DA SANTO A GAY

In passato ha interpretato ruoli molto diversi: da San Francesco a gay. Di recente si è calato nei panni di Gino, il protagonista del video Gino e l’alfetta, inno del Pride. Daniele Liotti.

Lo descrivono come bello e affascinante ma di se dice di essere dolce e timido. Ha alle spalle una carriera di successo come attore: ha interpretato santi, omosessuali, sciupafemmine e uomini affetti da impotenza sessuale; ogni volta con grande intensità e verità. Daniele Liotti ci racconta, tra l’altro, la divertente esperienza del Gay Pride quando insieme a Valerio Mastandrea e Juana Imenez ha girato il video della nuova canzone di Daniele Silveestri ‘Gino e l’alfetta’, inno ufficiale del Pride nazionale 2007.

Daniele, raccontaci di quando, insieme a Valerio Mastandrea e Juana Imenez, hai girato il nuovo video di Daniele Silvestri.

Io interpreto Gino, e Mastandrea il mio amico di sempre, così come poi è nella vita. Ad un certo punto il personaggio di Valerio si rende conto che qualcosa in lui è cambiato, che fondamentalmente gli piace il suo amico Gino, che al contrario nella sua ingenuità non crede assolutamente che il suo migliore amico possa avere questo tipo di crisi. Gino è il classico tipo che pensa a divertirsi, ma rimarrà stupito quando ci sarà la reazione del personaggio di Valerio. Grande sorpresa ma anche tanta tenerezza da parte di Gino, che capisce che il suo amico per tutto questo tempo non era riuscito ad ammettere la sua omosessualità prima di tutto a se stesso.

Ti è mai capitato nella vita reale di vivere una situazione simile?

Si, ma al contrario di Gino, non è stata una circostanza che mi ha destato chissà quale sorpresa o stupore dell’anima, anche perché è stata una cosa abbastanza adolescenziale. Un momento che non dimenticherò, perché ho provato una grande dolcezza e un’ apertura nei confronti di una persona, oltre che di un amico, che stava esprimendomi i suoi sentimenti. Al di là della scelta sessuale, vedere la bella sincerità delle sue parole mi ha regalato enorme tenerezza.

Non è sempre questa la reazione. A volte scatta la violenza, a volte la rottura di un rapporto di amicizia…

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Purtroppo è vero.

L’altra protagonista del video è Juana Imenez, splendida trans che abbiamo conosciuto anche sul set di Manuale d’amore 2. Che impressione hai avuto di lei?

Ho avuto modo di conoscerla e parlarci. Abbiamo condiviso una notte assurda in autogrill, tutti estremamente stanchi e con una gran voglia di finire presto le riprese del corto. Nelle pause di lavorazione abbiamo scambiato due chiacchiere, ed ho avuto modo di testare la sua semplicità ed il suo essere naturale.

Alcune scene del video sono state girate durante il Gay Pride. Un tuo giudizio sulla manifestazione?

Sono arrivato il giorno stesso con un aereo da Catania, mi sono cambiato praticamente in macchina per girare le scene, e mi sono trovato nel bel mezzo del Gay Pride. Sono stato sommerso da questo mondo dove ho visto una grande partecipazione ed una grande passionalità da parte di tutti i presenti per la rivendicazione dei propri diritti. Una manifestazione civilissima, in cui ho notato un forte ardore e molto rispetto per gli altri.

Non è la prima volta che ricopri un ruolo legato all’omosessualità. Nel film spagnolo Piedras di Ramon Salazar vestivi i panni di un gay. Perchè sei stato scelto proprio tu per questa parte?

In realtà il modo in cui sono stato scelto è molto divertente. Prima di girare Piedras, avevo interpretato nel film Giovanna la Pazza il ruolo di Filippo il bello, un ragazzo affascinante, uno sciupafemmine in piena regola, uno di quelli che usava le donne e poi le mollava. Nonostante tutto mi chiamò Salazar e mi disse: «si, d’accordo, hai interpretato il ruolo del malandrino, hai l’occhio furbo, ma io ho notato in te anche una grande dolcezza. Per cui puoi interpretare anche il ruolo dell’omosessuale e farlo bene».

