Annalisa Chirico: “Oggi il pericolo non è la discriminazione gay, ma la dittatura del politicamente corretto”

“La difesa ad oltranza della cosiddetta “famiglia tradizionale” è l’ossessione di chi ha fallito almeno un matrimonio, ma Salvini non è omofobo.”

Ancor prima di iniziare posso dirle che, guardandola da vicino, incute una certa ansia?

Non ansia da prestazione, spero. Anche perché presumo di non essere il suo tipo.

Prego?

Lei è fr*cio, no? Posso dire “fr*cio”?

Direi gay, ma se preferisce..

Bene, ora mi sento una persona libera.

 

Vive nel culto di se stessa, ha amici potenti, qualche nemico, frequenta solo uomini (molto) più grandi di lei e rivendica, non appena può, la sua spregiudicatezza. Ha rifiutato di scendere in politica, ma non esclude, in futuro, di farlo. Poco chiaro, invece, con chi. Annalisa Chirico, classe 1986, è giornalista per Il Foglio, opinionista televisiva e presidente del movimento garantista Fino a prova contraria. Scrive di giustizia, politica, donne e ha condotto diverse campagne a favore della libertà di scelta. Alta, bella e simpatica q.b. ha pubblicato quattro libri. ‘Siamo tutti puttane contro la dittatura del politicamente corretto’ è best seller.

 

Roberto D’Agostino, ospite a #Cartabianca, dalla Berlinguer, l’ha definita come la nuova Angiolillo. 

Roberto può dire ciò che vuole: ho un debole per le persone geniali.

Secondo lei, il paragone sta in piedi?

La signora Angiolillo usava il cognome del marito, io mi tengo stretta il mio. 

Però lei organizza delle serate in cui è capace di mettere insieme il vicepremier Matteo Salvini e Maria Elena Boschi, magistrati e imprenditori. Un evento unico nel suo genere.

Con Fino a prova contraria mettiamo insieme le persone attorno a un obiettivo: la giustizia. Abbiamo lanciato lo slogan “Più giustizia più crescita #inNomedelPil”: chi lo condivide entra in squadra. Io servo questa causa, e nessun’altra.

D’Agostino ha anche detto che lei è una donna piuttosto pericolosa.

Se lo dice Roberto, c’è da credergli. 

 

Lei è una donna di potere come dicono?

Una persona di buona volontà, nient’altro. 

Cos’è per lei il potere?

Il potere è una cosa bellissima. Potere significa poter fare, cambiare le cose, intervenire sull’esistente. In America potere è “power”, energia, luce. Soltanto in Italia questa parola ha assunto una connotazione negativa: la frustrazione popolare per l’inadeguatezza di una classe dirigente che, pur dotata di potere, non ha migliorato la vita delle persone, si è trasformata nella esaltazione indiscriminata dell’impotenza. Che fa rima con incompetenza. 

E se per lei il potere è intervenire sull’esistente, cambiare le cose, perché rifiutò di scendere in politica con Renzi? 

Perché nella vita aspiro a salire più che a scendere. Il voto del 4 marzo ha intonato il de profundis per il Partito Democratico.

E per Matteo Renzi?

Renzi ha preso un’altra strada, finalmente. Qualcuno glielo suggeriva da tempo, anzi da qualche anno. 

A breve si tornerà alle urne per le europee. Cosa prevede?

L’incoronazione di Matteo Salvini.

E questo governo giallo verde, secondo lei, avrà vita breve?

Me lo auguro, innanzitutto per gli italiani. Questa convivenza forzata al governo fa male all’economia e alla nostra reputazione internazionale. Io amo l’Italia: quando vado all’estero sono sempre sbalordita dalle manifestazioni di sconfinata ammirazione verso il nostro Paese. 

 

Laddove si dovesse tornasse alle urne, lei avrebbe già le idee chiare su chi votare?

Mi reco alle urne di rado. Sono un’astensionista scevra dai sensi di colpa. 

In un’intervista ha rivelato di aver suggerito a Matteo Salvini di ‘mollare’ i grillini. Sono così indiscreto se le chiedessi cosa le ha risposto il vicepremier?

Alcuni rapporti meritano il riserbo. La privacy è il vero lusso dei giorni nostri. 

Ma Salvini la ascolta?

Figuriamoci. Salvini ascolta se stesso e il popolo. Ha un rapporto empatico e carnale con la piazza.

Foto di Luciano Di Bacco per Dagospia

Non si è mai capito fino in fondo se il suo cuore batte più a destra o sinistra..

Le racconto un aneddoto: per anni ho partecipato ai congressi radicali a Chianciano Terme. Ci andavo, essenzialmente, per Marco Pannella. La platea era sempre affollata da orde di gay, perciò, al termine di lunghe ed estenuanti sessioni, si andava a dormire. Chianciano però ospitava pure i congressi dell’Udc e sugli appuntamenti democristiani, che pullulavano di etero, si rincorrevano racconti boccacceschi, roba da far impallidire i lettori del Satyricon. Che invidia.

Il ritorno di Berlusconi cosa le fa pensare? 

“Il y a un temps pour tout et un moment pour toute chose sous le ciel”. L’Ecclesiaste.

Come premier del PD, invece, visti i candidati, chi pensa potrà farcela alle primarie del 3 marzo?

