Fabio Canino: “La radio, l’amore, i gay in Tv e l’omofobia che combatto con il vino”

“Dalla vita ho avuto tanto e con Uvagina e Vinocchio aiuto le associazioni impegnate a combattere il bullismo omofobico”.

Va spesso in Tv, ma non la guarda come (forse) dovrebbe. È stato una ‘iena’, e in fondo ci si sente ancora. Twitta di politica, ma guai a proporgliela. È gay dichiarato, ma per sua stessa ammissione “non lo fa di professione”. Sogna l’amore, ma è felicemente fidanzato. Strana la vita di Fabio Canino, istrionico conduttore e scrittore, da sempre in prima fila per le cause LGBT.

Da poche settimane l’ex conduttore delle indimenticabili Cronache Marziane è tornato al timone di Miracolo Italiano, fortunato programma di Radio2, in onda tutti i weekend dalle 09:00 alle 10:30 e, tra nuovi amori, sogni proibiti e gay di regime parla del suo impegno contro il bullismo omofobico attraverso due vini: Uvagina e Vinocchio.

È ripartito Miracolo italiano, giunto oramai alla sesta edizione…

In realtà mi verrebbe da dire che Miracolo Italiano, programma condotto da me e LaLaura, non è mai finito, visto che quest’estate sono andate ‘on air’ le repliche della scorsa stagione. È un programma che mi permette di conoscere persone e personaggi che non avrei mai avuto la possibilità di conoscere: da filosofi a scienziati, come Guido Tonelli o Carlo Rovelli. Inoltre, è un programma che ha un indice di gradimento molto alto e sono felice di questo e ti dirò: ultimamente vengo fermato per strada più per la Radio, che per la Tv. 

E non ti piacerebbe avere un appuntamento quotidiano?

La verità? Non lo so, e non lo dico per snobberia, anzi. Parallelamente porto avanti più progetti e più lavori e che, se avessi un appuntamento quotidiano, molto probabilmente, non riuscirei più a seguire. La mia agente, scherzosamente, dice sempre: “Se dovessimo fare un curriculum di tutti i lavori che hai rifiutato, sarebbe cinque volte più lungo di quello che hai!“

La Tv la guardi?

Televisivamente parlando son sempre stato affetto da una forma di bulimia non indifferente, ma ultimamente le cose stanno cambiando. Guardo tanto il Tg di Mentana, ma la Tv più commerciale mi sta stancando. Sono cose viste e riviste e non riesco più ad entusiasmarmi. Neanche accendi la Tv che sai già come andranno a finire. Netflix, invece, è diventato il mio nuovo fidanzato. Sta lì, sa aspettare, è monogamo e non si scompone mai se mi presento al suo cospetto in un modo raccapricciante. 

Però fai Ballando con le stelle.

Ballando, che ripartirà subito dopo Sanremo, più che un programma è per me una grande famiglia. Nonostante sia comunque lavoro, c’è un clima poche volte visto prima in vita mia. Siamo tutti molto legati: da Milly, agli autori, sino agli altri giurati e non lo dico per piaggeria, credimi. Noi ci divertiamo davvero tanto. 

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Un po’ meno i concorrenti…

Talvolta faccio fatica a capirli. Prima che inizi il programma son tutti sportivi poi, appena inizia la trasmissione, sarà la fatica, sarà lo stress, cambiano faccia. Il meccanismo del gioco sta sia nel vedere il ‘progresso artistico’, sia nel vedere come il singolo vive quell’esperienza. Più fai il polemico e più vieni discusso. Si sa. E mi meraviglio di come alcuni personaggi, come quelli visti lo scorso anno, non riescano a capire certi meccanismi. È tutto vero, verissimo e ben fatto, ma non puoi prendere troppo sul serio uno che il sabato sera alza una paletta e ti da 2! È un gioco, diamine, e se non pensi di essere in grado di sostenere quel tipo di stress, non accettare. 

Non pensi che la Tv, oggi, non osi più tanto?

Altroché!

E ti sei mai chiesto il perché?

Perché in Tv, oggi come oggi, funziona solamente quello che è rassicurante, buonista e finto trasgressivo. Ci sono sempre i soliti ‘gay’ di regime e gli immancabili finti rivoluzionari.

E chi sono i gay di regime, scusa?

Quelli che lo fanno di professione. Cristiano Malgioglio, ad esempio, è uno di quelli che probabilmente è costretto a farlo. Ogni tanto dice qualcosa contro la comunità gay per attirare l’attenzione per poi, improvvisamente, cambiare opinione sotto le telecamere di Cinecittà. Lui, ad ogni modo, in quel contesto, viste le critiche lette, non deve rappresentare nessuno quando va in Tv, se non se stesso.

E al Grande Fratello Vip non l’hai guardato neanche per un secondo?

Scherzi? No! A me piacque moltissimo il primo Grande Fratello. Fu un esperimento sociale e antropologico non indifferente. Appena usciti dalla casa li facevo passare anche da Cronache Marziane (programma di successo condotto da Canino su Italia1 nella stagione 2004/2005, ndr) per vedere una volta usciti come vivevano tutta quella popolarità. Poi, finita la prima edizione, stop. 

