BANDITE LE SCONCEZZE CATODICHE

Vi siete mai chiesti come mai in televisione appaiono solo donne nudee nessuna scena di nudo maschile? È semplicemente probitio trasmetterle. E da oggi le restrizioni aumentano.

Chiunque segua con un po’ di attenzione le cronache di questo ultimo periodo avrà notato che le ingerenze di una morale conservatrice ed estremamente tradizionalista iniziano ad avere dei riscontri concreti sulla società italiana. In particolare chi appartiene alla comunità GLBT non può fare a meno di notare la mobilitazione in atto per frenare e demonizzare le sue richieste, per mettere in cattiva luce la sua immagine e per ricacciarla nella sua passata condizione di “tabù” sociale e civile.

Tra gli effetti negativi di questo stato di cose, però, c’è anche un progressivo disinteresse verso gli altri fronti su cui i rigurgiti moralisti stanno operando. Per fare un esempio concreto dal 16 marzo 2007 sulle emittenti italiane (siano esse terrestri o satellitari) le immagini “erotizzanti” sono addirittura diventate illegali! Forse però è il caso di partire dall’inizio.

Dal 1990, con la legge Mammì, tutto quanto rientrava nella categoria V.M.18 non era più trasmissibile nelle TV italiane: niente più rappresentazioni esplicite del sesso e genitali in vista (e questo spiega perchè era così difficile vedere nudi integrali maschili). Tuttavia dalle 22,30 alle 7,00 non si rientrava nella cosiddetta “fascia protetta” ed era possibile trasmettere immagini V.M.14, ovvero scene di nudo, genitali a riposo (se giustificati da motivi “artistici”) e riferimenti espliciti alla sessualità. In questa definizione rientrava quello che in gergo viene definito porno-soft, nonchè le varie telepromozioni di telefoni erotici, ecc.

Per vegliare sulle TV italiane, ma più in generale su tutti mezzi di telecomunicazione, nel 1997 venne istituita l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM). Questo organo, alle dirette dipendenze del Parlamento italiano, ha carta bianca per decidere le regole a cui la nostra TV deve attenersi. Con la Delibera n. 23/07/CSP entrata in vigore il 16 marzo l’AGCOM ha tassativamente vietato tutto quanto è finalizzato al “soddisfacimento della libido”, a prescindere dalla rappresentazione esplicita del sesso e dei genitali. Quindi niente più porno-soft o erotismo “finalizzato all’eccitazione”, neanche dopo mezzanotte e nemmeno sui canali satellitari.

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Questa delibera lascia quantomeno perplessi (la soglia di eccitazione di ciascuno è estremamente soggettiva), ma può essere interessante andare a leggere con più attenzione il testo integrale presente sul sito AGCOM. La Delibera n. 23/07/CSP sostiene di partire dalla Direttiva del Consiglio delle Comunità Europee del 3 ottobre 1989, n. 552 (89/552/CEE), che è stata perfezionata dalla Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea del 30 giugno 1997 (97/36/CE). Qualcosa non torna. A che pro attuare una direttiva europea con oltre 10 anni di ritardo? Inoltre come è possibile che, nonostante queste direttive, nella maggior parte dei paesi europei il nudo e l’erotismo non siano mai stati censurati? Basta guardare qualsiasi edizione straniera del Grande Fratello per rendersi conto che il nudo frontale (maschile o femminile) non è un problema, e che le scene “erotizzanti” non sono proibite (tant’è vero che le emittenti satellitari a tema erotico abbondano in tutta Europa). Allora, forse, è il caso di controllare cosa dicono le sopracitate direttive europee.

