qualche idiota? E adesso tacciatemi di sessuofobia. Semmai mi pubblicherete".

Nonostante l’asprezza dei toni e lo scetticismo, democraticamente abbiamo riportato anche questa opinione. Dall’altra parte, potremmo dire, ci sono gli amorali, insofferenti alle censure, ai luoghi comuni e – anche qui – all’ipocrisia: "A dispetto di quel che si vede in giro, rimaniamo comunque maschi in preda all’ormone. E’ normale che ci sia più facilità di fare sesso e che la tendenza alla fedeltà sia piuttosto scarsa. Basta accettarlo". "A me piace il sesso senza amore, ho sempre rispetto per i miei partner ma sentire ogni volta l’odore di un maschio diverso mi eccita. Un giorno sarò vecchio e solo? Si ma non sarò vecchio e solo… in coppia…". "Gira e rigira, ogni volta che si parla di sesso uno stuolo di gay moralisti si abbatte su di noi come una delle piaghe d’Egitto: ‘il nostro ambiente’… Fatico a capire perchè si debba proporre un unico modello di vita o, se ‘troie’, camuffarsi attaccando con cattiveria gratuita quei pochi onesti che ammettono la loro natura. Siamo uomini, non prodotti in serie. Non esistono modelli né tanto meno regole di vita valide per tutti".

Lo scontro frontale finisce per trascendere il sesso, per quanto lo riguardi e ne sia permeato, e configurarsi come opposizione – in soldoni – tra Amore e Libertà: tra chi, avendo magari provato varie esperienze, crede che concedersi totalmente a un’altro sia il massimo e chi invece ritiene che "l’unica persona a poter disporre totalmente di me sia solo io", come nel caso dei due esempi che seguono:

"Dopo una storia di 11 anni, da un paio di mesi ho una nuova relazione con un uomo di cui mi sono innamorato (ricambiato) in modo veramente totalizzante. Non condanno chi sta bene con la coppia aperta, voglio solo dire che non sapevo che quando si incontra un amore vero come l’ho incontrato io si potesse cambiare a livello mentale (ne sono ancora sorpreso). Spero che durerà per il resto della mia vita. Sarà un’utopia o è possibile?"

"Penso che dovreste lasciare liberi, anche se siete in coppia, le persone che amate. Alcuni ragazzi tendono a volere a tutti i costi una relazione monogama, ma vuoi per inesperienza sessuale o per incompatibilità di ruoli si finisce sempre per cercare ciò che manca nel partner. In ognuno esiste una vena ‘trasgressiva’ poiché non si è vissuto abbastanza il sesso per dargli la forma che reputiamo giusta per la nostra psiche. Ho visto tante coppie etero e gay andare in rovina perchè uno dei due era, come dite voi, sesso-dipendente, ma coloro che desideravano sesso con altri erano coscienti dei propri limiti contrariamente a coloro che erano fermamente convinti che è uno spreco perdere il compagno giusto per un tradimento! Qui non si parla di tradimento e ne tanto meno di sesso-dipendenza, ma di una ricerca individuale. Non bisognerebbe mai sentirsi in colpa per fare sesso occasionale perchè è qualcosa che è ‘nostro’, cioè qualcosa che ci arricchisce di risposte. E se le risposte del partner sono sempre le stesse (rottura, indifferenza, etc), allora tanto vale viversi la propria sessualità a sua insaputa".

 

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.

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di Flavio Mazzini