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Ti spaventava l’idea di interpretare il ruolo di un omosessuale?

Nel film non c’erano scene di sesso, ma solo di un bacio con un ragazzo. Ciò che mi ha spaventato all’inizio era dove andare a prendere la realtà per interpretare questo personaggio. Però alla fine, entrando nel ruolo, e parlandone con il regista e con l’altro attore, mi è venuto tutto abbastanza spontaneo. Credo che si possa riuscire a capire quali sono i sentimenti che nutre un gay, perché sono le stesse sensazioni che muovono l’anima di un eterosessuale. Non c’è alcuna differenza, ed è per questo che io provo una stima profonda nei confronti di quelle persone che riescono ad esprimere i loro sentimenti ed a dichiarare la propria omosessualità attraverso una storia d’amore.

Ti rivedi in quella dolcezza che il regista di Piedras ha visto nei tuoi occhi?

Io penso che in qualche modo sia la mia caratteristica. Troppo spesso mi dipingono addosso un personaggio, che è quello del ragazzo bello ed affascinante, del maschio che ha successo con le donne. Ma in realtà ciò che mi caratterizza di più è la mia semplicità, una qualità che mi è sempre appartenuta, da molto prima che iniziassi a fare l’attore.

Se Daniele Liotti si dovesse descrivere, come lo farebbe?

Sono generoso sia nelle storie d’amore che in quelle d’amicizia. Ho una gran voglia sempre di darmi all’altro, e di far bene alle persone che amo e che ho attorno.

Altro film, altro ruolo: Bell’Antonio, un personaggio afflitto dall’impotenza sessuale…

L’impotenza è una grande frustrazione dell’anima. Antonio è pieno di desideri e passionalità, ma nel momento stesso in cui il suo corpo deve esprimere le sue voglie non ci riesce. Questo lo porta ad una grande solitudine che, facendolo andare oltre la sfera sessuale, gli dà la possibilità di scoprire se stesso, la sua profonda spiritualità e la propria anima. È un personaggio molto ironico, che vive però dentro se una tragedia costante. Per calarmi nel ruolo ho cercato di lavorare sulle frustrazioni della mia vita, concentrandomi su quegli aspetti che per me sono più difficilmente realizzabili.

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Siamo passati dall’omosessualità all’impotenza sessuale. Inevitabile è chiederti come vive il sesso uno bello come te…

Sono molto sanguigno e passionale. Il sesso è un aspetto di fondamentale importanza nella mia vita. Lo vivo però in parallelo con il sentimento e con l’amore. Ho 36 anni, ho avuto avventure, flirt, storie importanti, e quindi posso dirti che l’insieme di amore e sesso è ciò che più realizza un uomo. Ci sono gli affetti, c’è la famiglia, ci sono gli amici, però sicuramente un baluardo importante della felicità di un uomo è l’amore unito al sesso.

E che ci dici dei tuoi ruoli da santo e beato? Hai interpretato Don Gnocchi e Sant’Antonio da Padova. Ruoli ben diversi da quelli di cui ci hai parlato fin’ora…

Mi piace pensare che il lavoro dell’attore sia come un armadio pieno di vestiti. Ogni abito è un diverso personaggio che interpreti. Nel momento in cui ce l’hai addosso quasi non vorresti staccartene, diventa una sorta di seconda pelle. Ma prima o poi quel personaggio deve finire. Così si ripone quel vestito nell’armadio, ed ogni tanto riaprendolo, con uno sguardo rivolto al passato, si getta lo sguardo su una pelle che ti è appartenuta nel passato. Amo diversificare i vestiti da riporre in questo armadio, perché non mi viene facile fare me stesso o interpretare personaggi che mi somiglino troppo, soprattutto a causa  della mia timidezza. Sul set mi fa più comodo indossare delle maschere. Voglio tenere il vero Daniele solo per me e per poche persone che mi stanno intorno.

 

di Michele Sabia