Il testo di entrambe le direttive…

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Il testo di entrambe le direttive all’articolo 22 recita: “Per ciò che si riferisce alle emittenti televisive soggette alla loro giurisdizione, gli Stati membri adottano le misure atte a garantire che le loro trasmissioni non contengano programmi in grado di nuocere gravemente allo sviluppo fisico, mentale o morale dei minorenni, in particolare programmi che contengano scene pornografiche o di violenza gratuita. Questa disposizione si applica anche agli altri programmi che, pur non rientrando nella categoria precedente, possono nuocere allo sviluppo fisico, mentale o morale dei minorenni, a meno che la scelta dell’ora di trasmissione o qualsiasi altro accorgimento tecnico escludano che i minorenni trovantisi nell’area di diffusione normalmente seguano tali programmi. Gli Stati membri vigilano altresì a che le trasmissioni non contengano alcun incitamento all’odio basato su differenze di razza, sesso, religione o nazionalità”. Interessante. In questo testo si parla di scene pornografiche, ma cosa si intende per “scene pornografiche”? Vediamo cosa dice la legge italiana al riguardo. Per pornografia si intende “la descrizione o illustrazione di soggetti erotici, mediante scritti, disegni, discorsi, fotografie, etc., che siano idonei a far venir meno il senso della continenza sessuale e offendano il pudore per la loro manifesta licenziosità” (Cass., sez. III penale, 9 febbraio 1971, n. 1197), mentre il pudore è definibile come “reazione emotiva, immediata ed irriflessa, di disagio, turbamento e repulsione in ordine a organi del corpo o comportamenti sessuali che, per ancestrale istintività, continuità pedagogica, stratificazione di costumi ed esigenze morali, tendono a svolgersi nell’intimità e nel riserbo” (Cass., sez. III penale, 3 febbraio 1977, n. 1809). Il comune sentimento del pudore è ravvisabile nel “senso di quella naturale riservatezza che nella normalità dei casi circonda tutte le manifestazioni riguardanti la vita sessuale (Cass., sez. III penale, 30 ottobre 2001), tuttavia la concreta determinazione del “comune senso del pudore” è rimessa a una valutazione caso per caso (Cass., sez. III penale, 15 gennaio 1979, n. 484), nel senso “della verifica e dell’aggiornamento (…) nella sua mutevolezza con il divenire dei costumi e con l’evoluzione del pensiero medio dei consociati nel momento storico in cui avviene il fatto incriminato (cosiddetto criterio storico-evolutivo)” (Cass., sez. III penale, 7 giugno 1984, n. 5308).

Sul sito AGCOM è possibile leggere praticamente tutti i pronunciamenti della legge italiana su questo argomento. Il punto però è un altro: il senso del pudore non dovrebbe mutare proprio grazie ai media? Se i media italiani (a differenza di quelli europei) sono vincolati ai criteri di 30 o 40 anni fa non si rischia di girare in tondo col solo risultato di limitare la libertà individuale di scegliere cosa visionare e cosa no? Tra l’altro la delibera dell’AGCOM potrebbe risultare estremamente pericolosa e vincolante ogni qualvolta un’emittente volesse avere delle parentesi GLBT. Tecnicamente un bacio fra due gay o la rappresentazione della loro vita sessuale potrebbe ancora intendersi come un oltraggio al “comune senso del pudore” di cui sopra, e questa delibera sembra fatta apposta per limitarne la rappresentazione e la “normalizzazione” mediatica.

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Inoltre, tornando alla direttiva europea da cui tutto è partito, è lampante che (come da tradizione italiana) è stata accolta solo in parte. Quante volte le TV italiane contengono chiari incitamenti all’odio e alla discriminazione (anche contro la comunità GLBTQ) senza essere penalizzate? Quanti programmi nuociono allo sviluppo fisico, mentale e morale dei minorenni anche senza l’uso della pornografia? Se la maggiore aspirazione di tante bambine di oggi è quella di diventare una velina è evidente che c’è qualcosa nella TV italiana che non funziona. Inoltre “asessuando” ulteriormente la TV si rischia di dare al sesso in generale una valenza negativa e “offensiva”, facendo aumentare complessi, pregiudizi e sensi di colpa, nonchè mantenendo una pericolosa ignoranza su tutta una serie di argomenti essenziali per la vita (e la salute!) di ogni individuo.

A questo punto, per sapere come e quanto la delibera dell’AGCOM verrà seguita, non ci resta che aspettare e stare a guardare.

Puoi leggere il testo integrale della delibera all’indirizzo http://www.agcom.it/provv/d_23_07_CSP.htm

di Valeriano Elfodiluce

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