Chiara Francini: “Il mondo gay? La mia famiglia!”

“Io credo che l’Italia sia molto più avanti di quello che crediamo e l’ho visto con i miei occhi durante le riprese di Love Me Gender”.

Non crede nello zodiaco, ma il Sagittario, Chiara Francini, lo incarna perfettamente. Ha il dono dell’ironia, con il quale è convinta si possa cambiare (e salvare) il mondo, detesta la politica, nonostante alcune leggende la vedano molto vicina a Matteo Renzi e ama, incondizionatamente, il mondo gay. E non sarà un caso che LaEffe (canale 135 di Sky) abbia scelto la talentuosa attrice, e stimata scrittrice, come conduttrice di Love Me Gender (in onda da mercoledì 6 giugno in prima serata) per un viaggio, on the road, alla scoperta dell’amore e delle sue mille sfumature.

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Dopo l’esperienza con Baudo a Domenica In, il ritorno in tv con Love Me Gender.

È stata un’esperienza a dir poco meravigliosa, umanamente bella quanto scrivere un romanzo. Ho scoperto che siamo molto più avanti di quanto crediamo, nonostante le sovrastrutture facciano di tutto per dimostrare il contrario. Ho trovato delle persone che hanno fatto un percorso così tanto doloroso, che ancora sanguinano per il dolore provato. 

Qualcuno le direbbe che il dolore è un passaggio fondamentale per il traguardo.

Loro ci sono arrivate con delle cicatrici che poi, in realtà, sono delle vere e proprie medaglie. 

A che tipo di pubblico è indirizzato un docu-reality come questo?

A tutti, perché l’amore è patrimonio universale dell’umanità. Noi porteremo ‘in onda’ dodici storie di straordinaria normalità.

I più conservatori dicono che sia un programma ‘disorientante’.

Love Me Gender è una sorta di affresco, che si ammira e davanti al quale si riflette. È un programma che orienta, altro che disorienta. Guardiamolo e amiamoci. 

Il suo ‘affresco’ arriva a poca distanza da Storie del Genere. Se la Ferilli è stata molto criticata per il suo apparente distacco dalle storie raccontate, Chiara Francini come si rapporterà ai vari protagonisti delle quattro puntate?

Onestamente non ho avuto modo di vedere il programma di Sabrina, donna e attrice che stimo davvero moltissimo, ma per quel che mi riguarda posso dirle che sarò profondamente partecipe con le diverse storie che racconteremo. Faremo un viaggio tra le nuove coppie nate all’indomani di una transizione di sesso, famiglie tradizionali nelle quali i consueti ruoli mamma-papà vengono ribaltati da nuove strutture poligenitoriali, ma anche genitori che si trovano a gestire figli adolescenti che non si riconoscono negli stereotipi sessuali comuni ed ancora amori fluidi, famiglie arcobaleno e fenomeni ancora poco esplorati come il crossdressing. Ho frequentato le case dei protagonisti, ho pranzato con loro la domenica, ho visto le loro scuole e i loro posti di lavoro. I veri conduttori del programma sono loro, non io.

Qual è la storia che l’ha colpita maggiormente?

Tra le tante posso parlarle di Luca. Un bambino di appena dodici anni che prenderà degli ormoni per due anni prima di decidere se far sviluppare gli attributi maschili, o meno. Ho trovato una famiglia e dei compagni di scuola meravigliosi che, nonostante le difficoltà del percorso che ha deciso di intraprendere, non l’hanno mai abbandonato. Luca è bellissimo, riflessivo e sicuro, ma allo stesso tempo pieno di tutte quelle fragilità tipiche dell’adolescenza. 

Cosa ha capito affrontando tutte queste storie?

Che le madri sono delle figure titaniche, forti, potenti. Sono la quintessenza della perfezione. Hanno generato la vita e la continuano a generare.

Lei si è mai chiesta come reagirebbe se suo figlio, un domani, le dicesse: “mamma, voglio diventare una donna?

Mi limiterei a parlare con lui, un po’ come hanno fatto tutte le mamme che ho incontrato durante quest’avventura, e poi lo asseconderei in tutto e per tutto. Vorrei la sua felicità e nient’altro. 

È stata madrina del Lovers Film Festival di Torino, ma anche del Gay Pride di Roma. Pensa che sia ancora utile marciare sulle note di ‘I will survive‘?

Io credo che si debba combattere, urlare e dialogare per quello che si ritiene giusto e corretto. Io ho una concezione della felicità profondamente ortodossa e per me i concetti di amore e famiglia esulano dalla sessualità, nonostante ultimamente si stia cercando di far passare un altro messaggio. Abbiamo soltanto una vita ed è giusto che tutte le creature inseguano la felicità, ed io mi schiererò sempre dalla parte dei diritti e dell’amore.

