JACK FOLLA C’E,’ E STA CON I GAY

Intervista esclusiva: "L’omosessualità deve far parte della cultura di ogni giorno, fin dalla scuola". E non solo: il Dj più famoso d’Italia parla di rispetto e si scaglia contro la "Tv dei finocchi".

Jack Folla c’è, e combatte accanto ai gay. Uno dei più amati e seguiti personaggi della radio italiana continua a usare il microfono con una abilità da grande entertainer come quelli americani, armato di un potente mix di cinismo e umanità, di orgoglio e capacità d’ascolto, di partecipazione ai problemi della gente e rifiuto dell’ipocrisia.

Jack Folla non è un personaggio facile: lo si ama, o lo si odia. Da anni, dai suoi microfoni, cerca di creare un’onda di consapevolezza, denunciando le situazioni più scabrose senza peli sulla lingua. Lui se lo può permettere: ha già sul suo capo una condanna a morte. Jack Folla, il primo Dj che ha trasmesso dal braccio della morte.

Giacomo (Jack) Folla nasce a Roma il 3 settembre 1957. E’ un giovane border-line, ed a causa di uno scippo ha i primi guai con la giustizia. Dopo l’assassinio di Falcone matura la decisione di partire per gli Stati Uniti. Sbarca a New York nel giugno del 1992. Non ha una casa, non ha un impiego. Incomincia a fare il cameriere in un ristorante italiano.

Lavora sodo. Riesce a rilevare in un anno e mezzo il piccolo ristorante dalle parti di Central Park. Una sera, il tre aprile del 1994, un vagabondo armato cerca di rapinargli l’incasso del giorno intero. Nasce una colluttazione, parte un colpo. Il vagabondo muore. Jack si presenta spontaneamente alla polizia denunciando l’accaduto. E’ processato per direttissima e condannato a morte. Entra nel carcere di massima sicurezza di New Alcatraz il 24 aprile 1994. La data della sua esecuzione viene fissata al 25 giugno 1999.

Inizia le sue trasmissioni radiofoniche il 20 settembre 1998. Nel marzo del 1999 la data della sua esecuzione viene anticipata al 15 maggio 1999, per un precedente errore di trascrizione. Il 13 maggio 1999, due giorni prima dell’esecuzione, evade dal carcere di New Alcatraz. Si nasconde a Los Angeles.

Il 24 gennaio 2000 Jack Folla riprende le trasmissioni da un sotterraneo di Los Angeles. E’ un latitante. Alla fine di marzo scappa da Los Angeles, passa il confine con il Messico e da qui, attraverso varie peripezie, arriva a Cuba. Rimane a La Habana dall’inizio di maggio alla metà di luglio; qui avvia l’esperienza televisiva, portando sul piccolo schermo il suo sguardo inquieto: il suo altissimo grido di denuncia coinvolgerà migliaia di spettatori. Il contrastato debutto televisivo di Alcatraz in prima serata, con Francesca Neri, spacca il pubblico, conquistandosi, in seconda serata, un milione e cinquecentomila fedelissimi. È un piccolo esercito di giovani che considerano l’evaso da Alcatraz un fratello maggiore, quasi un maestro.

Alla fine, Jack fugge di nuovo e sparisce. Riappare in Italia una settimana prima delle elezioni del 13 maggio 2001. Ricomincia le sue trasmissioni il 24 settembre 2001, dopo quattordici mesi di silenzio.

Ti suggeriamo anche  Bacio gay nella serie "L'Esorcista", il produttore: "Si fottano gli omofobi"

Ora queste trasmissioni sono in onda in due appuntamenti quotidiani: alle 7 e alle 13.40, dal lunedì al venerdì su Rai RadioDue. Noi di Gay.it siamo riusciti a incontrarlo. E gli abbiamo chiesto dei suoi rapporti con i gay.

Quanti sono i gay che ti scrivono, Jack? Cosa ti raccontano?

All’inizio molti, e mi mandavano testimonianze della loro emarginazione. Oggi quasi nessuno lo specifica, ma credo che i gay che scrivono siano sempre tantissimi. E’ solo che non sentono più il bisogno di esibire la tessera. Questo mi sembra confortante, o no? E’ la normalità dell’essere omosessuali senza per forza farne una bandiera, senza relegarsi in una casta o essere costretti su una barricata.

"Jack Folla c’è, e combatte accanto ai gay". Cosa credi che occorra fare per vedere finalmente riconosciuti i diritti dei gay? Pride? Manifestazioni? Visibilità? Sciopero fiscale?