Il ragioniere più promettente dei tre.

Per la sinistra che futuro prevede?

Roseo.

Di Salvini ha detto che è un uomo di una sensibilità rara. È sicura, per amor di battuta, di non aver sbagliato Matteo?

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Non sbaglio mai i cognomi, parlavo proprio di Salvini.

Come si spiega, allora, certi dichiarazioni omofobe nei confronti del mondo gay?

Salvini non è omofobo, è contro i matrimoni gay. È una cosa diversa. 

Pensa quindi che la poca apertura di Salvini nei confronti del mondo lgbt sia più per non deludere il suo elettorato, che per altro?

Il vicepremier non nutre alcuna avversione verso gli omosessuali, non scherziamo. Salvini è uno di quelli che pratica il “vivi e lascia vivere”, mi creda. Poi, certo, si trova a dover mediare tra spinte diverse, talvolta opposte. Le dico anche che la difesa ad oltranza della cosiddetta “famiglia tradizionale”, quasi fosse un totem, è spesso l’ossessione di chi ha fallito almeno un matrimonio. 

Lei come la pensa?

La vita è una guerra, e ognuno combatte come può. Bisogna avere rispetto del vissuto altrui, dei desideri altrui, delle contraddizioni altrui. Ogni tanto fa bene fermarsi e porsi il seguente interrogativo: chi sono io per giudicare? 

Il ministro Lorenzo Fontana ha parlato più volte di una fantomatica lobby gay.

La lobby, in quanto tale, è esercizio democratico. Tuttavia nelle società evolute la cooptazione dovrebbe fondarsi sul merito, non sui rapporti di parentela o sulla fede calcistica condivisa. Quando si creano filiere di potere accomunate da un elemento casuale come l’essere omosessuale, questa è una sconfitta per il merito. Perdiamo tutti.

Lei, sul mondo gay, ha sempre avuto posizioni ben precise. “Il conformismo gay è stucchevole al pari di quello etero!”.

A volte so essere immensamente banale.

Che intende?

Oggi il pericolo non è la discriminazione gay, ma la dittatura del politicamente corretto. Del pensiero unico, gay o etero che sia.

Parteciperebbe mai a un Gay Pride?

Ho partecipato in passato, quando le unioni civili erano un miraggio.

Pensa che sia utile come manifestazione?

Marina Ripa di Meana, nell’ultima intervista che mi ha rilasciato per il Foglio, raccontava di aver smesso di partecipare ai Gay Pride perché non c’era più il sale della trasgressione. Aveva ragione. 

Quali sono le sue posizioni sulle adozioni alle coppie dello stesso sesso?

Io sono favorevole. Mamma e papà non sono garanzia di un’infanzia felice. 

E alla GPA?

Sono favorevole. Ci sono donne per le quali l’utero è un ingombro, altre che vivono un desiderio lacerante di maternità. 

Lei, all’idea di diventare madre, ci pensa mai?

No.

Le capita mai di pensare al futuro?

No, io non programmo, non pianifico. Vivo immersa nel presente, in una provvisorietà esistenziale che mi rende inquieta, è vero, ma mi tiene anche aggrappata alla vita.

Ultimamente l’abbiamo vista in tv nel programma di Piero Chiambretti. Come si è trovata in un contesto televisivo come quello?

I giochi di ruolo mi allettano. E diffido delle persone che si prendono troppo sul serio

Ed è proprio nel programma del piccolo genio della tv che si è ironizzato, spesso, sulle sue relazioni con uomini molto più grandi. 

Con uno, non con un esercito.

Mi riferisco a Luca Cordero di Montezemolo.

Uomo rispettabile, dunque. Sono sollevata.

Suo papà è del ’55. Posso chiederle cosa pensa delle sue relazioni?

Ha smesso di occuparsene anni addietro. 

Lei è indubbiamente molto affascinante. Dalle donne ha mai ricevuto particolari attenzioni?

Ne ho ricevute e ne ho dispensate.

Ah.

Mi attraggono le persone, non i maschi o le femmine. Sono un orso solitario: più cresco più divento schiava del mio bisogno di solitudine. Frequento tre o quattro persone, sempre le stesse. Parto da sola per le vacanze, sparisco e poi ricompaio. Qualcuno che mi conosce bene le chiama le “eclissi della Annalisa”. Funziona così. 

 

Nelle tante interviste fatte ha rivendicato più volte la sua spregiudicatezza. Faccio fatica a capire cosa ci sia di buono nell’essere spregiudicati..

Deve esserci per forza qualcosa di buono o di cattivo nelle cose? La sua è una visione manichea, luce o tenebre, di qua o di là. La vita è più complessa di così. 

Non ha risposto alla mia domanda.

Essere spregiudicato è essere spregiudicato, punto.

Ho come l’impressione che lei, nel privato, sia tutt’altra persona.

Spero con lo stesso codice fiscale. 

Su Instagram segue pochissimi profili: il suo giornale, il suo movimento, Renzi e Salvini, Chiambretti e Mentana, e poi Carrie Bradshaw alias Sarah Jessica Parker. Non la facevo una da Sex and the city. 

Tutti siamo alla ricerca del nostro Mr. Big. 

Lo vede che facevo bene a dubitare della sua immagine?

Lei si ferma all’immagine. Io punto all’anima.