Francesca Barra: “Il titolo di Libero offende anche me.”

“Non bisogna essere necessariamente gay per occuparsi di certe bassezze. Siamo tutti uguali in questo mondo!”

«Il titolo del quotidiano Libero? Indifendibile! Se per il precedente titolo, quello sui terroni, non mi sono sentita offesa pur essendo lucana, su questo resto completamente basita.» A parlare così non è una rappresentante della comunità lgbt, ma la giornalista e scrittrice Francesca Barra. «Non bisogna essere necessariamente gay per occuparsi di certe bassezze. Siamo tutti uguali in questo mondo.»

La spaventa questo clima di intolleranza?

Tantissimo. È inutile parlare dell’aggressività diffusa sui social, se poi i primi a dare il cattivo esempio sono delle testate giornaliste. Le parole utilizzate sul quotidiano di Feltri le trovo pretestuose e offensive, oltre che terribilmente stupide. Come si può mettere a confronto l’economia di un Paese, con l’identità sessuale di un individuo? Odio le etichette, detesto le definizioni e sono più che certa che questo ghettizzare tutto e tutti non ci porterà lontani. Certi titoli, al contrario di quello che potrà pensare Libero, fanno solo rumore e nessuna notizia. 

L’Ordine dei Giornalisti dovrebbe intervenire?

Me lo auguro, anche perché è un inganno per il lettore, oltre che un’offesa. Se i media iniziassero a mostrare un altro tipo di linguaggio, probabilmente torneremo ad essere delle persone migliori.

libero

Secondo lei perché Feltri agisce in questo modo?

Per far parlare! È una scelta più che chiara la sua. Il vero problema è che Libero gode di grandi firme, ma con dei titoli del genere si sporca il lavoro di tutti e non capisco come certi giornalisti non si siano ancora dissociati dalle scelte del loro direttore.

E pensare che Feltri sarebbe dovuto essere nel cast del programma di Chiambretti, dove lei ricopre il ruolo di “ministra”.

Checché se ne dica, Feltri, in generale, ha sempre un punto di vista interessante. E glielo sta dicendo una che ha avuto svariati battibecchi con lui. Mi definì in un modo poco carino, ma io non scenderò mai al suo stesso livello.

Lei, da Chiambretti, come si trova?

Benissimo! Piero è l’ultimo artigiano della televisione. È un perfezionista che si occupa di tutto ciò che avviene nel programma e da lui, mi creda, c’è solo da imparare.

E con le altre ministre?

Ho un rapporto quasi familiare con Drusilla Foer. Con Alda D’Eusanio, invece, c’è tanta stima, mentre con Lory Del Santo e le sue perle mi diverto molto. Con Annalisa Chirico, invece, nonostante abbiamo due modi diversi di vedere qualsiasi cosa, ci rispettiamo molto.

Non l’ha invitata alla sua “Notte della Giustizia”?

No, non sono stata invitata, ma non per questo smetterò di rispettare il suo progetto.

Lei con la politica ha chiuso?

Direi proprio di sì. La politica, come dico sempre, si può fare anche lontana dai Palazzi. Sono una donna di sinistra che nasce per difendere e sostenere la parità di genere, la giustizia sociale e per appianare le diseguaglianze tra nord e sud. Essere di sinistra per me vuol dire occuparsi degli ultimi e ora, onestamente, non mi rispecchio più negli ideali e nelle dinamiche del PD.

Lei, durante quella campagna elettorale, è stata molto attaccata..

Alcuni avevano dei problemi personali che io non potevo gestire, mentre altri ce l’avevano con Renzi e quindi, di riflesso, anche con me. Nessuna donna del PD si è espressa sull’articolo de Il Fatto Quotidiano, né sulla storia dell’apostrofo sollevata da Gramellini. Una giornalista come me e con la mia storia non può essere attaccata, in prima pagina, per un refuso grafico su una card di Facebook! Pensi che poco tempo dopo, un editorialista de Il Corriere della Sera, è inciampato nello stesso refuso in un pezzo sulla triste scomparsa di Fabrizio Frizzi, ma in quel caso nessuno ha messo in dubbio la sua professionalità. Già da questo si capisce che quell’attacco era personale e cattivo. Ho ricevuto solidarietà solamente dal Movimento 5 stelle e da Matteo Salvini. Faccia un po’ lei..

Va d’accordo con gli avversari.

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A quanto pare, sì. Il PD ha lasciato sola sia me, che il nostro Paese.

Lei, Renzi, l’ha più sentito?

Sì e l’ho anche incontrato per confrontarci sul dopo campagna elettorale e su quello che ho subito. Del resto ero una sua candidata.

Quell’esperienza col PD non pensa possa aver inquinato la sua credibilità giornalistica?

No, assolutamente. Non ho mai tradito i miei principi e i miei ideali. Le persone, purtroppo, dimenticano tutto, ma io non posso, né voglio, preoccuparmi di loro. Ho scelto questo lavoro per l’amore della verità e sono certa di potermi guardare ancora alla specchio.

Ha lasciato Roma?

Sì, di comune accordo abbiamo deciso di trasferirci a Milano. A Roma lasceremo un pezzo del nostro cuore, ma sia io che Claudio necessitavamo di nuovi stimoli. E poi anche i nostri figli amano Milano essendo nati qui.

Se uno dei sui figli le dicesse: “Mamma sono gay?”.

La mia porta sarebbe sempre aperta. I ragazzi, oggi, hanno bisogno solo di tanto amore perché il mondo, fuori, è molto cattivo. Pensi che in passato licenziai una tata perché disse, ai miei figli, che i gay dovevano essere mandati nei campi assieme agli animali. Roba da pazzi.

E alle adozioni per le coppie dello stesso sesso, sarebbe favorevole?

Favorevolissima!. La famiglia è dove c’è amore e i bambini hanno bisogno di impegno, cura e tanta verità.