Family Day: sì ai preti in piazza per il ‘Vade Retro Dico’

Via libera da parte della Cei per i parroci che vorranno accompagnare il loro gregge in piazza contro il riconoscimento delle coppie di fatto. Bagnasco? È stato “compreso male”.

ROMA – È ormai bene avviata la grande macchina organizzativa della manifestazione del Family Day, la grande adunata delle cattofamiglie che in quell’occasione ribadiranno che solo l’unione sancita col matrimonio, eterosessuale e procreativa, merita attenzione da parte dello Stato. Di tutti coloro che convivono ma che, per qualche motivo, non rientrano in questo schema non ci si dovrebbe occupare troppo perché la vera emergenza è La Famiglia, che in Italia “risente della crisi dell’Occidente”. Secondo il Manifesto “Più Famiglia” degli organizzatori le altre convivenze “non necessitano di un riconoscimento pubblico, che porterebbe inevitabilmente a istituzionalizzare diversi e inaccettabili modelli di famiglia.” Per loro le imprescindibili “premesse antropologiche” non varrebbero, in particolare – sembra di capire – per le coppie omosessuali. Se hanno dei problemi che si arrangino, che usino (se e quando possono) il diritto civile. Se poi per vedersi riconosciuto ogni singolo diritto devono passare anni e spendere migliaia di euro in avvocati a battagliare nelle corti di giustizia dei vari gradi, la cosa non ci riguarda. La Famiglia (eterocattolica) prima di tutto!

La cupola della Chiesa gongola soddisfatta, manovrando dall’alto i fili di questa grande e assai poco spontanea mobilitazione popolare, annunciando di avere dato indicazioni ai Vescovi di non scendere in piazza. Trattasi di puro calcolo strategico: meglio che il clero altolocato stia in disparte, per dare più l’impressione che tutto ciò è sana espressione laicale. Nessun divieto comunque a suore, frati, confraternite e parroci di esserci. Questi ultimi magari con tutti i loro parrocchiani, a dire ai politici di affossare i Dico, altrimenti si “indebolirebbe” la Famiglia.

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«La manifestazione contro i Dico organizzata dalle gerarchie ecclesiastiche vuole essere una vera e propria prova di forza» commenta Roberto Villetti, capogruppo della Rosa nel Pugno a Montecitorio. «Nessuno mette in discussione il diritto di protestare in piazza. Resta tuttavia il fatto – osserva – che si tratta di una iniziativa che vuole restringere le libertà, che si oppone all’ampliamento dei diritti civili e ha un carattere particolarmente odioso nell’intento persecutorio che rivela contro minoranze e diversità. La laicità non si oppone alla fede, ma a qualsiasi tipo di fondamentalismo che vuole trasformare i peccati in reati. Le gerarchie cattoliche tentano di riportarci all’epoca che precedette l’introduzione della legge sul divorzio e a quella sull’aborto. Saremmo così – conclude Villetti – l’unico Paese dell’Europa occidentale in cui le lancette dell’orologio girerebbero al contrario.»

Cercando ancora di gettare acqua sulle polemiche scoppiate dopo i pindarici ‘collegamenti’ fatti da Angelo Bagnasco tra la legge sui Dico e leggi per legalizzare pedofilia e incesto è intervenuto anche Giuseppe Betori (nella foto), Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, dicendo che: «Monsignor Bagnasco é stato compreso male, anche a causa dei titoli scelti da agenzie di stampa. Ma il suo richiamo ai fondamenti dell’etica resta valido, al di là degli esempi fatti, che non intendevano mettere sullo stesso piano cose che sono diverse.» Ironico e lapidario su questo il commento del direttore della Repubblica Vittorio Zucconi che rispondendo a un lettore lo avverte: «Quando legge di qualche mammasantissima che accusa la stampa di averlo “frainteso” o citato “fuori contesto”, stia sicuro che sa di averla fatta fuori dal vasino. È la più vile e la più banale delle scuse.» (Roberto Taddeucci)

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