Le associazioni LGBT contro Vespa per il Porta a Porta di ieri sera

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Ieri sera assai discutibile puntata sulla "lobby gay" e Mons. Charamsa. Oggi la reazione.

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Tutti contro Bruno Vespa. La polemica si abbatte sul noto conduttore televisivo e la puntata di Porta a Porta di ieri nella quale, tra gli altri argomenti, Vespa ha affrontato la vicenda del coming out di Monsignor Charamsa. “Lobby gay“, era la tesi precostituita della trasmissione, con due ospiti – Marco Tarquino direttore di Avvenire e Massimo Franco, giornalista del Corriere della Sera che tutto sommato, anche se con sfumature diverse, la condividevano. L’incipit di Vespa è stato, come sempre quando affronta questi argomenti, folgorante: “i gay seri sono preoccupati per quello che è successo“, come se chi non è preoccupato per il coming out di Charamsa non sapesse neppure cosa è la serietà.

La teoria esposta da Vespa è sempre la solita: esisterebbe all’interno del Vaticano una potente “lobby gay” che già anni fa sferrò i suoi attacchi a Papa Francesco e che sarebbe dietro al coming out di Charamsa, che di questa lobby sarebbe stato un esponente.

La polemica è cresciuta durante la giornata per le dichiarazioni di alcuni esponenti del mondo dell’informazione e della comunicazione lgbt. Tra gli altri, il conduttore televisivo Costantino della Gherardesca e il giornalista Marco Pasqua:

L’ha condiviso il mio amico Paolo Absolutamente Quilici e adesso lo condivido pure io. Non è televisione di servizio…

Posted by Costantino della Gherardesca on Martedì 6 ottobre 2015

Ma è nel pomeriggio che intervengono le principali associazioni LGBT italiane con una nota inviata al Presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sulla RAI ed alla stessa Presidente della tv pubblica italiana, Monica Maggioni, oltre che al direttore generale:

Ancora una volta la collettività omosessuale italiana è stata offesa senza la possibilità di poter replicare alle affermazioni contenute in un programma Rai. È avvenuto che ieri sera Porta a Porta, Vespa ha aperto la puntata con una schermata raffigurante monsignor Charamsa e il papa Francesco con la scritta cubitale ’Lobby gay all’attacco di Francesco”. È quanto affermano in una nota congiunta le associazioni di persone omosessuali e transessuali. “Nessuna possibilità di replicare a una tesi, che tra l’altro durante la trasmissione non è stata assolutamente spiegata, nè sostenuta. Non contento il giornalista Bruno Vespa a commento dell’immagine ha chiosato: ’i gay seri sono preoccupati per quello che è successo” insorgono le associazioni, che proseguono: “Siamo stufe e stufi che le nostre vite siano strumentalizzate, siamo indignate e indignati che da persone oggettivamente discriminate, senza alcun diritto civile e sociale riconosciuto, si voglia farci passare come potenti complottisti rispetto a vicende che non hanno nulla a che fare con la nostra storia politica e culturale”.

Chiediamo al presidente della Commissione di Vigilanza Rai un incontro urgente e di intervenire, per ristabilire i doveri cui è sottoposta la Rai, servizio pubblico e non strumento in mano a pochi potenti opinionisti che imbandiscono trasmissioni non compatibili con la pluralità. Rammentiamo al Parlamento che il Canone Rai lo pagano anche le persone e le famiglie lgbt, che sono però trattate, quando va bene, come contribuenti fantasmi. Chiediamo, inoltre, alla presidente della Rai Monica Maggioni e al direttore generale Antonio Campo Dall’Orto di sanzionare le gravi censure cui la comunità lgbt è sottoposta da decenni dalla Rai, che nei suoi telegiornali e trasmissioni non dà quasi mai conto delle nostre opinioni, evidenziando sempre quelle dei politici ed esponenti religiosi in genere contrari ai diritti umani e civili delle persone lgbt” concludono le associazioni.

In una replica di pochi minuti fa, dalla redazione di Porta a Porta si difendono sostenendo che le idee del movimento LGBT sono state correttamente riportate, ricordando di aver fatto intervenire la consigliera comunale romana Imma Battaglia, e che le pressioni nei confronti di Papa Francesco, secondo la redazione, ci sarebbero sì, ma non da organizzazioni gay esterne. Come se quello fosse stato il punto…

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