Gabriel Garko: “Chiedetemi tutto, ma non di essere quello che non sono!”

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Pregiudizi, haters, docce fredde, ma anche molestie, leggende e possibili partenze. Fermi tutti: parla Gabriel Garko.

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Con Gabriel Garko, al contrario di quel che si può immaginare, si può parlare di tutto. Nessun paletto e nessun intermediario tra di noi. A dividerci, durante un’intervista durata più di un’ora, soltanto due caffè: uno amaro e uno appena zuccherato. Nonostante i suoi quarantacinque anni, il volto per eccellenza delle fiction italiane, è ancora il sogno proibito di donne e uomini e, guardandolo da vicino, non faccio troppa fatica a capire il perché. Gay.it l’ha intercettato prima di una possibile fuga all’estero e, senza alcuna paura, Gabriel parla di pregiudizi, sogni e docce fredde, ma anche di molestie, di paternità e di tutte quelle tante, troppe leggende che girano sul suo conto.

Se uno pensa a Gabriel Garko pensa ad un viveur e non di certo ad uno che abita nella campagna romana, non trovi?

In realtà ho abitato in centro, ma diciassette anni fa. Poi sono fuggito via per ritrovare una situazione più serena. Roma è bellissima, ma c’è sempre troppo caos e in periferia mi sono subito sentito a casa. Anche da bambino vivevo alle porte della città e poi amo il verde e ho tanti animali: quattro cani, quattro gatti e un bel po’ di cavalli.

Oggi come stai?

Ho passato sicuramente periodi migliori, ma tutto sommato non penso di potermi lamentare.  

Quindi, sei uno di quelli che per antonomasia guarda il bicchiere mezzo pieno?

Tendenzialmente sì, ma poi penso che allo stesso tempo non sarebbe umano far finta di vedere solo il bicchiere mezzo pieno. Non sono negativo, quello sì, ma anche io ho i miei momenti ‘no’. 

E sei anche molto ironico ed auto ironico..

Vero. Mi dispiace che questo lato sia meno conosciuto, ma facendo l’attore e interpretando quasi sempre personaggi duri e stronzi, è normale che non arrivi a casa.

Sanremo ti ha aiutato a far conoscere questi lati del tuo carattere, non trovi?

Certamente! A Sanremo, essendo stato me stesso e non avendo dovuto interpretare nessun ruolo, ho potuto esprimermi liberamente. Sai: quando sali su quel palco ci sono due possibilità: o vieni criticato o vieni ignorato. Io, naturalmente, sono stato molto criticato, ma per godermela ho rifiutato categoricamente di guardare i social e la stampa. Superata l’immancabile emotività della prima serata, mi sono divertito davvero tanto.

Sanremo: più difficile farlo, vederlo o subirlo?

Sanremo, incidente a parte, è stata un’esperienza positivissima. In fondo, non mi aspettavo niente di diverso da quello che ho visto e vissuto: si sa già da prima che è un bellissimo tritacarne.

E neanche a Festival finito hai sbirciato le critiche sui social?

A fine Festival, sì, ma l’ho fatto per avere un quadro generale e ti dirò: non è stato affatto male. Dalla prima serata in poi, l’indice di gradimento, migliorava di sera in sera. L’essere troppo impostati, in quel contesto, non paga. Sui social si disquisiva sui miei capelli e il mio staff sanremese, dopo i primi commenti, voleva a tutti i costi pettinarmi, ma io ho preferito proseguire per la mia strada e, a quanto pare, ho fatto la cosa giusta.

Faccio fatica, però, a pensare che tutte quelle battute sulla chirurgia non ti abbiano fatto male..

Non sbagli, anche se quegli attacchi arrivarono poco prima del Festival, e quella fu l’unica volta dove mi piegarono davvero le gambe. Fino ad allora, venivo attaccato su tutto, ma mai sull’aspetto esteriore. Era una cosa, forse l’unica, su cui ho sempre pensato di essere inattaccabile. 

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E come ne sei uscito?

Grazie a degli amici che, vedendomi come ci ero rimasto, mi portarono in barca via da tutto e tutti, cellulare compreso. Quando qualcuno mise delle foto, tra l’altro ritoccate, in rete, inizialmente mi feci una risata, ma nel momento in cui, il giorno dopo, al bar di fiducia, iniziai a notare una certa insistenza da parte di altri clienti abitudinari, per capire se quello visto online fosse vero, o meno, rimasi spiazzato. Oggi ci rido, ma non è stato facile.

Un commento te lo ricordi?

Ad una mia foto, vicino al camino, mi scrissero: “Allontanati dal fuoco che rischi di squagliarti!”. 

Cos’è che non ti perdonano i tuoi haters?

Il lato estetico! È un limite, per gli altri, non per me, ma che non mi ha mai aiutato. O meglio: mi è servito, sicuramente, ma ha contribuito a creare polemiche e pregiudizi continui.

La bellezza fa ancora così tanta paura, in Italia?

Non lo so. So solo che il pregiudizio è troppo radicato nella nostra cultura. A 45 anni ho finalmente imparato a sbattermene di tutto quello che è superfluo.

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