Privacy, sentenza storica: lecito fare l'”Outing” dei VIP

Il garante ha dato ragione al portale Gay.it che pubblicò le foto dell’attore Beppe Convertini insieme al compagno. “Ha costruito la sua immagine sulla virilità” è scritto nella sentenza.

La sentenza è di quelle destinate a lasciare un segno nella giurisprudenza in tema di privacy: il Garante per la protezione dei dati personali ha dato ragione a Gay.it nel ricorso presentato lo scorso agosto da Beppe Convertini col quale l’attore chiedeva la cancellazione di materiale fotografico in cui compare insieme al compagno.

LE MOTIVAZIONI

Il Garante ha accolto tutte le ragioni del portale gay. Secondo l’Autorità, i dati personali di Convertini sono stati trattati "per finalità giornalistiche" e quindi "senza bisogno del consenso dell’interessato". "Le informazioni sulla presunta relazione sentimentale – si legge -, comunque già note per essere state pubblicate qualche giorno prima da un’altra testata giornalistica (Excite ndr) e riprese da numerose pubblicazioni anche telematiche, risultano essere state diffuse senza travalicare i limiti del diritto di cronaca essendo state riportate le sole informazioni essenziali in ragione della originalità del fatto".

Il contesto dell’articolo in oggetto, si legge nella sentenza, "richiama una problematica più generale e di interesse pubblico (in particolare per il pubblico omosessuale), quale quella del cosiddetto "Outing".

Infine, ricorda l’Autorità per la protezione dei dati personali, Convertini ha costruito "la propria immagine pubblica mediante costanti richiami alla propria vita privata e di relazione con le quali lo stesso ha reso noti, nel corso degli anni, flirt e relazioni sentimentali, nonché aspetti e particolari relativi alla propria sfera personale e, in alcuni casi, anche a quella sessuale), apparendo come esempio di virilità e sensualità (tanto da dedicare uno spazio del proprio sito alla rappresentazione di sé quale "fidanzato ideale")". Come dire: chi mette in piazza la propria vita privata ostentando virilità non ha diritto a chiedere la cancellazione di informazioni che vanno in senso contrario.

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L’OUTING DI BEPPE CONVERTINI

La vicenda risale al 6 agosto scorso: Gay.it riportò sulle sue pagine una lettera inviata al portale Excite in merito ad alcune gallery fotografiche dove Beppe Convertini compariva in compagnia femminile. Il mittente, tale Giovanni Cavarretta, scrisse: "Sono l’ex da qualche giorno di Beppe. Mi chiedevo chi ha dispensato il permesso o addirittura commissionato le foto con la sig. Vento su un presunto flirt tra i due. Sia pure gossip ma un portale come il vostro non dovrebbe farsi "strumentalizzare"!!! Ritengo tali foto un’offesa alla mia persona e al pubblico raggirato inutilmente." E ancora: "Posseggo altrettanto materiale smentitore e che fino a questa sera il Convertini mi si dichiara "innamorato"! Pertanto chiederei ravvisi ed eventuali scuse nonché di bannare le sopracitate foto. Per quanto riguarda Beppe Convertini e il sottoscritto, la nostra relazione dura da quasi cinque anni"

Dopo che Gay.it riprese la notizia, il direttore dei contenuti Daniele Nardini venne contattato dallo stesso Cavarretta che espresse la volontà che quel materiale, nello specifico alcune foto dei due in vacanza, venisse pubblicato.

Qualche giorno dopo in redazione arrivò la richiesta del legale di Convertini che chiedeva il blocco e la cancellazione delle informazioni che lo riguardavano in quanto "di nessun interesse pubblico". In parallelo ci fu l’esposto al Garante.

"Gay.it è stata l’unica testata che non si è lasciata intimidire dalle diffide ed ha affrontato, vittoriosamente, il rischio di una pronunzia del garante" dichiara Daniele Nardini, direttore dei contenuti del portale gay.

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L’AVVOCATO

L’avvocato che ha rappresentato Gay.it, Michele di Gregorio, del foro di Pisa, precisa che: «La pronunzia del Garante può essere impugnata e, dunque, in questo senso, non può dirsi definitiva. Senz’altro, tuttavia, la pronunzia dell’Autorità è assai importante, per due fondamentali ragioni – continua il legale che ha assistito Gay.it -: innanzitutto, il Garante riconosce che la notizia relativa alla presunta omosessualità di un personaggio noto e noto soprattutto per la propria immagine di maschio eterosessuale, è notizia dalla indiscutibile rilevanza sociale e di sicuro interesse pubblico, non solo in riferimento alla comunità LGBT. Inoltre, il Garante conferma – sebbene indirettamente – la tesi di Gay.it, per cui la notizia sull’orientamento sessuale non può essere ridotta a notizia sulle abitudini sessuali, riconoscendo implicitamente un diverso rilievo all’orientamento sessuale, rispetto ad un qualsiasi comportamento sessuale, "canonico" o meno che sia. Benchè questo possa apparire concetto più che mai ovvio ai molti che non siano vittima dei più comuni pregiudizi contro l’omosessualità – conclude il legale -, è, comunque, importante sentirlo affermare dall’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali.»

LA DIFFERENZA TRA "OUTING" E "COMING OUT"

Il termine "Outing", dall’avverbio inglese "Out" ("fuori") è stato sostenuto (e soprattutto praticato nei fatti) negli Stati Uniti, a partire dal 1990 circa, come arma politica di difesa contro l’ipocrisia dei gay conservatori che, per allontanare da sé i sospetti di omosessualità, si rivelvano particolarmente fanatici nella deprecazione e addirittura nella persecuzione pubblica dell’omosessualità.

In Italia l’"Outing" è spesso confuso con l’espressione "Coming out" ("uscire allo scoperto"), che indica invece l’atto di qualcuno che dichiara volontariamente – e non in modo forzato, quindi – di essere omosessuale.

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Il movimento gay italiano non ha mai fatto uso dell’ "Outing" contro l’ipocrisia soprattutto per motivi legali, dato che in base alla legge potrebbe configurarsi il reato di diffamazione. Il giudice valuta solo se l’affermazione sia diffamante in sé e per sé, indipendentemente dal fatto che sia vera o no, a meno che il querelante consenta "ampia facoltà di prova" come in questo caso.

ESULTA ARCIGAY

«È indubbio che il pronunciamento del Garante sulla Privacy che ha dato torto a Beppe Convertini, il cosidetto "fidanzatino d’Italia", nella querelle contro il portale internet Gay.it, potrebbe finalmente permettere di mettere alla berlina tutti i supposti macho eterosessuali famosi, che invece velano una vita privata ben diversa». Lo ha detto Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay. «Questa vicenda potrebbe finalmente sollecitare i mass media italiani non ad aprire un nuovo ed inutile filone di gossip casareccio, ma di documentare come una schiera di personaggi pubblici tutti i giorni attaccano e discriminano le persone LGBT e, poi nascondono relazioni ed amori omosessuali.»

«Questa vicenda superbamente condotta dal portale Gay.it – ha concluso Mancuso -, rivela che anche in Italia c’è speranza e che si possono intraprendere azioni nuove e finalmente liberare l’Italia dalla cappa soffocante del bugiardo conformismo.»

di Daniele Nardini