Aids: la situazione nel 2007

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Ogni anno 4.000 nuovi casi di infezione, ma diminuisce il numero dei decessi grazie ai farmaci antiretrovirali. La sfida più grande resta la prevenzione.

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Diminuisce la mortalità di Aids in Italia ma aumentano le infezioni che, per oltre il 65% dei casi, avvengono per via sessuale. Ogni anno si registrano infatti circa 4 mila nuove infezioni, mentre la stima dei decessi per il 2007 e’ di circa 200 morti contro, ad esempio, i 4.581 del 1995.

I dati relativi alla diffusione dell’Aids sono stati diffusi oggi dal ministero della Salute alla vigilia della giornata mondiale dell’Aids che si celebrera’ domani.

Nel nostro paese, dall’inizio dell’epidemia ad oggi, si sono registrati 58.400 casi di Aids e tra questi i decessi sono stati 35.300. Dal 1995, anno del picco dell’epidemia, ad oggi si è passati dal 5.600 casi di malattia conclamata ai circa 1.200 attuali. Un risultato, rileva il ministero, raggiunto soprattutto grazie all’effetto della terapia antiretrovirale combinata. Ciò ha infatti portato ad un aumento della prevalenza di persone che vivono con una diagnosi di Aids: ad oggi se ne stimano oltre 23 mila. I sieropositivi (tra i quali sono comprese anche le persone affette da Aids) si stimano siano oltre 120 mila. Questo numero tende però ad aumentare in quanto ogni anno si verificano circa 4 mila nuove infezioni, e l’aumento della sopravvivenza delle persone sieropositive comporta un aumento del numero di infetti sul territorio nazionale.

Per quanto riguarda l’andamento della mortalita’, si conferma il picco del 1995 con 4.581 morti, mentre dal 1997 si inizia a registrare un progressivo decremento delle morti fino all’attuale stima dell’anno 2007 di circa 200 decessi. Effetto delle nuove terapie antiretrovirali che hanno contribuito a trasformare l’Aids ad una malattia ad andamento cronico.

Rispetto invece alla distribuzione regionale, ad oggi, la regione col numero piu’ elevato di casi rimane la Lombardia (30%), seguita da Lazio (13%) ed Emilia Romagna (10%).

Risultano invece meno colpite sia in termini di numeri assoluti che di tasso di incidenza, le regioni dell’Italia meridionale.

E se dei passi avanti sono stati fatti in termini di terapia antiretrovirale, studi, dati e sondaggi dimostrano che invece

moltissimo resta da fare nel campo della prevenzione e dell’eduzaione. E il problema è tutt’altro che circoscritto.

Un nuovo sondaggio internazionale realizzato dal MAC AIDS Fund di New York rivela che molte persone in tutto il  mondo hanno un bassissimo livello di conoscenza riguardo l’HIV e l’AIDS. Per esempio, più del 40% dei 4.510 intervistati di nove diversi paesi non hanno compreso che l’AIDS è una malattia sempre letale. Molti credono anche, erroneamente, che esista una cura per l’HIV, mentre quasi la metà degli intervistati credono che molte persone infettate dall’HIV siano state curate per questa malattia.

"Se le persone credono che la malattia non sia fatale e che ci sia una cura, vuol dire che chi doveva non ha saputo educarle bene".

Il sondaggio, che è stato fatto intervistando persone che vivono

negli States, in Inghilterra, in Brasile, in Cina, in Francia, in India, in Messico e in Russia, ha anche evidenziato la stogmatizzazione che ancora caratterizza l’AIDS e l’HIV.

Quasi la metà di chi ha risposto al sondaggio dichiara di non sentorsi a proprio agio se si trova acamminare accanto ad una persona infetta da HIV, il 52% non vuole viverci nella stessa casa e il 79% non vorrebbe mai frequentare qualcuno che abbia contratto l’infezione.

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"I risultati di questo sondaggio, insieme al recente fallimento del tamto promettente vaccino contro l’AIDS, sottolineano che non stiamo andando verso una cura, una vaccinazione o una via d’uscita da questa epidemia" ha dichiarato Nancy Mahon, direttrice esecutiva del MAC AIDS Fund all’agenzia reuters.

"Tutti noi dobbiamo raddoppiare gli sforzi e le risorse e concentrarci su reali programmi di prevenzione mirati a persone di generi, età e etnie differenti e costruiti in maniera diretta e culturalmente idonea".

"La parola profilattico non deve essere un tabù, serve a proteggere se stessi e gli altri". Sono le parole usate dal ministro della Salute, Livia Turco, al termine della conferenza stampa alla vigilia della Giornata mondiale dell’Aids. Il Ministero ha avviato un’intesa con l’associazione che rappresenta le aziende che distribuiscono

profilattici, per una distribuzione, in un determinato periodo di tempo, di preservativi a condizioni particolari o a titolo gratuito in consultori e altre strutture sanitarie. Le modalità con cui verrà attuata questa camapagna saranno definite nei prossimi giorni, nell’ambito della campagna di comunicazione sulla prevenzione nei confronti dell’Aids. "Una campagna di salute pubblica – ha sottolineato Livia Turco – necessaria per prevenire un male terribile. E visto che c’è un aumento del contagio per via sessuale è doveroso prevenirlo attraverso un’adeguata informazione e anche con la trasmissione di un grande valore che è il rispetto per se stessi e per gli altri".

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