Te l’hanno proposto?

Mi credi se ti dicessi che me li han proposti davvero tutti? 

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Con te hanno mai provato a farti fare il gay di professione?

Uh, quante volte, ma di me, spesso, han paura. Non rappresento nessun cliché e vedermi in jeans e maglietta li spaventa. Bada bene: io non nascondo quel che sono e affronto volentieri gli argomenti, ma quando lo faccio voglio che venga fatto nel migliore dei modi. Non mi piace la superficialità e non andrei mai a parlare di un qualcosa di così importante in quei salotti dove tutti urlano, infischiandosene totalmente del messaggio da portare avanti. 

Cambiando pagina: ti godi ancora il successo della tua Rainbow Repubblic…

Io sono il primo a meravigliarsi, nonostante riconosca la massima originalità della storia. Mia zia, quando sa che sono in partenza per presentarlo in giro per l’Italia, in un toscano mai sentito prima mi dice sempre: “Cazzo Fabio, ma oramai questo libro l’han letto tutti. Che giri ancora?” Come darle torto, visto che è uscito a gennaio 2016, ma la casa editrice mi ha spiegato che ci sono due tipologie di libri: quelli che vendono moltissimo e che in poco tempo vengono bruciati e quelli che, come il mio, durano per anni finché non verrà affrontato un argomento similare in maniera ancor più originale. 

Chi è il lettore tipo del tuo romanzo distopico?

Chiunque! Non c’è un lettore tipo e non sai che soddisfazione conoscere ed interagire con gente che ti viene ad incontrare e ad ascoltare dopo aver letto il tuo libro. Il solo fatto che abbiano accantonato la loro vita per un’oretta, e che siano usciti di casa con tutti i loro problemi, magari tribolando anche per il parcheggio in una giornata di pioggia, è un qualcosa di inspiegabile. Segno che forse qualcosa di buono, in questa vita, l’ho fatto. 

Guardando la tua pagina Facebook mi verrebbe da dirti che sembri più un politico, che un personaggio famoso. Perché sei così politicamente attivo?

Tutti i miei amici mi consigliano sempre di star zitto, ma io non posso. Nonostante abbia subito, subisco e magari subirò ancora, per aver detto la mia, non fa per me il silenzio. Ancor prima di essere un personaggio, sono un cittadino e penso che la politica si faccia sul quotidiano e non necessariamente in Parlamento. Anzi: la politica, a quanto pare, non si fa proprio lì dentro. I miei canali social hanno il loro pubblico e mi piace far conoscere, a chi mi segue, le mie idee.

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Ti candideresti mai?

Per nulla al mondo. Mi venne anche chiesto da Emma Bonino ai tempi della Rosa nel pugno.

A proposito di quotidiano e di politica, ti occupi sempre più spesso di bullismo e omofobia…

Sì, Prodigiodivino è un progetto che porto avanti, oramai da diverso tempo, con Bruno Tommasini ed Edoardo Marziari. Con una parte del ricavato delle vendite di Vinocchio e Uvagina, due vini di estrema qualità, aiutiamo tutte quelle associazioni che si occupano attivamente di contrastare il bullismo omofobico. Lo facciamo per restituire un po’ di quel che abbiamo avuto, e che non passi un messaggio sbagliato: noi, da questi vini, si può tranquillamente dire che non guadagniamo proprio nulla. La nostra commercialista lo dice sempre: voi siete tre pazzi! Ma questa è la cosa più bella che sto facendo.  

Scusa la franchezza, ma qual è il nesso tra vino e omofobia?

Pensiamo che la tavola sia uno dei pochi posti rimasti dove parlare in assoluta tranquillità, e cosa c’è di meglio di un buon vino che unisce sempre tutti? 

Come pensi si possa combattere l’omofobia sui giovani?

Parlandoci! Bisogna partire sempre dal singolo per arrivare alla massa. Non basta uno spot o una campagna sul web. Per carità: servono, ma ci vogliono ore ed ore di dialogo per aprire anche le menti più chiuse. Ricordo ancora con immenso piacere l’impegno dell’ex Sindaco di Roma Ignazio Marino, il quale mi permetteva di andare nelle scuole romane a parlare di omofobia, nonostante i continui ricatti ricevuti. I ragazzi che incontravo erano quasi sempre delle lavagne bianche. Non avevano un’opinione vera e propria, se non quella del genitore. Io, nei vari incontri, non insegnavo nulla a nessuno, non avendo le competenze, ma mi limitavo a raccontare la mia storia, con la massima semplicità, evidenziando le cose subite perché gay.

Parli spesso, seppur in modo ironico, dell’amore. Ti manca davvero così tanto?

Molti amici mi dicono che se mi mancasse così tanto, forse, sotto sotto, ce l’avrei. Io, forse per colpa dei troppi libri letti, cerco un principe azzurro perfetto, ma rigorosamente senza calza maglia.  

Se guardi verso il futuro cosa vedi?

Una dieta. L’ennesima. Più che vedere, scherzi a parte, mi piacerebbe girare e toccare con mano il mondo.