SESSO E DROGHE

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Due mondi che spesso viaggiano di pari passo. Droghe di ogni genere vengono spesso usate come coadiuvanti del sesso.

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Se si parla di droghe si rischia di entrare in un ginepraio troppo folto e pieno di spine. Un argomento insidioso, specialmente in Italia e nonostante alcune forze politiche favorevoli a certe aperture. Tra i moralisti della prima ora, in genere amici cattolici che sentono il dovere morale di insegnare agli altri come si sta al mondo, e i permissivisti estremi, il tema è già abbastanza complesso perché ci si debba mettere di mezzo pure noi froci.
Però, per quanto non legato in particolare al mondo gay, il tema droghe è una realtà ampiamente diffusa. La mia stessa esperienza del sesso, delle relazioni sentimentali e del semplice frequentare l’ambiente, è andata di pari passo con la scoperta delle droghe. Non perché i finocchi siano tutti dei tossici e nemmeno perché lo siano le persone con cui mi accompagno: molti dei miei amici più cari manco fumano, per quanti sforzi faccia lo Stato per cercare di persuaderli, con tutte quelle scrittine nere accattivanti e fantasiose sulla base dei pacchetti di sigarette (i divieti stimolano, da che mondo è mondo).
Eppure il modo di vivere appieno questa realtà permette di avere al tempo stesso un esatto specchio della società in genere. Il mondo gay è molto vario e nei posti più impensabili si possono fare incontri sorprendenti che difficilmente agli eterosessuali capiterebbero. Calciatori e ballerini, fan di Madonna e darkettoni, intellettuali e schiavi della moda, ricchi sfondati e morti di fame, minorenni e pensionati: è un ritratto non di genere ma un segno della eterogenea realtà finocchia.
Cui si aggiungono, appunto, a far da contrasto con salutisti e seminaristi, i tanti gruppetti intenti a rollare tranquillamente spinelli fuori del locali, ma anche i discotecari impasticcati per necessità fisiche di passà a nuttata, e gli estremisti del sesso attenti più al piacere che alla prestazione.
Non che tutte le volte il sesso o l’uscita notturna siano vincolati all’uso
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Non che tutte le volte il sesso o l’uscita notturna siano vincolati all’uso (o abuso) di stupefacenti, leggeri o pesanti che siano. La proporzione è sbilanciatissima a favore delle volte in cui non si assume nulla, e non lo dico per mieloso moralismo di ritorno. Non serve dire che le droghe non fanno bene per descrivere una realtà che ne è in gran parte immune: fuori dai locali sono molti di più i ragazzi senza cannetta che quelli con. E forse perfino a ballare sono più quelli che si divertono senza bisogno di prendere nulla. Eppure non ci si può nascondere l’altra faccia.
Quella dell’abitudine, dell’eccesso, della ribellione, forse. Quella del popper, della cocaina, degli acidi dalle sigle bizzarre che confondo con le prestazioni delle automobili. Prodotti a volte così disgustosi ma dagli effetti – per alcuni – evidentemente stimolanti. Prodotti cari, senza dubbio, anche troppo. E pericolosi.
Eppure nella vita si può pensare di dovere e volere provare di tutto. Ogni esperienza ha il suo valore, ogni sensazione che prova il nostro corpo, la nostra mente, ha un senso. Anche se indotta.
Per quanto ne stia parlando, io stesso non sono né vergine a queste cose ma nemmeno un esperto. Ho provato poche cose, per curiosità, talvolta con piacere, altre con disgusto. Ho temuto ed evitato l’assuefazione. Ma ho scoperto che in Olanda, oltre alle canne, sono legali molte cose deliziose come i funghetti, che permettono esperienze quasi mistiche.
In me si sono fusi insieme quella volta un misticismo da hippy e una ridarella piuttosto sboccata, un sentimento dell’amore come unica forza motrice dell’universo e atteggiamenti più pragmatici da vera battona. Fu una scoperta di sé forse illusoria o forse no, non necessaria ma che io ho fatto con grande interesse e della quale non mi pento – anche perché, tirchio come sono, non ne ho presi poi così tanti…
Resta il fatto che, come ho sempre detto, non sono un medico né uno psicologo (e nemmeno un sociologo). Non ho più l’ambizione di risolvere i problemi dell’umanità e mi reputo un umile, sventurato cronista della realtà che mi circonda. Proprio per questo sentivo di dover fare i conti anche con le droghe, che certo non sono una prerogativa specifica del mondo gay, ma dal quale certamente non sono escluse. Anzi.
Ma in ogni caso, buttato qui così in mezzo all’estate, l’argomento non solleverà alcun polverone e sarà presto dimenticato.
Flavio Mazzini, trentenne, giornalista, ha deciso di prostituirsi con uomini per raccontare le proprie esperienze nel libro “Quanti padri di famiglia” (Castelvecchi, 2005). Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.
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di Flavio Mazzini

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