COPPIE DI FATTO GAY E CANONE RAI

Un caso singolare: la RAI riconosce gli abbonamenti intestati a un familiare in caso di possesso di un televisore. Ma come si comporta se il familiare è il convivente omosessuale?

Carissimo

Ti scrivo perché vorrei avere un consiglio.

Mesi fa mi è arrivata una lettera dalla RAI nella quale mi veniva scritto che il mio nominativo non risulta presente negli elenchi degli abbonati alla televisione; pertanto mi invitavano a comunicare il nominativo del familiare convivente appartenente al medesimo nucleo anagrafico o, in caso contrario, iniziare un nuovo abbonamento. Premetto che convivo col mio compagno da oltre 4 anni e che l’abbonamento è intestato a lui. Senza specificare il grado di parentela, ho compilato il questionario preaffrancato scrivendo il numero di abbonamento che regolarmente paghiamo.

A distanza di qualche settimana, mi perviene un’altra missiva dalla RAI nella quale mi viene precisato che “la circostanza di avere un domicilio abituale diverso dalla residenza anagrafica e presso un’altra persona già abbonata, non la esonera di per sé dal pagamento del canone TV. La informiamo che un eventuale accertamento tributario a Suo carico avrebbe ad oggetto la semplice detenzione di un apparecchio televisivo presso l’abitazione ove lei ha la residenza anagrafica, indipendentemente dall’eventuale mancato utilizzo dello stesso apparecchio dovuto all’elezione di un differente domicilio.”.

Forse dovevo essere chiaro fin dall’inizio dicendo loro che inanzittutto non ho il domicilio ma risiedo e che l’intestatario dell’abbonamento è il mio convivente; però pensavo che, non essendoci ancora una legge che riconosca legalmente le coppie di fatto e che quindi non veniamo considerati una “nucleo familiare”, era irrilevante specificarlo; inoltre credevo che fosse sufficiente pagare un abbonamento in uno stesso appartamento. Evidentemente per la RAI non è così. Ora non se se risponderli (anche se venisse fatto un accertamento tributario, la persona incaricata dalla RAI non potrebbe fare nulla dal momento che si troverebbe di fronte ad un apparecchio già dotato di regolare abbonamento) oppure scrivergli specificando tutto. Avrei piacere avere un tuo parere legale in merito alla questione (che spero di averti esposto in modo sufficientemente chiaro) ed eventualmente sapere cosa scrivere in risposta alla loro missiva.

PS volevo precisare che il mio compagno non ha ancora la residenza dove viviamo ma solo il domicilio.

Ti ringrazio in anticipo

Saluti

Christian.

Caro Christian,

vediamo se ho capito bene.

Tu e il tuo compagno vivete assieme da 4 anni e nella casa comune, dove tu hai la residenza e lui solo il domicilio, c’è un televisore per il quale lui ha pagato il regolare canone a sé intestato. Tu poi hai un domicilio altrove, dove vi è (forse) un altro apparecchio televisivo, per il quale tu non hai pagato il canone, stante che è già stato pagato per quello della tua residenza.

Do per scontato che non state sullo stesso stato di famiglia, sul quale pure – in base alla legge sull’anagrafe – potreste chiedere di essere. Se le cose stanno così, penso che basterebbe rispondere alla RAI che dove tu hai la residenza vi è già l’apparecchio di un altro abbonato e quindi non possono richiedere nulla.

Se dovessero insistere sull’abbonamento per un (peraltro non accertato) apparecchio presso il tuo domicilio, diverso dalla residenza, la cosa si farebbe più interessante.

Infatti, ad una coppia regolarmente sposata è consentito avere un secondo o un terzo televisore non solo nella casa stessa, ma anche in una eventuale seconda casa (la casa per le vacanze, per esempio), mentre questa regola non varrebbe per le persone unite sì, ma non legate da matrimonio per impossibilità di contrarlo essendo dello stesso sesso. In tal caso penso che si potrebbe sollevare una vera e propria questione legale (magari impugnando una eventuale multa e l’eventuale “impacchettamento” dell’apparecchio TV da parte degli ispettori) per una ingiustificata disparità di trattamento. Ritengo, comunque, che per il momento dovrebbe bastare che tu specificassi con una lettera che laddove è stato pagato il canone e vi è un apparecchio TV, anche se il canone è stato pagato da altra persona, tu hai la residenza e non il semplice domicilio.

Fammi sapere le ulteriori evoluzioni del caso, di poco rilievo economico, ma emblematico della discriminazione contro i gay.

Cordiali saluti,

Ezio Menzione – avvocato

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di Ezio Menzione

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