Prima, se permettete, ci tengo a ribadire che io detesto chiunque si fa subito sacerdote di una religione, e quando l’omosessualità diventa una religione lascio che il cortei sfili, perché mi sfilo pure io, ma dal corteo. I vostri diritti sono i diritti e i doveri dell’Uomo, esattamente come quelli di tutti. Essere omosessuali è un diritto di civiltà. Se qualcuno vi intimidisce, vi discrimina, o addirittura vi perseguita, dovrebbe bastare una telefonata al 113. Certo, so bene che non basta e non basterà, ma questo solo è il traguardo: l’essere considerati cittadini con pari doveri e pari diritti, punto. Le forme di protesta pacifica già le conoscete e le praticate. Il fronte, invece, su cui credo sia il caso d’insistere tutti, è aiutare la gente comune a essere consapevole che essere gay non è una minaccia per chi è eterosessuale. "Educate i vostri figli a rispettare il diverso da voi prima ancora di voi stessi." E’ su questo semplice punto che siamo ancora molto indietro in Italia, siamo alla preistoria, ai riti vodoo. La gente, credo, è terrorizzata dai propri impulsi omosessuali latenti, quindi li caccia come le streghe dove li vede "evidenti". I gay, a volte, li evidenziano ancora di più, e questo inconsapevolmente rafforza le paure dei benpensanti. Bisogna aiutarli a fargliele sciogliere, invece.

Due ragazze lesbiche di Bolzano sono state picchiate da un branco di una decina di ragazzi [trovi al notizia qui]: si erano date un bacio mentre portavano a spasso il loro cane. Non credi che se nelle scuole si parlasse anche di omosessualità questi episodi sarebbero meno frequenti?

Ti suggeriamo anche  Gf Vip, Marco Predolin a Lorenzo Flaherty: "Sei troppo uomo, non ti fai schifo?"

Non c’è dubbio. Insisto: l’omosessualità deve essere "detabuizzata" e smitizzata. Deve fare notizia esattamente come l’eterosessualità o una partita della Roma. Deve far parte della cultura di ogni giorno, sin dalla scuola. Sono la morbosità e l’ombra del peccato a lavorare in segreto per "mettere al rogo" i gay.

Tu conosci da anni l’ambiente della Rai e dei media in generale. "Ellen", sitcom con protagonista lesbica, è stato sospeso senza preavviso. "Ally Mc Beal" ha fatto la stessa fine dopo che un bacio lesbico trasmesso nel primo pomeriggio ha scandalizzato l’Osservatorio dei Minori. Non credi che una bambina che vede due ragazze che si baciano, può solo imparare a pensare che in fin dei conti non c’è niente di così sbagliato?

Sono d’accordo. Poi bisogna vedere, però, che gioco stava facendo lo sceneggiatore che ha previsto il bacio lesbico. Attenti a difendere chi vi usa per fare audience contando proprio sulla morbosità. Vi ritrovereste sulla barricata sbagliata!

Ma la televisione, oggi, è più censura o apertura? E’ più spettacolo (con gay presentati come fenomeni da baraccone tipo "Tacchi a Spillo") o cultura?

Ho sempre trovato fetente la comicità travestita da donna. L’hanno fatto tutti, da Arbore a Celentano, mi pare una cosa da militari in guerra, da finocchi repressi, da paese grassoccio e maschilista. Recentemente ho visto cinque minuti di "Tacchi a spillo" e ho avuto pena di me stesso, come italiano intendo dire. Questa televisione fa di tutto per creare un baratro tra la presunta "normalità" e l’altrettanto presunta "devianza". E’ una televisione tossica. Dovrebbe, al contrario, sottolineare come l’arte, la cultura, la sensibilità siano da sempre patrimonio anche e soprattutto di chi è libero di essere tutti i suoi "Io", compresa la parte omosessuale di noi stessi, e non solo l’Io che gli hanno fatto indossare da piccolo. Una televisione per gay non è "la TV dei finocchi". E’ "la TV con l’anima". Tra queste due definizioni c’è un abisso di civiltà. Colmiamolo. Io ce la sto mettendo tutta.

Un’ultima precisazione: Jack Folla non esisterebbe senza il genio di Diego Cugia, giornalista, autore e regista che ha cominciato la sua attività come autore di satira in varietà radiofonici (ad esempio, Mocambo Bar, scritto a quattro mani con il cantautore Paolo Conte). Con Torno Subito e Viva la Radio, Cugia ha presentato al pubblico una nuova generazione di artisti da Angela Finocchiaro a Lella Costa, da David Riondino a Antonio Catania e Michele Serra. Ora è una delle menti più innovative della radio italiana, con i suoi romanzi multimediali (radio, editoria, televisione, internet) Il Mercante di Fiori, Domino e Alcatraz.

Sul web: http://jackfolla.it/