Looking: i gay non sono più trasgressivi e sono anche un po’ noiosi

Il successo della serie è l’ordinarietà delle storie dei protagonisti? I nuovi gay in TV.

Dopo l’esordio con Weekend (2011), interessante dramma indie su una storia d’amore gay di una sola notte, Andrew Haigh si dedica con successo al piccolo schermo dirigendo per HBO il serial televisivo Looking.

San Francisco è certamente una delle città più eclettiche ed interessanti degli States, decisamente lontana dagli standard urbanistici americani con le sue baie, il suo territorio scosceso e il celebre Golden Gate Bridge. Qui il matrimonio tra persone dello stesso sesso è legale da molto tempo e i vecchi clichè legati all’identità omosessuale che vogliono i gay arredatori, stilisti e charming outsider, sono ormai un ricordo di un trapassato remoto. È dunque in questa “valle incantata” che Patrick, ventinovenne e programmatore di videogame, Dom, sommelier e imprenditore in potenza e Augustin, artista spiantato, costituiscono gli ingredienti base del successo HBO.

Con le sue scene di sesso crude ed assolutamente poco glamour, la serie finirà di certo per incorrere nel dissenso di molti critici che non la giudicheranno abbastanza trasgressiva e scanzonata, discostandosi dal un format standardizzato (e, ahimè, di successo) ormai interiorizzato in televisione. Ma è proprio in questo che risiede il punto di forza di Looking: uomini gay che vivono vite ordinarie circondati da un mondo familiare e consueto, giovani che hanno a che fare con sfide quotidiane che non hanno più nulla di “scandaloso”.

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A differenza degli archetipi “mitici” di uomo gay alle prese con situazioni al limite del paradosso, rappresentate in altri serial quali Queer As Folk o Sex & The City, Looking va in tutt’altra direzione: frizzante e schietta, la concatenazione non è interessata a mostrarci gli estremi, piuttosto quel quotidiano usuale e perché no, a volte noiosetto.

Lo show ci mostra finalmente eroi differenti, ragazzi omosessuali che guardano al passato della cultura gay con un senso di arguta e divertente incredulità, sottolineando un gap marcato nei confronti della generazione Milk: non è più l’omosessualità dei nostri genitori.

Con una prima stagione focalizzata sull’eterno dibattito tra intimità e sessualità, ogni puntata di Looking pare più simile ad un cortometraggio indipendente che ad un episodio sviluppato secondo le logiche di una serialità televisiva. E questo anche grazie al tocco di Michael Lannan, sceneggiatore della serie e autore di alcuni dei più bei romance a sfondo omosessuale dell’ultima decade.

Interpretata da tre promesse quali Jonathan Groff, Frankie J. Alvarez e Murray Bartlett, la prima stagione di Looking è andata in onda su Sky Atlantic. In attesa della seconda stagione, l’augurio allo show è quello di non deludere le aspettative dei numerosi e accanitissimi fan.

(foto: Facebook )

di Davide Bertolino