GAD PRIDE

di

Memorabile puntata gay de 'L'infedele' presentato da Gad Lerner: la pornostar Carlo Masi duetta con Rocco Buttiglione mentre Alda D'Eusanio sbotta con un inarrivabile "La gaiezza de che?"

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
4546 0

No, non è uno scherzo. Ieri sera, a L’infedele su La 7, presentato da un super friendly Gad Lerner, ci sono stati momenti di televisione così sublimi da far impallidire il concetto stesso di trash (e dire che in contemporanea veleggiavano su altri canali bestiari di Noè qualificati come L’isola dei famosi e Reality Circus). La premessa era quanto mai seria e introdotta con un esplicativo e provocatorio Siamo tutti omosessuali? La centralità assunta nella cultura occidentale dai simboli e dall’erotismo gay.

Lo spunto iniziale è il romanzo Troppi Paradisi (Einaudi) di Walter Siti, quieto docente universitario di letteratura italiana quasi sessantenne, baffuto e con molle panzetta, curatore dell’opera pasoliniana per la collana ‘I Meridiani’ della Mondadori. Il suo è un romanzo nichilista quasi houllebeckiano dalle aspirazioni etico-filosofiche su un omosessuale fidanzato stabilmente che si innamora di un culturista borgataro e si macera in quest’ossessione erotica al punto da intravedere il divino in questa sua tensione verso un desiderio irrealizzabile.

Allarme. L’estratto letto in apertura di trasmissione fa subito capire che Siti non va giù leggero: «Sono io l’Occidente perché detesto i bambini e il futuro non mi interessa». Mani avanti: «Ma il mio è un romanzo…». Lecito sospetto: il protagonista del libro si chiama Walter Siti. Inizia la presentazione degli ospiti che lascia intuire uno sviluppo della serata alquanto interessante: lo scrittore modenese introduce il monumentale Carlo Masi, cubo serico di muscoli torniti e lieve prognatismo, leggendaria pornostar della Colt (clicca qui per leggere la nostra intervista) che Siti tiene a precisare essere “ingegnere informatico”. Alla sua destra – ma lo scrittore già un po’ confuso dice «alla mia sinistra» – l’ineffabile Alda D’Eusanio che scopriamo essere legata a Siti da una collaborazione come autore televisivo di Al posto tuo ma per Paola Perego. Segue un parterre eterogeneo degno di una tre giorni dell’ILGA: lo scrittore torinese Tommaso Giartosio, lo stilista di Costume National Ennio Capasa (che tiene a precisare: “eterosessuale”), Romano Màdera, autore de Il nudo piacere di vivere (!), il direttore di Rolling Stone Carlo Antonelli, il direttore di Tempi Luigi Amicone, la simpatica deejay La Pina e Diego, il presentatore di Gay.tv nonché la teologa italo-musulmana Patrizia Dal Monte con tanto di velo. Gad Lerner sembra già temere i possibili sviluppi nefasti di una miscellanea così improbabile di ospiti e da ligia Cassandra postmoderna profetizza: «Per chi fosse meno masochista di noi su un altro canale c’è ‘L’isola dei famosi’».

Siti tenta con compostezza di mantenere alto il livello della trasmissione spiegando che «da vent’anni, nel mondo gay, non c’è più il senso dell’esclusione che faceva ‘corpo’, i rapporti con le donne sono più facili, è cambiato il senso del maschile: molti facevano sesso gay ma si definivano etero mentre ora si dicono bisessuali. L’immaginario era diverso: il ’68, la liberazione sessuale, il modello americano dei corpi palestrati. I ‘troppi paradisi’ sono ora quelli della droga, del consumismo, della televisione». Condivisibile.

Parte un video un po’ sospetto, curato da Giovanni Robertini, che infarcisce di luoghi comuni l’immagine filogay propinata dalla pubblicità e dai media in generale arrivando a sostenere «il sudiciume della romanità»…

Continua in seconda pagina^d

Parte un video un po’ sospetto, curato da Giovanni Robertini, che infarcisce di luoghi comuni l’immagine filogay propinata dalla pubblicità e dai media in generale arrivando a sostenere «il sudiciume della romanità». Provocazione finale: «Che senso ha scimmiottare la famiglia?». Viene inquadrato il celebre spot della Ra-Re coi due papà e il bimbo nudo. Un clima inaspettatamente cimiteriale si impossessa dello studio: partono giudizi forti sui «gay che non desiderano una persona ma un’immagine», Lerner infiocchetta il tutto declamando «solipsismo, decadenza, malattia» e dà ‘simpaticamente’ dell'”erotomane” a Siti ricordando che «il suo fidanzato è ben introdotto in Rai».

Raccapriccio. Ma l’anima camp dei due insostituibili jolly della trasmissione è lì, pronto ad emergere in tutta la sua inafferrabile profondità. La divina Alda D’Eusanio si guarda intorno smarrita e declama: «Ma la gaiezza de che? Il mondo gay non è così! Ma guardate questo ragazzo che si è ridotto in queste condizioni…» e indica Carlo Masi tra lo stupore generale. «Mica ve piace uno così?». Sbigottimento. Parte il delirio. Gli ospiti si sentono inconsapevolmente giustificati a mettere a nudo la ferocia delle proprie tesi: il ciellino Amicone (!) non si trattiene e spara un inatteso «Ma che c…o c’entra Dio!»; Màdera si rende conto di aver circa 10 secondi per esprimere un giudizio e cita un Guy Debord buttato lì inopinatamente; La Pina e Diego, attoniti, riassumono con semplicità e coerenza come stanno le cose: «la società è molto più avanti e rilassata rispetto a queste tematiche, è tutto più sfumato». Ma l’asso nella manica di Gad è pronto per essere calato: ecco apparire in collegamento video un pacioso Rocco Buttiglione, più divertito del solito, che fa un azzardato «tentativo di decostruzione del libro. È un romanzo su Dio. Il consumismo come protesta contro l’assenza di Dio. Come in ‘Pretty Woman’ (!) per parlare di amore vero bisogna partire dalla prostituzione». Ma l’omofobia è in agguato anche perché il ritmo latita e bisogna svegliare gli spettatori.

Guarda una storia
d'amore Viennese.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...