Una cosa che viene da sempre rimproverata ad una manifestazione come quella è l’eccessiva eccentricità. 

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Cosa vuole che le dica? Per molti il Pride è sinonimo di Carnevale, ma a me piace così tanto il Carnevale. (ride, ndr)

Da dove nasce questa sua affinità con il mondo omosessuale?

C’è sempre stata una corrispondenza d’amore e di sensi per via dell’humor. Quello che però posso dirle è che devo moltissimo al mondo omosessuale. Un mondo che mi ha sempre guardata, e mai vista, un mondo che da sempre mi ha fatta sentire bella e adeguata, al di là del mio aspetto. Il mondo gay, in un certo senso, è come una famiglia: mi ha presa per mano e mi ha resa la Chiara che sono oggi. 

Affinità che poi ha portato anche in libreria.

Eh già. Chiara, la protagonista dei romanzi, cresce con due papà: Giancarlo, fiorentino, e Angelo, napoletano, professore universitario con velleità d’attore l’uno, oculista con la passione per la botanica l’altro. Il mio concetto di famiglia è asessuato, come un angelo.

Due romanzi, due storie diverse e due volte Chiara come protagonista. C’è un motivo per questa scelta?

L’idea iniziale era di fare della storia di Chiara un film. Volevo disegnare un personaggio femminile diverso dalla solita ‘madonnina in presepi maschili’. In tanti, negli anni, mi hanno chiesto di scrivere un romanzo, ma io ho sempre pensato che il mondo potesse farne a meno. Riflettendoci, ho capito che se avessi scritto un romanzo sarebbe stato più facile farne un film e, per avere la possibilità di realizzarlo, mi son dovuta scrivere un best seller! Sa: noi donne non partiamo mai dallo stesso punto degli uomini. Ad ogni modo la protagonista si chiama Chiara perché vorrei essere io ad interpretarla e volevo un personaggio che non fosse una balla, ma una persona reale. Poi capisce la fortuna? Non dovrò nemmeno fare i casting per quel ruolo! (ride, ndr)

La sua Chiara che donna è?

È una donna cresciuta con molte fragilità e insicurezze, ma capace di distinguere il bene dal male. Questo perché cresciuta in una famiglia tradizionale, seppur composta da due papà. Nel secondo romanzo, invece, ho voluto affrontare il rapporto madre-figlia, ovvero il legame più devastante, sconvolgente e meraviglioso che possa esistere in natura.

L’imperfezione sembrerebbe regnare sovrana tra i suoi personaggi, o sbaglio?

Come diceva Pessoa: “il perfetto è il disumano, perché l’umano è imperfetto”. I personaggi dei miei libri sono tutti meravigliosamente ammaccati, perché credo che l’imperfezione sia sinonimo di unicità. Tutte le mie donne sono accomunate dal forte sentimento dell’amicizia e, prendendosi per mano in una sorta di girotondo salvifico, capiscono quanto sia fondamentale essere imperfette. Credo che sia grazie alle loro caratteristiche che i miei lettori si siano così tanto appassionati alle mie storie.

Secondo lei l’Italia sarebbe pronta all’omogenitorialità di cui tanto si fa promotrice?

Io credo che l’Italia sia molto più avanti di quello che crediamo e l’ho visto con i miei occhi durante le riprese del programma. Quello che io ho visto, ahimè, esula dalla politica. 

Ha più amiche donne o più amici gay?

Ho più amici esseri umani!

Perché c’è una leggenda che gira sul suo conto. 

Ah si? No, non ne conosco di leggende, anche se mi piacerebbe molto esserla (ride, ndr). Essendo una ragazza piuttosto noiosa, mi meraviglio che possa esisterne qualcuna. Una volta scrissero di una storia del ‘trucco e parrucco’ che feci nei camerini ai tempi di Colorado, ma è l’unica cosa che ho letto su di me. Lei ne conosce altre?

I più cattivi dicono che abbia un brutto rapporto con le sue colleghe attrici, in particolare modo con Vanessa Incontrada..

Scherza? Siamo molto amiche e c’è tanta stima tra di noi. È una persona che mi piace molto e con la quale lavoro davvero bene.

Un’altra leggenda che viene sempre accostata al suo nome è l’amicizia ‘speciale’ con Matteo Renzi. La ferisce?

Questa cosa un po’ mi fa ridere visto che, durante gli anni del Liceo Dante Alighieri, non ci ho mai parlato. Matteo non lo conosco davvero.

Si sarebbe mai aspettata che la carriera dell’ormai ex Premier, nonché suo compagno di liceo, durasse così poco?

Se c’è una cosa che mi annoia più della politica è la politica!