Costantino boss della tv: “Il queer è la luminosità della mia pelle”

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Stasera su Raidue la seconda puntata del reality di successo ‘Boss in incognito’ condotto da Costantino della Gherardesca: “I lavoratori qui non sono mai casi umani e sono...

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Ci sono misteri tutti italici. Mentre il Belpaese televisivo sembra ormai un marcescente reality-palude con contenitori domenicali semiporno, zuffe tra deputati che restituiscono dignità ai mercati rionali, strepitii omofobi e misogini mentre i tg ci consegnano tristi immagini per nulla metaforiche di una nazione che affoga in una melma non solo culturale ma materica di fango e spazzatura, qualcosa brilla. Ci sono piccole videogemme condotte da presentatori strepitosi e sarcastici che in qualunque Paese del mondo sarebbero già alla conduzione dei principali festival nazionali (ah no, lui Sanremo lo detesta!). Stiamo parlando di Costantino della Gherardesca – c’è chi parla ancora di ‘rivelazione’ ma qui siamo già nei pressi del mito, con fan adoranti e followers scatenati – che certo non ha bisogno di ulteriori presentazioni. Basta la parola. È lui il vero Boss in incognito di un reality partito molto bene in prima serata su Raidue con quasi due milioni di telespettatori, il terzo migliore risultato dopo Rai1 e Canale e un confortante share del 6.6%. Format inglese di successo, è un finto doc su una troupe che s’insinua in importanti realtà lavorative col pretesto di fare un reportage ma in realtà racconta le vicende di una ‘talpa’ che altro non è che il titolare dell’azienda.
Abbiamo contattato Costantino presissimo tra una registrazione e l’altra.

Nella scia dei docureality sulla charity, questa trasmissione ha qualcosa di innovativo e direi quasi dickensiano: regala quello a cui tutti aspirano, non più un’idea di fama ma la soddisfazione della fame, ossia un posto di lavoro anche indeterminato… Che ne pensi?
Il programma tratta il tema del lavoro e fa parte della nuova generazione di reality, che in Italia sono importantissimi da un punto di vista di apertura contro la censura e per la libertà nella televisione. Guarda le fiction italiane accanto a Pechino Express: non c’è dubbio su chi sia più coraggioso con i contenuti. Boss In Incognito tratta la realtà e coinvolge chi partecipa in modo esclusivamente costruttivo, non miete vittime come hanno fatto altri reality.

Non è però una contraddizione in termini in quanto profondamente inserito nel contesto capitalista? È soprattutto un product placement
Assolutamente no perché il fatto che l’azienda del boss ne esca in modo positivo è fondamentale nell’agenda ideologica degli autori del programma. Proprio perché il boss ne esce bene altri boss sono stati disposti, nelle edizioni americane, francesi ed inglesi, a partecipare al programma. E conseguentemente più dipendenti sono stati aiutati e ascoltati. Alcune aziende peraltro sono di settore e il product placement in televisione non gli serve più di tanto, come quella di stasera che si occupa dello smaltimento dei rifiuti.

Rispetto a The Apprentice lo sguardo è rivolto ai lavoratori e non alla competitività manageriale. Non c’è però il rischio del melò strappalacrime e del caso umano?
Beh, no, non necessariamente. I lavoratori non sono mai dei casi umani in Boss In Incognito, sarebbe stato troppo facile. Non stiamo facendo Pomeriggio Cinque, lo puoi notare anche nella regia. Abbiamo cercato di alzare l’asticella da un punto di vista tecnico e qualitativo.

Nella prima puntata sei stato straordinario, molto controllato ed empatico verso le inconsapevoli ‘vittime’. La tua anima più camp e aristocratica però è rimasta in sordina… Spunterà nelle nuove puntate?
Grazie! Nella puntata di stasera sarò leggermente meno buono. Detto questo, Boss In Incognito non è il programma in cui spunterà la mia anima camp e demenziale. Visti i temi trattati ho deciso, insomma, di essere più contenuto. Mi sembrava giusto e poi sinceramente in quelle situazioni non me la sentivo nemmeno di fare ironia. Vedere dei lavoratori che faticano per mantenere i figli ha leggermente sgonfiato la mia fanfaronaggine. Per Pechino si rigonfierà, te lo prometto.

Ci sarà qualcosa di trash nella puntata di stasera sugli spazzini con l’imprenditore Pizzinbone?
Solo la spazzatura stessa.

E il queer dove lo mettiamo? A parte la platinatura di David Hassan, il boss di 7camicie, non abbiamo visto molto…
Tutto il queer di Boss In Incognito è concentrato nella luminosità della mia pelle. Che non è poco. A questo proposito vorrei ringraziare il regista Giorgio Romano e la Avid Technologies.

Che idea ti sei fatto della situazione lavorativa italiana? All’estero si vede l’Italia come un Paese che sta affogando e non riesce a trovare alcuna via d’uscita…
Bisognerebbe andare negli archivi di tutti i giornali italiani e identificare i giornalisti e politici che hanno fatto ostruzionismo contro il referendum sulla fecondazione assistita nove anni fa. Dopodiché la Polizia dovrebbe sequestrarli nel mezzo della notte, metterli su degli aerei Cargo e deportarli in Malawi, tipo, dove potrebbero aiutare con il volontariato. Ovviamente gli andrebbe levata la cittadinanza. Se c’è crisi in un paese ricco come il nostro è anche colpa della mentalità contraria al progresso che spesso prende il sopravvento in Italia.

A che punto sei con Pechino Express 3? Sei confermato nella conduzione nonostante la twitterata del Principe Emanuele Filiberto che sosteneva di averti tolto lo scettro?
Pechino Express 3 sarà una bomba. Siamo in fase di pre-produzione e sono certo di condurlo io, schiena permettendo. Sono molto contento di lavorare con Rai2 e sono anche convinto che la rete mi porti fortuna, d’altronde la prima volta che sono andato in tv era proprio su Rai2.

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