La Rai censura il bacio gay sul palco del Concertone del Primo Maggio

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Due coppie gay e due lesbiche, dovevano baciarsi in diretta. Romani: "Veto scandaloso"

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Sarebbero dovute salire sul palco del concertone del Primo Maggio intorno alle 22, due coppie gay, due lesbiche e due etero, insieme agli Stato Sociale, per scambiarsi un bacio a simboleggiare l’uguaglianza dell’amore, al di là dell’orientamento sessuale. Ma al momento di salire, la Rai, che trasmette in diretta il concertone di Piazza San Giovanni, ha cambiato ide: niente bacio in TV. A denunciare il dietro front della TV pubblica è Flavio Romani, presidente di Arcigay, che si trova in questo momento proprio nella piazza dell’evento. “Le coppie – riferisce Romani – erano già nel retropalco e avevano già firmato le liberatorie di rito quando l’organizzazione ha comunicato loro che la Rai non intendeva mandare in onda quel contenuto essendo la trasmissione ancora in fascia protetta”.

“Una censura insensata, che tratta l’omosessualità come una cosa oscena, impresentabile. Un atteggiamento inaccettabile, che nella tv pubblica, quella pagata anche con le tasse delle persone gay e lesbiche, rende invisibile un pezzo di Paese, proprio sul palco del Primo Maggio dove la parola diritti dovrebbe avere un significato particolare. Chiediamo ai vertici delle sigle sindacali, che organizzano la manifestazione, di prendere le distanze pubblicamente dall’atto discriminatorio della Rai”, conclude Romani.

“Alle 22:00 dovevamo abbracciarci e baciarci sul palco del concertone del 1 maggio – ha scritto su Facebook Christian Mohamed Mottola, uno dei ragazzi che doveva salire sul palco -, ma la Rai ha messo il veto con la scusa che non ci possono essere effusioni in “Fascia Protetta”. Paese catto-omofobico, #vergogna”.

In solidarietà con le coppie escluse dal palco, il tastierista degli Stato Sociale si è esibito indossando la maglietta con il cuore rosso con in mezzo un uguale, simbolo della campagna #LoStessoSì.

AGGIORNAMENTO

Con una nota diffusa alle agenzie di stampa, la Rai ha dichiarato di “non aver saputo nulla della questione e di non essere stata coinvolta in alcuna decisione in proposito da parte degli organizzatori dell’evento”. Non è chiaro se il riferimento sia all’organizzazione della performance o al successivo veto.

Dal canto suo, interpellato da Gay.it, Flavio Romani conferma di essere stato presente nel back stage poco prima della mancata performance e che alcuni membri dello staff dell’organizzazione hanno dichiarato che il veto arrivava proprio dalla Rai.

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