Sesso e primi “peccati”: la scoperta dell’autoerotismo

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E' uno dei primi tabù che si infrangono quando si scopre la sessualità. Spesso vissuta con senso di "peccato" (a posteriori), riconciliarsi con la masturbazione può spingere a...

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L’educazione sessuale non era un argomento contemplato nel percorso formativo che i miei genitori avevano in mente per i loro figli. A malapena avevo quindi capito, alla tenera età di 11 anni, che anatomicamente gli uomini avevano tra le gambe il pene e le donne non avevano nulla. Mia madre era talmente terrorizzata all’idea di dovermi spiegare qualcosa sul sesso che ogni volta che c’era un film in TV, non appena subodorava l’inizio di una scena d’amore si piazzava davanti lo schermo fingendo di consultare uno dei volumi dell’enciclopedia infilata accanto all’elettrodomestico sbottando in fragorose risate se gli ansimi degli amanti televisivi si facevano troppo insistenti e lasciandomi così per anni il dubbio su che cosa ci fosse di così divertente nella Treccani. Questo clima di libertà sessuale, come se ne vede solo nelle comunità di mormoni nel nord est degli Stati Uniti, ha fatto sì che io non sapessi neppure cosa fosse la masturbazione fino al giorno in cui, in seconda media (vorrei fosse chiaro) non mi ritrovai coinvolto in una dotta disquisizione di dodicenni che confrontavano le varie tecniche di autoerotismo.

Chi si schiaffava il pisello tra due fette di prosciutto perché gli avevano detto che ricordava la vagina (chiamata ovviamente con un termine molto più volgare di questo) e chi invece usava la maionese come lubrificante confermando le ricerche mediche che fissano nello stesso lobo cerebrale gli stimoli del piacere procurati da cibo e sesso.

Io ovviamente non proferii parola anche perché all’epoca godevo a scuola della stessa celebrità di un malato di lebbra. Ma ascoltai con attenzione scoprendo non solo che le erezioni notturne erano una cosa normale ma anche che la sollecitazione del membro, se prolungata e condito con la prima cosa trovata nel frigorifero, poteva portare a una cosa che loro chiamavano “orgasmo”.

Da quel giorno il bagno iniziò a diventare la mia stanza preferita. Passavo ore rinchiuso lì dentro e per godermi in pace la mia sessione di autoerotismo davo una doppia mandata di chiave, mettevo l’asciugamano sulla maniglia per evitare che si potesse vedere qualcosa dalla serratura e solo per evitare rumori sospetti e inutili perdite di tempo non spostavo anche il mobile porta asciugamani davanti alla porta.

Nonostante sapessi che era una cosa del tutto naturale mi ci vollero però anni prima di liberarmi da quella sensazione di peccaminoso che provavo ogni volta che mi masturbavo (sentimento che ovviamente vivevo solo dopo, mai prima) confermando come l’educazione cattolica che censura il piacere, qualunque sia la sua fonte, aveva fatto in me davvero un bel lavoro.

Insomma ancora oggi per me la masturbazione (quando mi ricordo di praticarla) è qualcosa che va fatta al buio, per il tempo strettamente necessario e senza dare troppa enfasi erotica all’operazione, rendendo più libidinosa di questa persino un prelievo ematico per le analisi del colesterolo.

Figuratevi quindi quando per mortivi di lavoro (ininfluente ora starvi a dire quale fosse, ma nulla di illegale, tranquilli) sono incappato sul sito internet di un tizio del Minnesota che vende i suoi video di autoerotismo estremo scaricabili on line a soli 14 dollari (tasse escluse). Ci sono due pagine fitte di descrizioni su quali si legge il menù offerto con vari livelli di difficoltà sempre più alti come i quadri di Tomb Raider.

Delle decine di evoluti e fantasiosi accartocciamenti sessuali solo una era visibile come trailer.

In questa il tipo è in una specie di laguna seduto su un tronco, incappucciato e con le mani legate dietro la schiena con una corda al cui estremo opposto sono ben incappiati i suoi testicoli formando così una specie di anello intorno al fusto d’albero (se vi siete persi, rileggete più lentamente, lo so che non è facile). Sotto di lui un acquitrino melmoso di forse 50 cm. Senza alcun preavviso, si lascia cadere a peso morto in modo tale che finisca con la testa sott’acqua e che le palle vengano stirate come il collo di una gallina. Il dolore (che lui chiama piacere) è talmente intenso che lo sente persino lo spettatore che ha lo stesso brivido del pubblico di fine ottocento davanti a uno spettacolo di magia del grande Houdini. Subito dopo si vede un assistente (del resto tutti i grandi prestigiatori ne hanno uno) che va a raccoglierlo prima che la pelle dello scroto si tenda tanto da essere convocato dalla D’Urso per il suo “Show dei record”.

Mentre riavviavo il video cercando di capire se quello che mi scorreva davanti non era piuttosto un fake come i video che girano dei vitelli a tre teste nati in prossimità di Chernobyl pensavo a che tipo di infanzia avesse vissuto l’ “abominevole uomo delle paludi” e quale fosse stato il suo percorso di liberazione sessuale da quella che evidentemente era stata una educazione tanto censurata quanto la mia. Ben inteso, io non ho una posizione morale sulla sua pratica erotica, anzi, all’opposto, ho per lui un grande sentimento di solidarietà perché nonostante noi due siamo individui che vivono l’autoerotismo l’uno agli antipodi dell’altro, sono assolutamente convinto che l’epurazione del sesso dal nostro percorso formativo familiare (e di quelle di milioni di altre persone) ci abbia portati ad essere molto più vicini di quanto io stesso abbia il coraggio di ammettere.

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